Una segreta simmetria/1. Sabina Spielrein e Hannah Arendt

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Il titolo di questo post costituisce un omaggio al lavoro di Aldo Carotenuto, Diario di una segreta simmetriagrazie al quale la vita, l’opera e l’importante contributo di Sabina Spielrein alle teorie di Jung e Freud  sono stati giustamente sottratti all’oblio e riportati alla luce.

Ciò che invece mi ha sorpresa è stato l’estendersi  di una simmetria, più che segreta quasi perfetta, della relazione Spielrein Jung in quella, assai più nota, tra Hannah Arendt e Martin Heidegger.Non sarà difficile notare, infatti, è non certo per mero gusto di pettegolezzo storico, le profonde affinità che intercorrono nelle dinamiche di queste relazioni e che andranno ad influire ovviamente anche sullo sviluppo del lavoro teorico di entrambe.

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 Quando arriva  alla clinica Bulghozli  di Zurigo, nel 1904, Sabina, figlia di un ricco commerciante russo giunta in Svizzera per intraprendere gli studi di medicina, è in preda ad una gravissima crisi isterica. Vista l’inefficacia dei metodi tradizionali, viene quasi immediatamente presa in cura dal giovane medico Carl Gustav Jung, fervente seguace del metodo psicanalitico di Freud (nonché suo erede designato). La cura dell’isteria di Sabina dura circa un anno: in questo periodo,tra il medico e la sua paziente nasce una relazione profonda, da Freud poi ricondotta ai termini di transfert e controtransfert, che comunque coinvolge profondamente lo stesso Jung e alimenta la fantasia di Sabina di dare al suo mentore e padre spirituale (la parola non è scelta a caso, alla luce del’analisi della nevrosi di Sabina)  il figlio eletto della razza ariano-ebrea, Sigfrido (l’incubo di ogni nazista, verrebbe da commentare con il più nero umorismo, soprattutto alla luce della futura compromissione di Jung con il regime di Berlino):

Caro,
riceva il prodotto del nostro amore,il lavoro (per Lei) cioè il figlioletto Sigfrido. Mi p costato troppa fatica, ma per Sigfrido niente mi sarebbe troppo difficile. Se il lavoro viene accettato da Lei per la pubblicazione, sento   il mio dovere nei confronti Suoi e del suo figlioletto è compiuto. Soltanto allora sarò libera.[…] Sigfrido ha un impulso a creare straordinario, anche se per il momento gli è riservata un’esistenza-ombra nel regno di “Proserpina”.
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Carl Gustav Jung con la moglie Emma

Nel 1911  Sabina è dunque già abbastanza lucida da sublimare la fantasia  in un lavoro teorico, ovvero la na brillante dissertazione con cui corona i suoi studi di medicina, intitolata La distruzione come causa della nascita:

Nell’occuparmi di argomenti sessuali un problema mi ha particolarmente interessato: perché l’istinto alla riproduzione, questo istinto potentissimo, insieme alle prevedibili sensazioni positive ne contiene di negative come la paura e la nausea, che devono essere eliminate affinché si possa raggiungere una sua positiva realizzazione? Naturalmente l’atteggiamento negativo dell’individuo nei confronti dell’attività sessuale è particolarmente palese nei nevrotici. A quanto mi risulta alcuni studiosi hanno cercato una spiegazione che tende a porre limiti all’istinto e insegna ad ogni bambino a considerare la realizzazione del desiderio sessuale come qualcosa di cattivo e proibito[…]. Il desiderio appassionato, cioè la libido ha due aspetti: essa é la forza che tutto abbellisce ma all’occasione tutto distrugge. Spesso si ha l’impressione di non riuscire a comprendere realmente in che cosa potrebbe consistere la caratteristica distruttiva della forza creatrice. Una donna che si abbandona alla passione, almeno nella odierna situazione culturale, sperimenta solo troppo presto l’aspetto distruttivo. Occorre immaginarsi di essere un po’ al di fuori dei costumi borghesi per capire la sensazione di enorme insicurezza che sorprende l’uomo che si affida incondizionatamente al destino. Essere fecondi significa distruggersi, perché col nascere della successiva generazione quella precedente ha superato la sua acme: così i nostri discendenti diventano i nostri nemici più pericolosi contro cui non potremo mai spuntarla perché essi sopraviveranno e prenderanno il potere dalle nostre mani ormai prive di forza.

La riluttanza di Jung a proseguire la relazione, soprattutto a causa della continua minaccia di uno scandalo continuamente agitata da Sabina, porterà entrambi a rivolgersi ad un altro padre spirituale,eletto come giudice supremo ed imparziale della loro contesa: Sigmund Freud.download (30)

A Freud, infatti, scriveranno entrambi, Jung per giustificarsi in qualche modo e minimizzare l’accaduto gettando la colpa su Sabina; aquest’ultima, invece, per esternare a Freud la propria intenzione di divenire sua allieva (sarà infatti ammessa all’Accademia Psicoanalitica di Vienna, nel 1911, e il suo contributo Considerazioni psicoanalitiche in un caso di isteria  sarà il primo lavoro a carattere  psicoanalitico  compiuto da una donna).

Ma il tempo e la storia hanno ragione di tutto. Dopo la brusca interruzione della relazione con Jung, Sabina sposa il medico Pawel Naumowitsch Scheften nel  1912(nel 1913 nascerà la loro figlia, Renate)e partirà  per la Russia; qui si unirà all’Istituto Psicoanalitico Moscovita, e con Vera Schmidt darà vita all’esperienza dell’Asilo bianco, un esperimento educativo rivoluzionario teso alla realizzazione di un’educazione infantile su base psicanalitica che ospiterà, tra gli altri, anche il figlio di Stalin, Vasilij.

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Quando l’atroce ottusità del regime sovietico dichiarerà fuorilegge la psicanalisi, Sabina sarà costretta a non poter più lavorare. L’Asilo bianco verrà chiuso e la Spielrein morirà nel 1942 a Zmievskaya Balka , presso Rostov, in uno dei più atroci eccidi  nazisti su suolo sovietico, assieme ad altre 27000 vittime.

La corrispondenza tra Sabina e Jung  terminerà solo con la morte di lei. Fino ad allora, ella riconoscerà chiaramente che, destinata a fare grandi cose,come ella stessa si definisce nel suo diario,  il loro figlio Sigfrido andava  come creatura ideale, ovvero come l’eredità del pensiero e del metodo junghiano  raccolta da Sabina .


A gettare luce sulla complessa relazione che lega  Hannah Arendt a Martin Heidegger si rivela fondamentale, oltre l’epistolario, il volume di Antonia Grunenberg Hannah Arendt e Martin Heidegger. Storia di un amoreche inquadra la relazione nel contesto storico e culturale di riferimento, chiarendo innanzitutto le origini, l’ambiente di appartenenza e l’adesione o lo scontro con le correnti filosofiche e i pensatori contemporanei.

Hannah  Arendt è una giovane studentessa, originaria di Hannover e vissuta a Königsberg (la città di Kant), che si reca a Marburgo per approfondire la fenomenologia di Edmund Husserl. Qui segue le lezioni del giovane allievo di Husserl, Martin Heidegger:  l’incontro e la passione travolgono entrambi. Heidegger, inizialmente, è fortemente coinvolto, come rivelano le lettere inviate ad Hannah :images (46)

13.V.25

[…]Agostino ha detto una volta: “amo” significa “volo, ut sis”; ti amo- voglio che tu sia, ciò che sei.
9.VII.25
Cara Hannah! La serata e la tua lettera. Entrambe mi dicono che non sono abbastanza forte per il “tuo” amore.”L'”amore non esiste affatto.

La relazione prosegue fino al 1928. Heidegger  presenta Hannah alla moglie Elfride. Le conseguenze disastrose di tale iniziativa sono evidenti dalla straordinaria lettera, lucida e spietata, indirizzatale dalla Arendt :

[…]Martin ed io ci siamo probabilmente resi colpevoli sia l’uno verso l’altro sia verso di lei.Non intendo con ciò discolparmi. Lei non si aspettava che lo facessi, né io potrei farlo.Lei ha rotto il ghiaccio e per questo la ringrazio di tutto cuore.[…]Vede, quando lasciai Marburg, ero assolutamente decisa a non amare più un uomo[…]Siccome mi consideravo assolutamente alle cose, credevo di poter disporre di tutto, proprio perchP non mi aspettavo niente per le stesse.

Il ’28 è anche l’anno dell’ adesione di Heidegger al nazionalsocialismo (ne prenderà poi le distanze, e la sua ipocrita ritrattazione dall’antisemitismo è al limite del rivoltante);  e così Hannah, benché lacerata, comprende che la frattura è insanabile e si allontana, anche emotivamente, dal suo maestro, trovando invece conforto nell’amicizia e nel sodalizio di pensiero con Karl Jaspers, tedesco ostile al regime di Berlino e costretto  in pratica alla morte civile nel suo ritiro ad Heidelberg.

Anche la vita di Hannah riprenderà, come quella di Sabina. Hannah  sposa, senza amarlo. Gunther Anders, l’allievo più disprezzato da Heidegger; il matrimonio infelice non durerà, e Hannah, arrestata nel 1933 a seguito dell’emanazione delle leggi razziali in Germania e poi costretta a fuggire attraverso la foresta di Erz,giungerà a Parigi , dove conoscerà Walter Benjamin Nel 1940 sposerà il filosofo marxista Heinrich Blücher e si imbarcherà per gli Stati Uniti .

Hannah Arendt

La relazione con Heidegger, tuttavia, non si interrompe mai veramente. Anche negli anni della lontananza, entrambi sono al corrente del lavoro reciproco (Hannah sarà addirittura la curatrice dell’edizione inglese delle opere di Heidegger). Nel 195..tornerà a trovare i coniugi Heidegger, e ci sarà un riavvicinamento, nutrito dell’affettuosa comprensione della maturità, destinato a durare fino alla morte della Arendt, e che potrà coinvolgere anche Heinrich ed Elfride, con la quale Hannah tratta di questioni eminentemente pratiche , legate alla costruzione della casa degli Heidegger per la vecchiaia, alla valutazione economiche dei manoscritti di Essere e tempo e degli studi di Heidegger su Nietzsche).

L’autunno di questa relazione, come scrive la stessa Arendt citando Hölderlin, risana i cuori che la primavera ha spezzato. Ma che, in fondo,  che la loro relazione abbia conservato l’impronta indelebile di quel “fulmine che improvviso abita tutte le cose”, lo testimonia la formula di chiusura delle lettere di entrambi (Come sempre) e la meravigliosa dedica di Hannah alla copia inviata a Martin del discorso radiofonico tenuto dalla Arendt in occasione dell’ottantesimo compleanno del filosofo:

 Per te,per il 26 settembre 1969, dopo quarantacinque anni, come sempre, Hannah

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Dai documenti e dalle testimonianze appare evidente l’appassionata profondità di Hannah e Sabina rispetto al  perbenismo bigotto di  Jung e Heiddegger  preoccupati esclusivamente della propria pace familiare, tanto da prodursi entrambi nel patetico tentativo di normalizzare l’adulterio incoraggiando l’amicizia delle loro amanti con le rispettive mogli(!)

 Notevoli sono poi anche le scelte successive di Spielrein e Arendt. Entrambe infatti si affermeranno nei rispettivi campi:  dopo l’apprendistato junghiano, la riflessione di Sabina sulla psicoanalisi proseguirà autonomamente anche in Russia con studi sull’origine del linguaggio e con l’importante esperienza dell’Asilo bianco, paragonabile, per importanza e innovazione, alle teorie pedagogiche di Maria Montessori.

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Hannah Arendt, invece,forse in polemica con la speculazione metafisica di Heidegger, tanto indifferente al risvolto morale e pratico da consentirgli senza alcuna remora l’adesione al nazionalsocialismo, rifiuterà l’appellativo di filosofo preferendo invece quello di teorico della politica; concentrando il proprio pensiero sull’analisi del ruolo delle masse nella nascita e nella vita degli stati totalitari (del 1951 è la pubblicazione di Le origini del totalitarismo),  applicando le categorie heideggeriane di  verità, coerenza e non contraddizione alla prassi e prendendo  così drasticamente le distanze dal suo maestro.

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NOTA

L’ultima considerazione sul pensiero arendtiano è tratto dal volume di Simona Forti, Hannah Arendt tra filosofia e politica, Franco Angeli 1996, ora Bruno Mondadori, 2006, pag. 71

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4 comments

  1. Molto interessante questa analisi comparativa, che in fondo si può considerare una vera e propria ricerca. Hannah Arendt è stata veramente una grande donna, e come giustamente hai osservato spesso le compagne o le amanti di uomini illustri si sono dimostrate caratterialmente migliori degli stessi. Anni fa avevo letto La banalità del male, che raccoglie le sue riflessioni scaturite dal processo all’ufficiale nazista Adolf Eichmann, riflessioni che all’epoca fecero anche scalpore ma che in parte mi sento di condividere, perché anch’io penso che il male, nonostante tutti gli orrori di cui si macchia, non riesca comunque a raggiungere la profondità e la radicalità del bene.

    1. @Alessandra
      Anch’io ho letto La banalità del male , che pur avendomi molto colpita non ha raggiunto- forse per il limite intrinseco nel titolo?- la profondità speculativa che mi aspettavo.
      Quanto alle tue parole sulla profondità e la radicalità del bene , sei in perfetto accordo con il pensiero di Vasilij Grossman – constatazione che per me costituisce sempre una gioia 😉
      Grazie mille per l’attenzione e per il tuo commento.
      Un saluto e a presto

  2. Conoscevo la storia di Sabina e Jung ma non la seconda parte della vita di Sabina. O forse si ma non me la ricordavo.

    Per quanto riguarda invece la storia Arendt-Heidegger, per me è stato sempre e rimane incomprensibile come una donna come la Arendt abbia potuto innamorarsi di uno come Heidegger. Anni fa, proprio per tentare di capire lessi il loro epistolario (Lettere 19251975, Edizioni di Comunità, Torino, 2001) che mi irritòmoltissimo. Ero stupefatta ed indignata.Bah, proprio vero che in amore “ci son più stelle in cielo, Orazio, che etc. etc.”
    Heidegger era un ometto, e non penso solo all’affare del nazismo. Era proprio un ometto e basta.
    Molto bello ho trovato l’epistolario con il marito Blucher (Correspondance 1936-1968, Paris, Calmann-Lévy, 1999 [ma esisterà certo anche una traduzione italiana]). Blucher si che doveva essere un uomo splendido…
    In quanto a “La banalità del male”, teniamo sempre presente che il testo non nasce come un saggio o un testo accademico, ma che la Arendt era al processo in qualità di corrispondente per una testata giornalistica, e questo ovviamente non poteva non incidere sullo stile e sulla profondità delle riflessioni su Heichmann&Co.
    Ciao!

    1. @Gabrilu
      Io credo che, inevitabilmente, quando ci si innamora del Mentore, del Maestro, meglio ancora del Pigmalione, ci si innamori in realtà di ciò che la persona rappresenta, del Genio che lo attraversa, come in questo caso, al netto del quale rimane solo l’individuo in tutta la sua miseria (e Heidegger, infatti, da miserabile e meschino si è comportato, a differenza del meno famoso ma assai più coerente e coraggioso Jaspers); sotto l’influsso di questa fascinazione si rimane, io credo, tutta la vita. Per tacer del fatto che, se è vero che nell’amore riflettiamo e proiettiamo noi stessi, la Arendt inevitabilmente vedeva in Heidegger quello che non c’era, cioè la sua stessa grandezza e profondità d’animo ; altrimenti, già soltanto per gli imperativi con cui fissava i loro convegni notturni avrebbe dovuto mandarlo….a farsi un giro nel bosco.
      Ma così è. Sic transit gloria mundi .
      Bellissime, per contro, le parole dedicate al marito dopo la sua scomparsa, segno del legame vero e profondo che solo il pudore impedisce di chiamare con il suo nome:
      Tra due persone accade che talvolta, assai raramente, nasca un mondo.Questo mondo è poi la loro patria, era comunque l’unica patria che eravamo disposti a riconoscere. Un minuscolo microcosmo, in cui ci si può sempre salvare dal mondo che crolla….
      Quanto a La banalità del male , forse mi sarebbe piaciuto leggere altrove riflessioni più profonde sulla natura del male e sulla sua origine; penso sarebbe stato indispensabile, considerata anche la formazione kantiana , riflettere sulla questione morale.
      E’ vero che in parte una riflessione emerge in Le origini del totalitarismo, opera che peraltro mi piacerebbe leggere, un giorno, parallelamente a Massa e potere.
      Molte grazie per il commento, spero di…rileggerti presto qui;-)

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