Le colombe pugnalate. Millie Theale e Madame de Tourvel

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«Quando una donna mira al cuore di un’altra donna raramente manca il bersaglio»: è di certo questa la frase più celebre, nonché la perfetta sintesi de Les liaisons dangereux di Choderlos de Laclos, in cui la pura ed innocente Madame de Tourvel cade vittima del perfido capriccio della Marchesa de Merteuil e del Visconte di Valmont.  Il romanzo francese presenta, per la trama, la vicenda nonché per la stessa psicologia dei personaggi, diverse affinità con  un  capolavoro jamesiano,The Wings of the Dove ( Le ali della colomba).  in cui a cadere vittima della coppia nera degli amanti londinesi  Kate Croy e Merton Densher  è Millie Theale,  la bianca e radiosa colomba americana.

Millie Theale  è una giovane e ricchissima ereditiera americana, sola al mondo e perciò assolutamente libera, che decideHenry James di tentare l’avventura europea. Quando appare nel romanzo, la troviamo in una stazione termale svizzera assieme ad una cara e più anziana amica, Susan Stringham/Sheperd, incerta se proseguire il proprio viaggio in Italia o non piuttosto in Inghilterra, dove Susan Sheperd ha riallacciato i contatti con una vecchia amica, Maud Brannigham/Lowder, ricchissima proprietaria della tenuta di Lancaster Gate. Maud Lowder ha una  nipote, Kate Croy, intelligente e bellissima figlia di un padre Katespiantato e disamorato, che non esita a sacrificarla alla zia per il bene della famiglia, cioè suo e della sorella di Kate, la querula  vedova Condrip, che mantiene Kate in uno stato continuo di accusa, facendo leva sul suo senso di colpa e rimproverandola tacitamente di non fare mai abbastanza.

La zia Maud è generosa, certa, ma tratta la nipote come un oggetto di sua proprietà. Ella ha grandi progetti per Kate, vale a dire un matrimonio all’altezza con lo spiantato ma nobile lord Mark; e tiene la nipote sotto continuo ricatto, dopo averla corrotta con l’amore per il lusso e le cose belle, impedendole di frequentare suo padre e pretendendo che Kate tronchi i suoi rapporti con l’amato Merton Densher. Di tutto questo Kate, creatura sensibile e intelligente, si rende conto con spietata chiarezza:

Ella aveva raggiunto una bella età: le sembrava che a venticinque anni fosse tardi per riprendere le cose in esame, e l’invadeva un’ombra di rimpianto per non aver saputo prima. Il mondo era diverso, sia in bene che in male, da quello delle sue rudimentali letture, e le dava l’impressione di un passato buttato via. Se avesse saputo prima, si sarebbe preparata meglio per affrontarlo. Comunque, Kate faceva scoperte tutti i giorni, sia intorno a se stessa, sia intorno ad altre persone. Due di quelle scoperte soprattutto erano rispettivamente causa alterna per lei di ansiosa preoccupazione. Ella si accorgeva, come prima non si era accorta mai, quanto l’allettavano le cose materiali. Capiva, e ne arrossiva, che se in contrasto con alcuni dei suoi vecchi aspetti la vita ora la colpiva come un vestito “ben fatto”, ciò era in ragione esatta dei pizzi e delle guarnizioni, era questione di nastri, di velluto e di seta. Si riconosceva suscettibilissima al piacere che traeva da simili fonti. Le piaceva il grazioso appartamentino che la zia le aveva assegnato, le piaceva letteralmente più di qualunque cosa le fosse piaciuta in altri tempi, e nulla avrebbe potuto essere più imbarazzante del sospetto che la sua parente fosse al corrente di quella verità.[…]Sapeva ora, la nipote sensibile, d’essere stata designata da molto tempo. Designata come vittima sacrificale sull’altare delle ambizioni sociali di Maud Lowder.

Ma chi è l’uomo di cui Kate è innamorata? Merton Densher è un giovane giornalista,pieno di fantasie ed idee ma non altrettanto di ambizione né di risolutezza: un inetto sognatore, una versione londinese e più aggiornata di Ashley Wilkes.[ come per certi aspetti Kate lo è di Rossella]

Era un giovane inglese, piuttosto alto, magro e biondo che sotto certi lati non sfuggiva alla classificazione in quanto per esempio si rivelava senz’altro un gentiluomo, e in particolare un gentiluomo colto, e in generale onesto e simpatico; e tuttavia oltre a questo punto, sebbene non fosse né straordinario né anormale, non riusciva a piazzarsi chiaramente agli occhi di un osservatore.[…]Vi sareste avvicinati abbastanza a lui cogliendo nei suoi occhi una latente capacità per le idee; ma ve ne sareste allontanati di nuovo per quel che riguardava le idee stesse.

Seguendo la legge infallibile della coincidentia oppositorum, i due giovani, che come sottolinea l’autore non hanno nulla in comune tranne il proprio sentimento,  trovano nell’altro ciò che manca a ciascuno:Kate, la ricchezza della vita intellettuale e il racconto dell’esperienza del mondo; Merton, la forza e la capacità d’azione.

 Merton Densher aveva detto più volte a se stesso – e da tempo – che sarebbe stato uno sciocco a non sposare una donna il cui valore consisteva nell’essere tanto diversa; e Kate Croy, pur non avendo filosofeggiato così, aveva subito riconosciuto nel giovane una preziosa disuguaglianza. Vedeva in lui quello che la vita non le aveva mai dato, e che certo senza, il suo aiuto non le avrebbe dato mai: tutte le cose alte e oscure che metteva insieme come le cose della mente. Era dal lato della mente che Densher era ricco e misterioso e forte; e le aveva reso in particolare il servizio supremo di renderle reale quell’elemento. Ella aveva dovuto accettarlo per sentito dire tutta la vita, nessuna creatura che aveva mai incontrato essendo stata capace in nessun grado di dargliene una prova diretta. Vaghi rumori se n’erano fatti strada precariamente fino al suo orecchio; ma di nulla, nell’insieme, era più certa che della probabilità di vivere o morire senza l’occasione di verificarli. L’occasione era venuta – una occasione straordinaria – il giorno in cui aveva conosciuto Densher; e fu tutto a suo onore il fatto d’aver riconosciuto immediatamente di che cosa era in presenza. Tale occasione, in realtà, per tutto ciò che subito fiorì in essa, sarebbe degna di alta commemorazione: l’intuizione di Densher andò incontro a quella della giovane donna, e quasi tenne il passo con il sentimento di lei. Giunto com’era tante volte alla conclusione della propria debolezza, come la chiamava lui, per la vita, la sua forza essendo tutta per il pensiero, egli opinava logicamente che la vita appunto era ciò che doveva in qualche modo tentar di annettersi e possedere. Questo era tanto più necessario in quanto il pensiero, lasciato a se stesso, non faceva altro che girare a vuoto; aveva bisogno, per respirare, dell’aria diretta e immediata della vita.

La situazione di Kate e Merton, lungi dal trovare uno sbocco, si fa sempre più disperata è disperata (Merton ha ricevuto dalla zia Maud l’ingiunzione di non frequentare più la nipote); ed è a questo punto che Millie fa la sua comparsa. Il suo debutto  nella società londinese è un successo assoluto: la sua simpatica spontaeità americana riscalda di umanità il gelido formalismo dei suoi anfitrioni. Pur vestita quasi sempre di nero, attorno a sé irradia luce (presenza scopertamentMillye salvifica, donna-angelo giunta dalle regioni celesti a miracol mostrare):

  Ella agiva (a quanto pareva senza nessun disegno premeditato) sulla simpatia, la curiosità, la fantasia dei suoi compagni, e noi stessi possiamo avvicinarci a lei soltanto cercando di provare le loro impressioni e condividere – se necessario – la loro confusione. Li riduceva, avrebbe detto la signora Stringham, li riduceva a uno sbigottito acconsentire, il che era appunto in ultima analisi, per la buona signora, perfettamente consono alla sua grandezza. Milly eccedeva la misura, si sottraeva a essa, era sorprendente solo perché gli altri erano così lontani dall’essere grandi.

Tuttavia, la radiosa colomba nasconde un  mortale segreto. Recatasi da Sir Luke Strett, luminare della medicina londinese, per malori apparentemente di poco conto, Millie apprende di essere in realtà condannata. La sua reazione è magnifica e coraggiLucrezia_Panciatichi_by_Angelo_Bronzinoosa, degna della grandezza della sua anima: continuare a vivere, nascondere il male e il dolore alle persone che le sono care (prima fra tutte Susan). Ma  non può  mantenere il segreto come vorrebbe: la vista inattesa del ritratto di Lucrezia Panciatichi del Bronzino le rivela un’inattesa somiglianza- una somiglianza con una creatura triste, un tempo giovane e bella come lei ed ora  sopravvissuta solo in un’effigie:

Quel che avvenne in realtà fu (come ella scoprì in seguito) che Lord Mark non rivelò nulla di particolare e lei rivelò tutto. Non poté farne a meno perché si trovò, nel primo momento, a guardare fra le lagrime il misterioso ritratto. Forse erano appunto le sue lagrime che lo facevano così strano e bello – meraviglioso, aveva detto lui: l’immagine di una giovane donna magnificamente disegnata fino alle mani e magnificamente vestita, dal viso quasi livido, eppure bello di tristezza, e coronato da una massa di capelli tirati indietro e ammassati alti sulla testa che prima di sbiadire col tempo dovevano aver avuto una somiglianza di famiglia con i suoi. La dama in questione, comunque, con la sua leggera squadratura michelangiolesca, i suoi occhi d’altri tempi, le sue labbra tumide, il suo lungo collo, i suoi famosi gioielli, i rossi sbiaditi dei suoi broccati, era un grandissimo personaggio, ma non l’accompagnava la gioia. Ed era morta, morta, morta. Milly lo ravvisò esattamente con parole che non avevano nulla a che fare con lei.“Io non sarò mai meglio di così.”

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Nella sua ansia, e nella sua tenera fiducia, piena di ammirazione, per la bella ragazza, Millie commette l’errore fatale di lasciare che Kate la accompagni da Sir Luke e venga così fortunosamente a sapere, nonostante le bugie della giovane, della realtà della sua condizione. Da tempo Kate si è inoltre accorta della simpatia di Millie per Merton, da lei già conosciuto durante un suo soggiorno newyorchese; e avendo avuto molta cura di nascondere a Millie i suoi sentimenti, assecondando in apparenza il desiderio della zia Maud che sembra vedere con favore l’unione del giovane con l’americana, concepisce in realtà un piano di lungo respiro che condurrebbe finalmente i due amanti al sospirato lieto fine. Merton non dovrà far altro che fingersi interessato a Millie, lasciarsi sposare da lei e diventare-presto-l’erede del suo immenso patrimonio. Densher, inizialmente, sembra rifiutare questa enormità; ma Kate, padrona di sé,non ci mette molto a piegare le sue resistenze con la forza dei suoi ragionamenti, facendo leva proprio sulla generosità e sulla grandezza di Millie, che intuendo l’amore di Merton per Kate avrebbe fatto di tutto per consolarlo degnamente ;

“Tentare di piacerle… tentare qualunque cosa! Io non posso” insisté lui, impaziente, “piacerle.”kate3
Kate lo fissò di nuovo, delusa della sua mancanza di consistenza; eppure questo appunto sembrò suscitare qualcosa di meglio d’una semplice lagnanza.
“Ma io sì! Lascia fare a me!”[..]“Mi hai accusata or ora di dire che Milly è innamorata di te. Ebbene, sì, lo dico. Dunque adesso lo sai. Questo è il bene che ci farà. Le darà l’incentivo per rivederti… ed è così che ci aiuterà ad andare avanti.”
Densher spalancò gli occhi: Kate era veramente straordinaria.
“E che razza d’incentivo potrò avere io per rivederla?”
Kate sorrise “Oh, non importa!”
“Non importa se la incoraggio?”
Kate presentò in altro modo la questione.
“Non importa se lei t’incoraggia.”
“Ebbene, non lo farà. Perciò non c’è nulla che possa importarti. Come può aiutarci, con quello che sa?”
“Che cosa sa? Questo non è un impedimento.”
Densher stupiva. “Un impedimento a volerci bene?”
“Un impedimento ad aiutarti. È fatta così” spiegò Kate Croy.
E così Merton, soggiogato dalla grandezza e dalla superiorità di Kate, si lascia convincere a ridursi docile strumento nelle sue mani.


Densher le stava dinanzi domandandosi che cosa, in ultima analisi, si poteva richiedere per tutto ciò che ella gli dava rispondendogli in modo così pronto, così facile, così, soprattutto, spiritoso. Ad un tratto qualcosa, come per un ultimo tocco decisivo, si gonfiò in lui e traboccò: il senso della propria fortuna e dell’originalità di lei, dell’avvenire che prometteva e dell’interesse che forniva.

“Tutte le donne, tranne te, sono stupide: come potrei guardarne un’altra? Tu sei diversa… e ancora diversa. Non fa meraviglia che la zia Maud conti su te; soltanto, tu vali troppo per quello che conta per lei. Nemmeno ‘il mond6a00d8341c4e3853ef010536826886970b-800wio’ sa il tuo valore: è troppo stupido, e tu sei troppo superiore. Te lo dovresti tirar dietro su, su, in alto: sei tu che stai sulla cima. Le donne che s’incontrano… che cosa sono se non libri già letti? Ma tu sei una biblioteca intera di libri ignoti, ancora intonsi…”[…]
Ella beveva quelle parole e il suo viso, in risposta, gli dava di nuovo tutto di sé: una volta ancora stavano lì, affrontati e uniti dall’essenziale ricchezza della loro vita.
“Sei tu che mi fai quella che sono… Io esisto in te. Non negli altri.”
Sembrò, tuttavia, che il fremito della loro unione stessa avesse fatto scattare in lui, come sempre le grandi felicità, l’acuta molla della paura.
“Senti un po’, sai… Non… non…”
“Ebbene, che cosa?”
“Non mi lasciare. Ne morirei.”[…]“Non faccio nulla al mondo per nessuno tranne che per te. Ma per te farò qualunque cosa.”


A causa dell’insopportabile clima dell’agosto londinese, Millie decide di partire per una vacanza, invitando, assieme a Susan, anche Merton, Kate e Maud Lowder. A Venezia, Kate e Merton trovano lo spazio per perfezionare il loro piano; e Kate, per non destare sospetti e lasciare a Merton libertà di manovra, ma forse anche per sottrarsi agli inevitabili tormenti della gelosia, decide di ripartire per Londra. E così Merton si ritrova unico frequentatore assiduo di palazzo Leporelli, a godere della compagnia di Milly, a lasciarsi trascinare dal suo incanto:

Il fatto d’esser, lei, una ragazza americana offriva per il momento e per la relazione che li univa un aiuto incalcolabile. […] Era insieme la loro idea e il più notevole dei vantaggi a loro disposizione; d’un genere tanto elastico che poteva venir tirato fino all’impossibile e, lasciato normale, restare correttamente nei limiti. E frattanto, grazie a Dio, senza esserne troppo sconcertato
egli aveva l’impressione di una stranissima, consapevole docilità da parte della sua giovane amica, la quale faceva molto quel images (23)che voleva lui, magari senza sapere bene perché. […] Si poteva pensare che facesse – meglio che fosse – quello che voleva lui, se non altro per giudicare fino a che punto ciò li avrebbe portati. In realtà se aggiungeremo che ciascuno, andando avanti, vedeva il gioco dell’altro – lei sapendo che il giovane cercava di tenerla in armonia con la sua idea, lui sapendo che lei lo sapeva – senza che ciò guastasse nulla, avremo una idea abbastanza chiara della linea di condotta più conveniente per loro.[…]. Questo genere di felicità era possibile (data la scarsità del lubrificante necessario) perché l’invocata naturalezza americana si trovava in modo tanto misterioso e tanto completo nell’indole di Milly. Formava la sua armonia ed era la sola cosa che egli accettava in lei senza riserve.

Tuttavia, per una sorta di vendetta del destino, i piani di Kate sono mandati in fumo dalla comparsa di lord Mark, che,ridotto sul lastrico, visita Millie nel suo palazzo veneziano sperando così di sposarla e di salvarsi dalla rovina. Al rifiuto di lei, egli si vendica rivelandole la verità sul rapporto tra Kate e Merton.

“Ha voltato il viso contro la parete.”5239-24306
Egli la vide, vivamente, e fu come se il loro silenzio volesse lasciare lì, intatta, quella visione.
“Non parla affatto? Non voglio dire di me.”
“Di nulla… di nessuno.” E continuò, Susan Shepherd, mettendo fuori tutto quello a cui aveva dovuto assistere: “Non vuole morire. Pensi alla sua età. Pensi alla sua bontà, alla sua bellezza. Pensi a tutto quello che è, a tutto quello che ha. Sta lì coricata, irrigidendosi, attaccandosi a tutto. Perciò ringrazio Dio!” concluse la povera signora con una specie di smarrita incoerenza.
Densher stupì: “Ringrazia Dio?…”
“Che sia così quieta.”
Lui continuava a meravigliarsi. “È proprio così quieta?”
“È più che quieta. È tetra. È quello che non è stata mai. Perciò, capisce… tutti questi giorni. Non so dirle… Ma è meglio così. Mi ucciderebbe, se me lo dicesse.”
“Se le dicesse che cosa?” Densher era ancora in alto mare.
“Quello che sente. Come si afferra. Quanto non vuole.”
“Morire? Certo che non vuole!”
Seguì una lunga pausa, durante la quale sembrò quasi che pensassero insieme come impedirlo. Non fu questo, tuttavia, che proruppe dalle labbra di Densher. Egli vedeva con estrema chiarezza il tetro silenzio di Milly, il grande palazzo silenzioso dove la donnina, ora dinanzi a lui, si aggirava in attesa, in ascolto.
“Ma lei che male le ha fatt
o?”

La signora Stringham guardò nelle sue tenebre.
“Non so. Vengo qui a parlarne con lei.”
Ciò lo fece esitare di nuovo.
“Mi odia proprio?”
“Non so. Come potrei? Nessuno lo saprà mai.”
“Non lo dirà mai?”
“Non lo dirà mai.”
Egli meditò ancora.
“Dev’essere magnifica!”
“È magnifica.”

Nel discorso tra Merton e Susan, così carico di sottintesi ed allusioni (arte in cui James è gran maestro)emerge con chiarezza la colpa di lord Mark, che con il suo inopportuno cinismo ha pugnalato la colomba a morte. Da quel momento, infatti, da quando cioè vede infranta anche l’ultima illusione a cui poteva aggrapparsi, Millie rinuncia a lottare contro la sua malattia, come rivela il simbolico gesto di voltare il viso contro la parete.

“Il suo vantaggio, secondo lui, può ancora venire se avrà pazienza… un po’ di pazienza. Non sa quello che le ha fatto. Noi soli, vede, lo sappiamo.”
Egli vedeva, eppure stupiva. “Gli ha nascosto… quel che sentiva?”
“È riuscita, ne sono sicura, a non lasciar trapelare niente. Lui ha assestato il colpo, e lei lo ha sostenuto senza batter ciglio.”
La signora Stringham, era chiaro, parlava con autorità, e la sua ammirazione proruppe di nuovo: “È straordinaria”.
Di nuovo Densher assentì gravemente. “Straordinaria!”

E dunque Millie non cessa di essere straordinaria anche dopo che le sue grandi ali si sono ripiegate. Millie, nonostante la rottura della relazione, ha comunque lasciato Merton come suo erede, perché potesse finalmente realizzare il sio sogno d’amore. Ma ha lasciato anche altro. La grandezza delle sue ali, la bellezza del suo ricordo, hanno completamente avvolto l’anima di Densher.  Nell’ultimo colloquio tra Merton e Kate, che ha abbandonato Lancaster Gate tornando in famiglia  per riprendersi ad un tempo la miseria e la libertà,  è la ragazza a rivelarlo con la consueta lucidità:

 Lo credo, adesso, per quando era viva. Lo credo almeno, per quando eri lì. Ma il cambiamento è avvenuto, come era facile che avvenisse, il giorno in cui l’hai veduta per l’ultima volta: è morta per te, affinché tu potessi comprenderla. Da quell’ora l’hai compresa.” E Kate si alzò lentamente. “Comprendo anch’io, adesso. Lo ha fatto per noi.” Densher si alzò per affrontarla ed ella continuò, seguendo il suo pensiero. “Nella mia stupidaggine solevo chiamarla, in mancanza di qualcosa di meglio, unamilly3colomba. Ebbene, ha aperto le ali e si sono protese fin là. Ci coprono.”
“Ci coprono” disse Densher.
“Ecco che cosa ti do” concluse lei molto seria. “Ecco che cosa ho fatto per te.”
Egli la fissava con uno sguardo lento, strano, che aveva subito asciugato le lacrime.
“Allora devo ritenere…”
“Che acconsento?” Kate scosse gravemente il capo. “No… perché capisco. Tu mi sposerai senza questo denaro; non mi sposerai con esso. Se non acconsento, non mi sposerai.”
“Mi lasci?” […]“Devi scegliere.”
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download (15)Ho avuto un’idea straordinaria e desidero che la realizziate voi. Quest’accenno dovrebbe bastarvi; dovreste correre a prendere in ginocchio i miei ordini, onorato della mia scelta: ma voi abusate della mia condiscendenza, sin da quando v’è diventata indifferente; e nell’alternativa d’un odio senza fine o d’una indulgenza eccessiva, la vostra buona sorte ha fatto sì che in me prevalesse la bontà. Voglio dunque informarvi con tutti i necessari particolari d’un mio progetto: ma dovete giurarmi che, da fedele cavaliere, non correrete in cerca d’altre avventure prima d’aver portatoa termine questa. È degna d’un Eroe: servirete l’amore e la vendetta; sarà insomma una bricconata in più da raccontare nelle vostre Memorie: sì, nelle vostre Memorie, che desidero siano stampate un giorno; ci penserò io a scriverle. Ma lasciamo quest’argomento e torniamo a quel che m’interessa.

Con questa lettera della Marchesa de Merteuil al Visconte di Valmont inizia Le relazioni pericolose.La bellissima Marchesa de Merteuil, gran dama del gran mondo parigino, vuole coinvolgere il suo amante e complice, il Visconte di Valmont, nella seduzione della giovinetta Cécile de Volanges, promessa sposa al Conte di Gercourt, antico e infedele amante della contessa, affinché il Conte resti becco e scornato vedendo irrimediabilmente compromessa la virtù della giovinetta.Valmont, tuttavia, (libertino consumato, Seduttore fratello di Don Giovanni e Casanova), rilancia con una sfida più ambiziosa: sedurre l’integerrima Presidentessa de Tourvel, austera matrona ventiduenne, pia e devota , dalla fedeltà coniugale incorruttibile.

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Non v’adirate e ascoltatemi. Depositaria d’ogni segreto del mio cuore, voglio confidarvi il più ambizioso progetto che un seduttore abbia mai concepito. Cosa mi proponete voi? Sedurre una fanciullina che niente conosce e niente ha veduto, una troppo facile preda, una fanciullina che il primo omaggio non mancherà di mandare in estasi e sarà indotta a cedere più dalla curiosità che dalla passione. Venti altri possono riuscire al pari di me. L’impresa che mi sta a cuore è ben diversa. Se riesco, mi coprirò di gloria e di piacere. L’amore che prepara la mia corona, esita esso stesso tra il mirto e l’alloro, o meglio li intreccerà per rendere onore al mio trionfo. Persino voi, bellissima amica mia, sarete presa da sacro images (2)rispetto ed esclamerete con entusiasmo: «Ecco il vero uomo, secondo il mio cuore».
Voi conoscete la Presidentessa de Tourvel, la sua devozione, il suo affetto per il marito, i suoi rigidi princìpi. Ecco chi oso attaccare.
Ecco una nemica degna di me, lo scopo che voglio raggiungere:
«E si de l’obtenir je n’emporte le prix, J’aurai du moins l’honneur de l’avoir entrepris »[…]

Ospite nella tenuta di campagna della Signora di Rosemonde, zia di Valmont ,Madame de Tourvel si ritrova inaspettatamente esposta all’assedio del seduttore. Inizialmente essa appare seccata e infastidita, e respinge freddamente qualsiasi tentativo di approccio; tuttavia l’abilità di Valmont riesce a tessere attorno a lei una ragnatela sottilissima e inestricabile, tanto da rovesciare, tra fughe, dichiarazioni d’amore e lacrime sapientemente dosate,gli iniziali rapporti di forza, e suscitare nel cuore della vittima una passione dalla violenza distruttrice.images (4)

 Eppure Valmont, così abituato a mentire, tradito dalla stessa certezza della propria invincibilità , rivela al lettore, e quel che è peggio alla Marchesa, quanto egli stesso rischi di non riuscire più a districarsi dalla tela fatale:

images (14)Eccomi dunque da quattro giorni prigioniero d’una violenta passione. Voi ben sapete quanto siano intensi i miei desideri quando voglio raggiungere a ogni costo qualche cosa scavalcando qualsiasi ostacolo, ma ciò che non sapete è come la solitudine acuisca la smania del desiderio. Non ho che un’idea, ci penso di giorno e la sogno di notte. Ho urgente bisogno di possedere questa donna per liberarmi dalla ridicola situazione di esserne innamorato: dove non ci condurrebbe un desiderio contrastato?[…]

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 Valmont, insomma, ci appare un innamorato in piena regola che spasima e sospira per la sua donna-angelo, nella quale, probabilmente, intravede una speranza di salvezza, un’occasione di riscatto per la propria anima altrimenti impossibile:

Mai m’era sembrata tanto bella. Dev’essere proprio così: il momento migliore per una donna, l’unico in cui possa provocare quella ebbrezza dell’anima– di cui si parla sempre e che si prova così di rado – è quando si è ormai sicuri del suo amore ma non altrettanto dei suoi favori, ed è la situazione in cui mi trovo.

Tali imprudenti dichiarazioni suscitano ovviamente la gelosia bruciante della Marchesa  de Merteuil, donna razionale allo spasimo, fredda e calcolatrice, che fin dall’adolescenza, grazie alla sua curiosità intellettuale, si è autoimpartita  l’educazione sentimentale più severa e spietata( come si legge nella famosissima Lettera LXXXI).  La donna senz’anima, che ha nelle proprie mani i destini e la fortuna di tutta la Parigi che conta, scopre una parte di sé che arde di sdegno e di rabbia nel vedersi preferita la rivale. Di qui il disprezzo contro l’amante, che si contenta di una donna tanto insignificante, la leva sul suo amor proprio di seduttore e il minimizzare qualsiasi sentimento-o sentimentalismo- del Visconte:

images (3)Sapete, Visconte, che la vostra lettera è insolente come poche e che avrei tutto il diritto di adirarmi? Ma in essa si mostra chiaramente una passione dissennata, e questo soltanto vi ha salvato dalla mia indignazione. Da amica generosa e sensibile, dimentico l’offesa ricevuta per preoccuparmi dei pericoli che correte; so che ragionare è noioso, ma cedo alla necessità che ne avete in questo momento.
Voi, possedere la Presidentessa de Tourvel? Che capriccio ridicolo! Conosco la vostra perfida indole che vi porta a desiderare quel che non potrete avere. Che cos’ha insomma questa donna? Lineamenti regolari, ma inespressivi; un corpo senza difetti, ma privo di grazia, vestita sempre in modo risibile con tutti quei fichus al collo e il seno che le arriva al mento. Ve lo dico da amica: basterebbero due donne come lei per farvi perdere la reputazione

.Quando terrete tra le braccia la vostra dama e sentirete palpitare il suo cuore, questo accadrà per paura, non per passione. Forse se l’aveste conosciuta prima, sareste riuscito a cavarne qualcosa, ma ella ha ormai ventidue anni e sono due anni ch’è sposata. Credetemi, Visconte, quando una donna è così imbevuta di pregiudizi, meglio abbandonarla al suo destino; rimarrà sempre soltanto un’idiota.

Davvero, Visconte, non vi sopporto più. Mi trattate con la stessa leggerezza quasi fossi la vostra amante. Sapete che finirò con l’adirarmi e che adesso son proprio di cattivo umore.


Cosa ha visto la Marchesa de Merteuil per infuriarsi tanto? Il suo intuito femminile le impedisce di ammettere, ma non di riconoscere l’immenso vantaggio che la rivale ha su di lei: la sua perfetta immunità alla corruzione del Male,capace di soggiogare, suo malgrado, l’anima di Valmont, di far sorgere in lui un rimpianto struggente di innoceimages (16)nza:

In realtà se il primo amore pare solitamente più onesto o, come si suol dire, più puro, se procede con tanta lentezza non è, come si crede, per una delicata timidezza, ma perché il cuore, stupito da questa passione sconosciuta, si ferma, diciamo, a ogni passo per godere dell’incanto che prova; e quest’incanto è così potente su un cuore inesperto che lo riempie tutto, al punto da fargli dimenticare qualsiasi altro piacere. Questo è così vero che anche un libertino innamorato – se mai un libertino possa esserlo – diventa da quel momento meno ansioso di godere.

La profondità del sentimento che ormai tiene il cuore del Visconte appare evidente anche nella lettera CXXV, indirizzata alla Marchesa, in cui egli, credendo di celebrare il proprio trionfo, rivela in realtà la propria resa ad Amore, fino a quel momento a lui sconosciuto:

 Mentre parlavo tutte le sue membra si rilassarono; ricadde molle mente, appoggiandosi alla poltrona e abbandonandomi una mano che avevo osato prendere: «Sento, disse, «che questo pensiero mi consola e mi dà sollievo.» Capite che rimessomi sulla strada giusta, non la lasciai più, ed era davvero la giusta, forse la sola. Così quando volli tentare una seconda volta

images (7), trovai all’inizio qualche resistenza; ciò che era avvenuto prima mi rendeva circospetto, ma avendo chiamato in aiuto questa stessa idea della mia felicità, ne sentii subito i favorevoli effetti: «Avete ragione,» mi disse la tenera creatura, «non posso più sopportare la mia esistenza, se non in quanto servirà a farvi felice. Mi con sacro interamente a questo scopo; da questo momento mi do a voi, e voi non avrete più da parte mia né rifiuti né rimpianti. Fu con questo candore ingenuo o sublime che ella mi dette tutta se stessa e le sue grazie accrescendo la mia felicità con la sua partecipazione. L’ebbrezza fu completa e reciproca e per la prima volta la mia andò al di là del puro piacere. Mi staccai dalle sue braccia solo per cadere ai suoi ginocchi, per giurarle amore eterno e, devo confessarlo, credevo a quel che dicevo. Infine, anche dopo esserci lasciati, il pensiero di lei non mi abbandonava e ho dovuto fare uno sforzo per distrarmene.


images (17)Sapete che qualche volta ho dei rimpianti a vederci ridotti a simili espedienti? Al tempo in cui ci amavamo, perché credo che fosse amore, ero felice; e voi Visconte?… Ma perché occuparci di una felicità che non può tornare? No, checché ne diciate, non può tornare. Anzitutto esigerei dei sacrifici che voi non vorreste né potreste fare, e che può darsi io non meriti nemmeno, e poi come legarvi a me? Oh, no! Non voglio neanche pensarci; e nonostante il piacere che provo a scrivervi in questo momento, preferisco lasciarvi bruscamente. Addio, Visconte.

E’ questo, dunque, il punto solo che vince la Marchesa, che le fa comprendere una sconfitta irrimediabile e meditare un’altrettanto inesorabile vendetta. Facendo leva sulla vanità di Valmont e rinfacciandogli di essere ormai innamorato e schiavo della sua Bella, e non più disinvolto signore, fa sì che egli ne mediti e ne esegua l’abbandono; e con sottile perfidia gli suggerisce anche la lettera da inviare alla Tourvel, che Valmont scioccamente ricopia, ignaro di firmare così la propria condanna:

«Ci si annoia di tutto, Angelo mio, è una legge di natura; non è colpa mia. «Se dunque oggi sono stufo di un’avventura che mi ha tenuto impegnato per quattro noiosissimi mesi, non è colpa mia. «Se, per esempio, il mio amore images (8)è stato grande quanto la tua virtù, ed è già sicuramente dire molto, non c’è da meravigliarsi che l’uno sia finito contemporaneamente all’altra. Non è colpa mia. «Ne consegue che da un po’ di tempo ti tradisco: ma anche la tua implacabile tenerezza in qualche modo mi ci ha costretto! Non è colpa mia. «Oggi una donna che amo perdutamente esige che ti sacrifichi, non è colpa mia. «Capisco che si tratta di una bella occasione per gridare al tradimento, ma se la natura non ha concesso agli uomini la costanza mentre dava alle donne l’ostinazione, non è colpa mia. «Credimi, scegliti un altro amante, come io mi sono scelto un’altra amica. Questo consiglio è buono, ottimo anzi, ma se non ti piace non è colpa mia. «Addio, angelo mio, ti ho preso con piacere, ti lascio senza rimpianto. Ritornerò forse. Così va il mondo. Non è colpa mia .

Valmont, cieco e vanesio,  crede che la rottura sia reversibile, che proterà una pace sugellata da nuove delizie, non immagina che la donna da lui amata,, annientata dall’umiliazione e dalla vergogna, riceve da queste parole un colpo mortale dalla quale non si riprenderà più, finendo i suoi giorni in convento tra prostrazione e delirio. La vendetta è compiuta e la Marchesa può quindi a propria volta trionfare selvaggiamente della debolezza della rivale e dell’ingenuità del suo antico amante, rivelando al Visconte la profondità del suo amore per M.me de Tourvel e spalancando per lui l’abisso della disperazione.

Nient e affatto: non è su di lei che ho vinto, ma su di voi. Qui sta il bello, ciò che è veramente delizioso. Sìdownload (5), Visconte, voi amavate molto Mme de Tourvel, e l’amate molto ancora; l’amate pazzamente, ma siccome mi divertivo a prendervi in giro, l’avete bellamente sacrificata. Ne avreste sacrificate mille piuttosto che sopportare di esser deriso. Ecco dove ci conduce la vanità! Ha perfettamente ragione il saggio quando dice che è nemica della felicità. […] Ah, credetemi Visconte, quando una donna colpisce il cuore di un’altra, raramente manca nel cogliere il punto più sensibile, e la ferita è incurabile. Mentre io colpivo il suo cuore, o meglio guidavo i vostri colpi, non ho dimenticato che questa donna era la mia rivale, e che, per un istante, l’avevate preferita a me, e mi avevate posto al di sotto di lei. 


Le colombe pugnalate sopravvivono a sé stesse e spiegano le loro ali, dopo la morte più grandi che mai. Millie Theale e Madame de Tourvel  rendono semplicemente impossibile a chi le ha conosciute- ed amate- sopravvivere dopo di  loro- perché il Bene è uno specchio in cui al Male risulta troppo doloroso vedersi riflesso; poiché sempre, infallibilmente vi riconosce chi era e cosa ha perduto. Per questo Valmont si lascia uccidere in duello da Danceny, il giovane cavaliere innamorato di Cécile, e a sua volta sedotto dalla Marchesa, che affronta il Visconte per difendere l’onore di lei;  per questo, alla fine di tutto, la rottura tra Kate e Merton si consuma insanabile:

“La tua parola d’onore che non sei innamorato del suo ricordo.”
“Oh, il suo ricordo!”
“Ah!” Ella fece un gesto altero. “Non parlarne come se fosse impossibile. Io lo potrei, al tuo posto; e tu sei uomo da poterlo. Il ricordo di lei è il tuo amore. Non ne vuoi altri.”
Egli l’ascoltava in silenzio, scrutandola in viso, senza muoversi.
“Ti sposerò, bada bene, fra un’ora.”
“Come eravamo?”
“Come eravamo.”
Ma Kate si voltò verso la porta e quando scosse il capo fu la fine.
“Non saremo mai più come eravamo!

imagesMilly2


RISORSE E NOTE IN MARGINE

Il testo integrale in versione italiana de Le relazioni pericolose;

Il contributo di Pietro Citati sul romanzo di Henry James, oggi anche ne Il Male assoluto- nel cuore del romanzo dell’Ottocento, Milano, Adelphi ; il titolo di questo post riprende  per omaggio quello di questo suo saggio , peraltro totalmente estraneo all’argomento qui trattato;

Le immagini di questo post si riferiscono alle più note  trasposizioni cinematografiche dei due romanzi, rispettivamente Dangerous liaisons and The Wings of The Dove (in italiano Le ali dell’amore). 

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5 comments

  1. Magnifico il post.
    Magnifico Henry James, qui in uno dei suoi romanzi più sontuosi.
    Magnifico Choderlos de Laclos (quante volte l’avrò letto, “Le Relazioni pericolose”? Cinque, sei volte? Ed ogni volta mi incanta)
    Magnifico Pietro Citati (che hai omaggiato, vedo, anche con il titolo del post 😉
    Originale, il punto di vista con cui hai accostato questi due capolavori.
    Che dire di più?

    Ah, si, una cosa “filmica”. John Malkovic è un Valmont eccezionale (come lo era anche come l’ambiguo Osmond in “Ritratto di signora”). Malkovic sembra proprio un topo nel formaggio, in questo tipo di ruoli 🙂

    … Ma chissà se qualcuno si ricorda (memoria storica, magari) che once jupon a time c’è stato anche un altro grandissimo Valmont: il Gerard Philipe del film del 1959 di Roger Vadim in cui la Merteuil era un’altrettanto grande Jeanne Moreau. Il film complessivamente era — diciamolo — abbastanza mediocre, ma loro due strepitosi e davvero “comme il faut”.

    1. @Gabrilu
      Non nascondo che elaborare questo post è stata una faticaccia. Henry James, come tu stessa hai detto, è un autore poderoso, che mal sopporta di lasciarsi comprimere per esigenze di sintesi. E tuttavia, la bellezza e l’importanza del romanzo mi sembrava valessero l’impresa. Impresa indegna, certo, rispetto all’immenso valore artistico dell’opera; ma che, insomma, spero spingerà qualche lettore in più a voler esplorare il romanzo- o, più in generale, l’abissale universo jamesiano.
      Quanto a Choderlos de Laclos: una misura perfetta, una modernità intatta. Non conosco la versione cinematografica che citi, ma mi documenterò.
      Ciao e grazie mille 🙂
      ps solo dopo aver concluso il lavoro mi sono resa conto di avere in realtà dedicato un post alle sorelle del principe Myskin.
      Eh.

  2. @Gabrilu
    In effetti l’avevo dato per scontato, che si riconoscesse l’omaggio a Citati; ma per evitare equivoci e sospetti l’ho precisata nelle note, la questione del titolo, prima che mi si accusi di plagio e violazioni varie. Che tra omaggio e plaggio (scritto con due g per amore di rima) il passo è breve O_o

  3. Le relazioni pericolose mi piacque tantissimo quando lo lessi anni fa, ed è sempre lì in attesa di una rilettura. Visto il film con Glenn Close e John Malcovithc, e visto anche Cruel Intentions, versione trasportata ai giorni nostri se non ricordo male nel mondo universitario, che devo dire ho molto apprezzato perché pur con gli ovvi, molti, cambiamenti, mi è sembrato rimanere fedele allo spirito del romanzo.

    Invece Le ali della colomba non lo conoscevo, ho letto però Ritratto di signora ci e rivedo alcuni punti in comune, sbaglio?

    Accostamento estremamente affascinante comunque!

    1. @Phoebes
      Non ricordo più chi ha detto che i grandi romanzieri scrivono, in realtà, sempre lo stesso romanzo; Henry James non fa certo eccezione. I suoi personaggi femminili sono in realtà tutti ispirati dalla cugina dello scrittore, Minnie Temple, piena di vita, morta troppo prematuramente, e sono tutte creature luminose e innocenti che qualcosa o qualcuno cerca fatalmente di corrompere. Diciamo che in Ritratto di signora le due anime femminili , che qui restano distinte in Millie e Kate, si fondono in Isabel, che attraverso Madame Merle e Gilbert Osmond viene a contatto con il Male, perdendo per sempre la propria innocenza.
      Un bacio e mille grazie 🙂

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