Variazioni e Varianti. La Berceuse in Chopin e Van Gogh

 

ChopinVan gogh 2

 

L’accostamento tra Chopin e Van Gogh, lo so, oltre a non avere nulla di letterario appare dei più improbabili; l’aspetto interessante, tuttavia, è che esso è autorizzato  non solo dall’aver composto opere con lo stesso titolo (come indicato nel titolo di questo post), ma anche dal fatto che queste opere nascono entrambe con il carattere  di variazioni sul tema.

Non si conosce con esattezza la data di composizione della Berceuse  in  Re maggiore  op.57 ;  probabilmente, l’estate del 1843. Il fatto che le bozze  con la prima  versione dell’opera fossero in possesso di Pauline Viardot    (pianista e mezzosoprano, straordinaria protagonista della scena musicale parigina,  amica intima di George Sand e Chopin e amante di Ivan Turgenev) ha lasciato supporre ad una parte della critica che l’opera sia stata ispirata dalla deliziosa figlioletta di Pauline, Louisette, che avrebbe suscitato in Chopin ricordi della sua infanzia in Polonia, e dell’atmosfera della sua casa. La melodia della Berceuse ricorderebbe, peraltro, quella della canzone di Laura e Filone nella Fantasia su Arie polacche op.13

Tuttavia,  il titolo dell’opera era in origine Varianti,  e riprendeva l’idChopin 5ea di un’opera a cui Chopin aveva iniziato a lavorare nel 1829 – variazioni su un tema di Paganini, che si succedono senza soluzione di continuità. Anche  nella Berceuse  le variazioni si succedono continue, senza interruzione, e la lunghezza di ciascuna di queste è di quattro battute.Sul carattere di queste variazioni appare illuminante l’analisi del musicologo polacco Jan Zdzisław Jachimecki: All’inizio la melodia della Berceuse si mostra nella sua interezza;[…] successivamente, sembra quasi polverizzarsi in un pulviscolo di luce, trasformata in sostanza volatile di passaggi immateriali,di trilli e fioriture.

Ma perché, dunque, Varianti e non variazioni? La differenza è puntualizzata dal musicista e musicologo  Federico Capitoni:

La differenza tra Variazioni e Varianti c’è ed è sottile. Nel primo caso siamo dinanzi a elaborazioni  conchiuse – Chopin 3più o meno complesse – di un dato tema, nel secondo abbiamo a che fare con un motivo che si evolve fluidamente, con continuità, quasi cancellando la cesura tra una elaborazione e l’altra. E la Berceuse   chopiniana è uno degli esempi più alti di Varianti.

Costruita su un delicatissimo basso ostinato, ha un’agogica quasi da Habanera e un afflato da Notturno. La figura assegnata alla mano sinistra si ripete costante dall’inizio alla fine, mentre la mano destra ha il compito di esporre e arricchire il motivo con varianti melodiche. Il pedale, quel reiterato basso d’accompagnamento, ha un ruolo primario nel conferire uniformità alla composizione. Tale concezione è vicina a un approccio jazzistico, e solo un pianista come Fryderyk Chopin poteva realizzare un momento musicale così magico, sfidando la tradizione. [….]Piuttosto avviene una metamorfosi ove proprio il tema si fa ornamento: in soli quattro minuti di musica Chopin realizza ben quattordici varianti. 

Il basso ostinato dell’ ossessiva ripetizione di un soggetto è un tema che ricorre di frequente nell’opera pittorica di Van Gogh. Di molti dei suoi quadri più noti (come I mangiatori di patate o I girasoli) esistono infatti numerose versioni  in cui il soggetto del quadro appare ripreso con variazioni cromatiche più o meno vistose.  Tra questi rientrano anche i ritratti dei membri della famiglia Roulin.

Durante il suo soggiorno ad Arles nella famosa casa gialla, Van Gogh vive un periodo di fervida creatività, ma anche di miseria e solitudine; interrompe questa desolazione l’amicizia con il postino Joseph Roulin e con la sua famiglia, che costituiscono la migliore approssimazione di quel calore familiare da Vincent invano cercato per tutta la vita. Per sdebitarsi, e soprattutto anche per realizzare il progetto di un ampio polittico familiare, descritto a Thèo nella lettera del 4 Dicembre 1888,Vincent esegue il ritratto di tutti i componenti della famiglia , e ciascuno in più versioni (solo i ritratti di Joseph Roulin ammontano a venti):

Ho fatto il ritratto di tutta la famiglia[…] Spero così di andare avanti e di avere da parte loro delle pose migliori, pagate con i ritratti. E se riuscirò a far sì che l’intera famiglia impari a stare in posa, avrò almeno fatto qualcosa di mio gusto, qualcosa di nuovo, di personale.

La giunonica e timida moglie del postino, Madame Augustine Roulin, che sulla sua sedia a dondolo muove la culla con la piccola Marcelle, l’ultima arrivata di casa, sarà il soggetto della serie di ritratti noti appunto con il titolo di La Berceuse . Così descrive il suo quadro in una lettera ad Arnold H.Koning ( pittore olandese):

Al momento ho in mente,o meglio sul cavalletto,un ritratto di donna.Io lo chiamo “La Berceuse” come diciamo noi in olandese(secondo Van Eaden,sai,quello che scrBerceuse1isse quel libro che ti diedi da leggere) o nell’olandese di Van Eaden,molto semplicemente”la nostra ninna nanna o la donna che dondola la culla”.E’ una donna vestita di verde(il busto verde oliva,la gonna verde malachite pallido).I capelli sono proprio arancione,a treccia.L’incarnato è giallo cromo,con dei tocchi di toni naturali spezzati per dare il modellato.Le mani che tengono la corda della culla,lo stesso.In basso lo sfondo è vermiglio(rappresenta semplicemente un pavimento di piastrelle oppure un pavimento in pietra).Il muro è tappezzato su carta,naturalmente calcolata conformemente agli altri colori.La carta da parati è azzurro –verdastra con delle dalie rosa macchiate di arancione e di oltremare.[…]Che io abbia davvero cantato una ninna-nanna coi colori è cosa che lascio decidere ai critici,soprattutto ai summenzionati……”

Il valore consolatorio del soggetto per Vincent, lontano da casa, alla vigilia dell’erompere della follia (l’aggressione a Gauguin e la mutilazione dell’ orecchio avvengono nel dicembre 1888, proprio mentre Vincent sta lavorando ad una delle versioni del quadro), è espresso chiaramente in questa lettera a Thèo (22 gennaio 1989):

Quando sei venuto a trovarmi devi aver notato nella stanza di Gauguin due quadri da 30 con i girasoli:sto dando gli ultimi tocchi a delle copie assolutamente equivalenti e uguali.Credo di avertelo già detto che ho anche un quadro di Berceuse, proprio quello al quale stavo lavorando quando è sopraggiunto il mio male. Anche di questo ho due schizzi. A proposito di Gauguin e di quel quadro,avevamo parlato lui ed io a proposito dei pescatori d’Islanda e del loro Berceuse 2malinconico isolamento,esposti a tutti i pericoli,soli sul mare desolato,e avevo detto perciò a Gauguin che in seguito a quelle conversazioni avute mi era venuta l’idea di dipingere un quadro del genere,così che i marinai,a tempo stesso fanciulli e martiri,vedendolo nella cabina di un battello di qualche pescatore d’Islanda, potessero provare la sensazione di essere cullati e ricordassero il canto della loro mamma. E ora questo rassomiglia,diciamo,a una cromolitografia da bazar.Una donna vestita di verde  con capelli arancioni si stacca su uno sfondo verde con fiori rosa. E gli acuti diversi del rosa crudo,dell’arancione crudo e del verde crudo vengono attutiti dai bemolli dei rossi e dei verdi. Mi immagino questi quadri proprio di fronte a quelli dei girasoli,che costituiscono con essi dei lampadari o candelabri di pari grandezza,e il tutto così costituito si compone di 7 o 9 tele.(Se potessi riavere il modello mi piacerebbe farne una copia per l’Olanda)”.[Van Gogh, infatti, intendeva inviarne copia sia alla madre sia alla sorella Wil]

Dalla lettera emerge  chiaramente che le diverse versioni della Berceuse avrebbero dovuto costituire un polittico assieme ai Girasoli, e che il soggetto e l’esecuzione del quadro risentono profondamente dell’influsso di Gauguin, della sua presenza di sodale nella casa gialla- e più ancora del suo abbandono.

Colpisce peraltro, a maggior ragione in questo contesto, la meravigliosa metafora musicale in essa contenuta, con l’allusione ai bemolli tanto cari a Chopin, la cui  Berceuse  vi lascio finalmente ascoltare  nell’interpretazione di Arturo Benedetti Michelangeli, ora che tutte piene son le carte,  a premio della vostra immeritata pazienza.


FONTI E RISORSE

* Il  sito del Fryderick Chopin Institute, fondamentale per la vita, le opere, l’analisi delle composizioni e le testimonianze. Il testo delle lettere è esclusivamente in polacco; in compenso, nella sezione Compositions  vi sarà sufficiente indicare il titolo dell’opera che desiderate ascoltare perché il vostro desiderio sia istantaneamente esaudito;

* *Le lettere a Koning e Thèo qui riportate sono tratte dall’ottimo blog vangoghiamo , interamente dedicato all’opera di Van Gogh, ai problemi di critica e agli eventi  ad essa legati; a tale riguardo segnalo anche qui il post sulle diverse versioni de La Berceuse e sulla sesta versione espunta dal catalogo La Faille

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8 comments

  1. Sempre piacevolissimi i tuoi accostamenti letterario musicali 🙂 Interessanti alcuni stralci tratti dalle lettere di Van Gogh, potrebbero tornarmi utili per uno studio che devo fare.

    1. Troppo buona 🙂
      L’epistolario di Van Gogh ha un valore letterario altissimo, non solo perché il suo linguaggio è ricco di allusioni pittoriche e coloristiche (se non temessi la banalità direi che davvero Van Gogh dipinge con le parole), ma anche per il tenerissimo affetto che traspare verso tutti e tutto ciò che ama, che non di rado si traduce in pura poesia.
      Aspetto con ansia di saperne di più, del tuo lavoro 🙂
      Ciao 😉

  2. Uhm.
    Si, questa volta confesso che hai messo a dura prova le mie capacità asterizzanti…

    Francamente, non sono sicurissima di condividere il senso dell’accostamento (se di ripetizioni parliamo, che ne facciamo allora — esempio— di un Bach e di un Bernhard? …. Ma mi si può rispondere e già mi rispondo da sola “ognuno usa i bassi continui che più lo aggradano. Punto e basta).

    …Andiamo a Michelangeli: ossignur. Me lo ricordo ancora, il terrore di quel fazzoletto nero davanti al quale (per dirla parafrasando Puccini) “tremava tutto il mondo”.

    Tremai anch’io, al Teatro Massimo di Palermo, quando un povero cristo osò starnutire mentre il Maestro posava le mani sulla tastiera.

    Che momenti.

    1. @Gabrilu
      In realtà l’accostamento ce l’ho in mente dagli anni del liceo, quando ho scoperto la Berceuse di Chopin suonata da Pollini (musicassetta Deutsche Grammophon), innamorandomene perdutamente; e poi ho visto il quadro di Van Gogh, altra mia grande passione (quasi fissazione) di allora, ho pensato : “To’, guarda, è intitolato come il brano di Chopin”.
      Quanto a Benedetti Michelangeli, ti invidio dichiaratamente il privilegio di averlo ascoltato dal vivo; in compenso, il tuo aneddoto- che ti ringrazio di aver condiviso- mi ha fatto pensare all’Epistola 47 di Seneca, con gli schiavi che non possono non solo parlare, ma neppure tossire o sternutire durante la cena del padrone, pena le frustate e il rimanere in piedi digiuni per tutta la notte.
      E che esagerazione.
      Del resto, si sa che il genio e il talento vanno sempre considerati separatamente dall’umana miseria dei loro portatori sani (sani mica tanto).
      Un saluto e grazie 🙂

  3. Ho riletto quello che ho scritto, e mi accorgo di avere (come sempre) esagerato.

    In realtà l’accostamento che fai è molto interessante, e se io non l’ho afferrato tutto e subito, il problema è solo mio.

    E’ il solito rischio che corre chi — come me in questo caso — scrive subito non dandosi il tempo di pensare. E questo è un guaio. Ma, di contro, a volte non darsi il tempo di pensare significa anche scrivere e “rispondere” davvero.

    In quanto a Michelangeli… Eh, si, quelle cassette ce le ho anch’io. Anzi: ce le avevo: poi ho comperato i CD. Poi i DVD.

    Ora il Michelangiolo me lo sono scaricato tutto (opera omnia, intendo) dalla rete.

    Chè ormai si procede all’ingrosso. Non ci sono più le raffinatezze di una volta.

    1. @Gabrilu
      Ma figurati.
      Come t’è picciol fallo amaro morso ! 🙂

      Piuttosto, è interessante notare come alla fine abbiamo finito per parlare solo del Maestro. E’ riuscito a rubare la scena perfino a Chopin.
      Un vero divo.
      Peccato abbiano gettato via lo stampo.
      [Eh. La cassetta del Benedetti Michelangeli ce l’avevo, io, con l’incisione degli Scherzi . E siccome il primo contatto con Chopin è stato attraverso l’interpretazione di Ashkenazy, con l’intrpretazione adamantina del nostro ho avuto le mie brave difficoltà.
      Morale della favola: nella musica classica, il primo ascolto è come il primo amore. Non si scorda mai e diviene la pietra di paragone di tutti gli altri- ascolti, si intende].

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