Apollo in Baker Street. Mitografia di Sherlock Holmes/1

Prima che i miei esigui e pazienti lettori si facciano dal titolo l’idea che io abbia ormai oltrepassato il limite della sanità mentale, ci tengo a precisare immediatamente che l’idea di un Apollo in terra inglese sembra essere assai meno peregrina e stravagante di quanto si potrebbe inizialmente credere;non è ingiustificata infatti l’ipotesi che accoglie anche Apollo tra le  divinità del pantheon nordico, il cui culto, di origine indoeuropea (probabilmente scita), ha poi assunto le diverse declinazioni a noi note nella mitografia  relativa, come molti studi di antropologia sembrano suggerire (vedi RISORSE E NOTE A MARGINE). Sembra infatti che proprio la mitica terra di Avalon (da identificarsi con il regno di Iperborea, ) il nome inglese della mela ,apple, abbiano una radice comune che rimanda al nome del dio solare, e che proprio in Inghilterra siano presenti diversi culti e monumenti (primo fra tutti Stonhenge) correlati ad una divinità solare, già identificata da Cesare con Apollo . Anche noi, dunque, faremo riferimento al nome e al mito di Apollo addensando sulla sua figura attributi e tradizioni delle diverse divinità solari che variamente si sono succedute o intrecciate. Su cosa possa mai avere a che fare l’archetipo  apollineo  con il personaggio di Sherlock Holmes e su come  questo determini quasi di necessità l’amicizia del detective per il Doctor Watson,  lector, intende . 


Apollo si presenta meno alto di Ares e Saturno, ma comunque slanciato (tra il metro e settanta e il metro e ottanta nell’uomo). Si connota per l’atteggiamento noncurante, […] L’ovale del viso è definibile “a forma di oliva”, la fronte alta, larga e sporgente nella sua parte superiore, […]Naso vagamente aquilino, medio, ben fatto, […] Tiene la testa dritta ma senza rigidità[…]Apollo è sempre ben proporzionato. I suoi lineamenti nobili, calmi e riflessivi non sono né tristi né ridenti, piuttosto gravi e sereni. Ride raramente, ma sorride per benevolenza o per educazione. La voce è dolce e debole, pura e grave, lenta, armoniosa e penetrante. Lo sguardo è fisso senza essere tagliente. Dominatore e affascinante, sembra animato da una luce interiore che riflette pensieri lontani, generosi e disinteressati.

Di carattere Apollo è mobile, capriccioso, difficile, ironico, raffinato e beffardo. La sua sviluppatissima penetrazione psicologica gli rivela le imperfezioni altrui. Di un’affabilità che non si smentisce ma che tiene a distanza,[…] L’opinione che ha di se stesso gli importa molto più di quella degli altri; deve potersi ammirare e, a proprio vantaggio, Apollo è disposto a sacrificare tutto.[…] Sa formarsi una cerchia eletta attorno e frequenta solo gente di valore.[…][Apollo]è dotato di un’intelligenza superiore, omnicomprensiva, che spazia naturalmente e assaggia di tutto; coglie le cose a colpo d’occhio, come per intuizione.[…]

Questa descrizione accurata e approfondita degli attributi legati all’archetipo psicologico di Apollo,'[di cui potete leggere qui il testo integrale] dovrebbe a questo punto apparirci familiare, poiché riveste  un ruolo importante nella nostra mitologia occidentale contemporanea, sia pure, letteralmente, in un’altra veste; se infatti non è apparso immediatamente riconoscibile è soltanto perché, abbandonando l’abbagliante solarità della Grecia per il clima freddo ed umido di Londra, è stato costretto a  comprarsi un cappotto.
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L’incipit di A Study in Scarlet, (Uno studio in rosso, la prima avventura di Sherlock Holmes)è ormai diventato un classico da antologia.Il dottor John Watson,  assistente chirurgo del Quinto Reggimento Fucilieri di Northumberland,  è stato ferito alla gamba e alla spalla durante a seconda guerra afghana e collocato a riposo. Tornato a Londra senza aver fatto alcuna fortuna, è costretto a cercare un alloggio a buon prezzo ma l’impresa di trovare un coinquilino appare oltremodo ardua; o almeno lo sarebbe se non intervenisse il buon Stanford, vecchia conoscenza di Watson, che gli propone di incontrare un suo collega impegnato in attività di laboratorio  non meglio identificate al Saint Bartholomew’s Hospital, anch’egli alla ricerca di qualcuno con cui dividere un appartamento. Tuttavia, durante il tragitto verso l’ospedale, Stanford sembra in qualche modo mettere le mani avanti, rassicurando Watson sul fatto che se, la cosa non funzionasse, non dovrebbe ritenersene responsabile. Tuttavia, quando Watson  gli richiede maggiori spiegazioni, Stanford si schermisce:

It is not easy to express the inexpressible,” he answered with a laugh.

E’ oltremodo interessante il fatto che il primo attributo che troviamo associato alla figura di Sherlock Holmes è l’ineffabilità,tema presente  com’è noto anche nell’incipit del Paradiso dantesco (Nel ciel che più de la sua luce prende /fu’io, e vidi cose che ridire/ non sa ne può chi di la su discende) : di Sherlock Holmes non si può dire nulla, se prima non lo si conosce. Successivamente, Stanford tenta di dare una sorta d221i spiegazione  insistendo in particolare sullo straordinario distacco di Holmes e sulla sua prossimità con animali a sangue freddo (“Holmes is a little too scientific for my tastes—it approaches to coldbloodedness), sottolineandone l’assoluta assenza di malizia e la passione per il rigore del pensiero logico deduttivo. Tuttavia  John Watson non si lascia certo scoraggiare, e come è noto, appare anzi impaziente di fare la conoscenza di Holmes, alla quale segue senza ulteriore indugio l’inizio della eccentrica convivenza tra i due al 221B di Baker Street.

The reader may set me down as a hopeless busybody, when I confess how much this man stimulated my curiosity, and how often I endeavoured to break through the reticence which he showed on all that concerned himself. Before pronouncing vlcsnap-2015-10-30-23h54m01s787judgment, however, be it remembered, how objectless was my life, and how little there was to engage my attention. My health forbade me from venturing out unless the weather was exceptionally genial, and I had no friends who would call upon me and break the monotony of my daily existence. Under these circumstances, I eagerly hailed the little mystery which hung around my companion, and spent much of my time in endeavouring to unravel it.

Il lettore potrebbe giudicarmi un caso disperato, nel momento in cui io confesso quanto quell’uomo abbia stimolato la mia curiosità e quanto io abbia dovuto faticare per spezzare la reticenza che egli mostrava su tutto ciò che lo riguardava personalmente. Prima di trinciare giudizi, tuttavia, si ricordi quanto la mia vita fosse senza scopo e dunque quanto poco ci volesse a catturare la mia attenzione. La mia salute mi avrebbe impedito di andare all’avventura a meno che il tempo non fosse stato eccezionalmente clemente ed io non avevo amici che richiedessero la mia presenza e rompessero la monotonia del mio vivere quotidiano. In queste circostanze, io presi molto a cuore il piccolo mistero che sembrava circondare il mio amico e impiegavo molte delle mie energie nel cercare di rivelarlo.

Il movente  del dottor Watson  (nel senso letterale di ciò che lo spinge, della motivazione profonda) appare dunque la curiositas, la spinta alla rivelazione del mistero che  Holmes apparentemente rappresenta. Come in tutti i percorsi analoghi di iniziazione misterica, tuttavia, la meta non sarà facile da raggiungere e sarà ottenuta solo al culmine di  una serie di prove (i casi che Holmes e Watson affrontano) alla fine delle quali la divinità accetterà di rivelarsi. Fino a quel momento, l’adepto non potrà fare altro che osservare  la divinità servendo umilmente nel tempio, ma pure implorandone e provocandone le rivelazioni  accendendo la rituale fiamma sacra, come la Pizia delfica:

The relations between us in those latter days were peculiar. He was a man of habits, narrow and concentrated habits, and I had become one of them. As an institution I was like the violin, the shag tobacco, the old black pipe, the index books, and others perhaps less excusable. When it was a case of active work and a comrade was needed upon whose nerve he could place some reliance, my role was obvious. But apart from this I had uses. I was a whetstone for his mind. I vlcsnap-2015-12-04-15h22m31s992stimulated him. He liked to think aloud in my presence. His remarks could hardly be said to be made to me—many of them would have been as appropriately addressed to his bedstead—but none the less, having formed the habit, it had become in some way helpful that I should register and interject. If I irritated him by a certain methodical slowness in my mentality, that irritation served only to make his own flamelike intuitions and impressions flash up the more vividly and swiftly. Such was my humble role in our alliance.

La nostra convivenza in quei giorni era particolare. Egli era un uomo metodico, di abitudini rigorose e consolidate, ed io ero diventato una di quelle. Ero un’istituzione come il violino, il tabacco, la vecchia pipa nera, la rubrica ed altre forse meno scusabili. Quando era il momento dell’azione e un commilitone aveva bisogno di qualcuno sui cui nervi saldi egli potesse fare affidamento, il mio ruolo era ovvio. Ma, a parte questo, io avevo anche altre funzioni. Ero come una cote per il suo cervello. Lo stimolavo. Egli amava pensare ad alta voce in mia presenza.Le sue osservazioni si sarebbero difficilmente potute immaginare come dirette a me -molte di esse sarebbero potuto essere rivolte con uguale risultato alla testata del letto- ma nondimeno, essendosi ormai stabilita un’abitudine, era divenuto in qualche modo utile che io registrassi e muovessi osservazioni.Sebbene io lo irritassi con una certa rigidità e lentezza di comprendonio, nondimeno quest’irritazione aveva il solo scopo di far sì che le sue fiammeggianti intuizioni e le sue impressioni balenassero più vivide e brillanti. Questo era il mio umile ruolo nel nostro sodalizio.


La descrizione di Sherlock Holmes appare largamente in accordo con  gli attributi associati alla divinità apollinea: alta statura, occhi penetranti, mento volitivo, atteggiamento  attento e concentrato, mani forti e delicate benché sempre macchiate da  sostanze  chimiche (particolare discordante e irrilevante solo in apparenza, come vedremo a breve).

His very person and appearance were such as to strike the attention of the most casual observer. In height he was rather over vlcsnap-2015-10-31-00h03m21s507six feet, and so excessively lean that he seemed to be considerably taller. His eyes were sharp and piercing, save during those intervals of torpor to which I have alluded; and his thin, hawk-like nose gave his whole expression an air of alertness and decision. His chin, too, had the prominence and squareness which mark the man of determination. His hands were invariably blotted with ink and stained with chemicals, yet he was possessed of extraordinary delicacy of touch, as I frequently had occasion to observe when I watched him manipulating his fragile instruments.

La sua persona ed il suo aspetto erano tali da attrarre l’attenzione dell’osservatore più distratto.Era alto quasi un metro e ottanta, e così incredibilmente sottile da apparire molto più alto.I suoi occhi erano taglienti e penetranti, salvo durante quegli intervalli di torpore a cui alludevo; ed il suo naso, sottile ed aquilino, conferiva all’espressione del suo volto un’aria di prontezza ed attenzione. Il suo mento,inoltre, aveva quella squadrata prominenza tipica degli uomini determinati. Le sue mani erano invariabilmente macchiate da inchiostro e reagenti chimici, eppure egli era provvisto di una straordinaria delicatezza di tocco, come ho avuto più volte occasione di osservare quando lo guardavo maneggiare i suoi fragili strumenti.

La manifestazione di Apollo come divinità del pensiero razionale (pleonastico citare qui la definizione nietzschiana del concetto di apollineo) è poi evidenziata nelle straordinarie (meglio: sovrumane) facoltà logico-deduttive di Sherlock Holmes, la cui straordinaria rapidità appare però piuttosto frutto di un’intuizione immediata; alla domanda di Watson su come egli riesca a cogliere i dettagli che normalmente sfuggono all’attenzione semplicemente rimanendo seduto nella propria stanza, egli risponde di avere una “sorta di intuizione”, un “dono particolare della conoscenza” che nasce dall’osservazione, e che si combina splendidamente con le capacità logico-deduttive, determinando la preminenza dell’attività speculativa rispetto a quella empirica:

“But do you mean to say,” I said, “that without leaving your room you can unravel some knot which other men can make nothing of, although they have seen every detail for themselves?

“Quite so. I have a kind of intuition that way. Now and again a case turns up which is a little more complex. Then I have to bustle about and see things with my own eyes. You see I have a lot of special knowledge which I apply to the problem, and which facilitates matters wonderfully. Those rules of deduction laid down in that article which aroused your scorn, are invaluable to me in practical work. Observation with me is second nature.

«Intendete forse dire», dissi io,«che senza lasciare la vostra stanza siete in grado di sbrogliare matasse di cui gli altri uomini non saprebbero cosa fare, benché abbiano osservato di persona ogni singolo dettaglio?»«Più o meno.Ogni tanto capita un caso che è più complesso degli altri; allora devo solo darmi da fare ed osservare le cose con i miei occhi.Vedete, ho una sorta di particolare conoscenza che applico e che facilita meravigliosamente le cose.Queste regole deduttive buttate giù nell’articolo che ha provocato il vostro disprezzo, sono per me di inestimabile valore nella pratica del mio lavoro.La capacità di osservare è per me una seconda natura.

Anche le “assenze” di Holmes, i momenti di riflessione impenetrabile e l’uso di narcotici e stupefacenti per facilitare le visioni si accordano pienamente  con la mitologia apollinea, compresa la sua versione nordica (iperborea), ovvero la divinità  celtica identificata variamente con Belenos (il Lucente) o  Diancecht  (il Guaritore), e che associa la terapia delll’anima e la percezione profonda della realtà attraverso gli stati alterati della coscienza (in affinità alle pratiche sciamaniche, ma anche con lo stesso rituale osservato nel Santuario di Delfi dalla Pizia o dalla Sibilla ) . E’ in questa chiave che va dunque letta anche la predilezione di Sherlock Holmes per la chimica e per i suoi effetti, indotti anche dall’uso non meglio precisato, anzi soltanto insinuato, di sostanze stupefacenti:

. Nothing could exceed his energy when the working fit was upon him; but now and again a reaction would seize him, and for days on end he would lie upon the sofa in the sitting-room, hardly uttering a word or moving a muscle fromvlcsnap-2015-12-02-19h40m13s256 morning to night. On these occasions I have noticed such a dreamy, vacant expression in his eyes, that I might have suspected him of being addicted to the use of some narcotic, had not the temperance and cleanliness of his whole life forbidden such a notion.

 

Nulla poteva fiaccare la sua energia quando era al lavoro su un caso; eppure talvolta sembrava vittima di una strana reazione e  giaceva per giorni sul sofà del soggiorno, mormorando a stento qualche parola e senza muovere un muscolo dal mattino alla sera. In queste occasioni io ho notato un’ espressione così vacua e assorta nei suoi occhi che avrei potuto sospettare la dipendenza da qualche narcotico, se la sua condotta di vita così semplice e morigerata non avesse invalidato una simile supposizione.

 

La figura di Watson riveste poi un ruolo indispensabile nel mito di resurrezione di Sherlock Holmes: quello del testimone credente.I miti di morte e rinascita sono da sempre presenti nelle  diverse versioni del culto solare,  legate come sono al ciclo astronomico della morte del sole nei mesi invernali e della sua rinascita  nell’equinozio di primavera; su questo schema si sarebbero  variamente innestate anche la mitologia e la simbologia cristiana (la crocifissione alluderebbe all’intersezione dell’eclittica e dell’orizzonte celeste nel punto della Bilancia, coincidente con l’equinozio d’autunno). Così, in The Final Problem, Sherlock Holmes, lottando con il suo nemico James Moriarty ( Python, il serpente simbolo della scienza del Male), riesce a salvarsi dall’abisso,e preparando la finzione della propria morte, si predispone ad unresurrezione mitica. ; la messinscena è talmente brillante da gettare Watson nella disperazione, vedendo le orme di Holmes e Moriarty inoltrarsi sul terreno fangoso che conduce al precipizio delle cascate Reichenbach e nessuna serie di orme in senso contrario che annunciasse una possibile salvezza dell’amico:

 I stood for a minute or two to collect myself, for I was dazed with the horror of the thing. […]Two lines of footmarks were clearly marked along the farther end of the path, botvlcsnap-2015-11-03-22h08m43s460h leading away from m
e. There were none returning. A few yards from the end the soil was all ploughed up into a patch of mud, and the branches and ferns which fringed the chasm were torn and bedraggled. I lay upon my face and peered over with the spray spouting up all around me. It
had darkened since I left, and now I could only see here and there the glistening of moisture upon the black walls, and far away down at the end of the shaft the gleam of the broken water. I shouted; but only the same half-human cry of the fall was borne back to my ears.

Rimasi impietrito per un minuto o due, cercando di riprendermi, atterrito dall’orrore dell’accaduto.Due serie di impronte erano chiaramente evidenti fino al limite estremo del sentiero, ed entrambe si allontanavano da me. Non c’era nessuna serie di impronte che ritornassero in senso contrario.A pochi metri dalla fine del sentiero il suolo era ingoiato dal fango e i cespugli e gli arbusti che circondavano l’abisso erano secchi e spezzati. Mi sdraiai faccia a terra e rimasi sdraiato al suolo con gli spruzzi che mi arrivavano addosso.
Era già buio quando mi rialzai, e potevo vedere soltanto le gocce luccicare ulla pareti di roccia  scura  e più giù, alla fine della cascata, il biancheggiare dei frangenti.Urlai; ma soltanto il grido semi-umano della cascata  risuonò  alle mie orecchie in risposta

.Le parole con  cui Watson conclude il racconto sulla morte di Sherlock Holmes,  reprimendo il proprio dolore per rendere giustizia alla sua memoria infangata dalle menzogne pubblicate dal fratello di Moriarty  I have now been compelled to […] clear his memory by attacks upon him I shall ever regard as the best and the wisest man whom I have ever known, «Sono stato costretto a[…]ripulire dagli attacchi che gli sono stati rivolti la memoria di colui che io considererò per sempre l’uomo più saggio e più giusto che abbia mai conosciuto») sono verosimilmente una citazione del Fedone  platonico – il dialogo che racconta la morte di Socrate-(come anche altri hanno notato, ad esempio qui):

. Questa, o Echècrate, fu la fine dell’amico nostro: un uomo, noi possiamo dirlo, di quelli che allora conoscemmo il migliore; e senza paragone il più savio e il più giusto. 

Quando finalmente  in The Empty House, Sherlock Holmes si  ripresenta dopo tre anni all’amico sotto le mentite spoglie di un anziano collezionista di libri, salvo poi rivelarsi al momento opportuno, provoca a Watson uno svenimento, plausibilissimo sul piano letterale, che pure alluderebbe all’impossibilità per la sua mente comune di accettare e comprendere le immense implicazioni di quell’evento (“all’alta fantasia qui mancò possa”).  :

I moved my head to look at the cabinet behind me. When I turned again Sherlock Holmes was standing smiling at me across my study table. I rose to my feet, stared at him for some seconds in utter amazement, and then it appears that I must have fainted for the first and the last time in my life. Certainly a grey mist swirled before my eyes, and when it cleared I found my collar-ends undone and the tingling after-taste of brandy upon my lips. Holmes was bending over my chair, his flask in his hand. “My dear Watson,” said the well-remembered voice, “I owe you a thousand apologies. I had no idea that you would vlcsnap-2015-10-30-23h46m52s680be so affected.” I gripped him by the arm. “Holmes!” I cried. “Is it really you? Can it indeed be that you are alive? Is it possible that you succeeded in climbing out of that awful abyss?” “Wait a moment,” said he. “Are you sure that you are really fit to discuss things? I have given you a serious shock by my unnecessarily dramatic reappearance.” “I am all right, but indeed, Holmes, I can hardly believe my eyes. Good heavens, to think that you—you of all men—should be standing in my study!” Again I gripped him by the sleeve and felt the thin, sinewy arm beneath it. “Well, you’re not a spirit, anyhow,” said I. “My dear chap, I am overjoyed to see you. Sit down and tell me how you came alive out of that dreadful chasm.”

Voltai la testa per guardare il muro dietro di me.Quando mi girai sherlock Holmes era lì in piedi, che mi sorrideva.Io balzai in piedi, rimasi lì a fissarlo per alcuni secondi e poi, come dopo apparve chiaro, devo essere svenuto per la prima ed ultima volta nella mia vita.Certo una densa nebbia calò davanti ai miei occhi, e quando la visione ritornò chiara ritrovai il mio colletto slacciato e il gusto del brandy sulle labbra. Holmes era chino sulla mia sedia, con la fiaschetta tra le mani. «Mio caro Watson», disse la voce a me ben nota «vi devo un milione di scuse. Non immaginavo che ne sareste stato così sconvolto».Lo presi per il braccio« Sherlock», esclamai, « Siete davvero voi?Posso davvero credere che siate vivo? Che siate riuscito a tirarvi fuori da quell’orribile abisso?»«Un momento»,«siete sicuro di essere in grado di discutere? Vi ho causato un vero shock con la mia riapparizione così inutilmente teatrale»«Sto bene, Holmes, ma riesco a stento a credere ai miei occhi.Dio mio, pensare che voi-proprio voi fra tutti gli uomini- siete qui in piedi nel mio studio» e di nuovo lo presi per la manica e sentii sotto di quella il braccio magro e flessuosoBe’, non siete un fantasma, a quanto pare»,dissi.«Amico mio, sono sopraffatto dalla gioia di rivedervi. Sedetevi e raccontatemi come vi siete tratto in salvo da quell’abisso mortale».

 Il racconto di Watson, che appare sopraffatto dall’apparizione dell’amico e che gli stringe il braccio per accertarsi che egli sia ritornato in carne ed ossa  riecheggia i racconti evangelici dell’apparizione di Gesù agli Apostoli, della rivelazione di Emmaus e dell’incredulità di Tommaso, e un’eco evangelica si coglie nel racconto dello stesso Holmes, che dopo aver amorevolmente ristorato il povero Watson con un sorso di brandy dalla sua fiaschetta personale, sottolinea come, sfuggito all’orrore dell’abisso che pure minacciava di inghiottirlo, fosse stato assolutamente necessario lasciare che tutti lo credessero morto, per la sua propria incolumità , visto che gli accoliti di Moriarty ,che pure desideravano eliminarlo ,erano ancora in vita. A questo scopo, dunque, era assolutamente necessario che Watson fosse persuaso aldilà di ogni dubbio della morte dell’amico, o il suo racconto – la fondazione del mito di resurrezione, indirizzata segnatamente ai lettori che non si erano rassegnati alla scomparsa del detective- non sarebbe stato sufficientemente convincente.

On the whole, then, it was best that I should risk the climb. It was not a pleasant business, Watson. The fall roared beneath me. I am not a fanciful person, but I give you my word that I seemed to hear Moriarty’s voice screaming at me out of the vlcsnap-2015-11-03-21h54m56s452abyss. […]. I owe you many apologies, my dear Watson, but it was all-important that it should be thought I was dead, and it is quite certain that you would not have written so convincing an account of my unhappy end had you not yourself thought that it was true. Several times during the last three years I have taken up my pen to write to you, but always I feared lest your affectionate regard for me should tempt you to some indiscretion which would betray my secret.

Tutto considerato, dunque, la cosa migliore era tentare l’abisso. Non è stato piacevole, Watson. La cascata ruggiva sotto di me. Non sono certo una persona impressionabile, ma vi do la mia parola che mi sembrava di sentire la voce di Moriarty che mi chiamava dall’abisso.[…]Vi devo molte scuse, caro Watson, ma era fondamentale che io fossi ritenuto morto, e voi non avreste scritto un così convincente resoconto della mia infelice fine se non foste stato assolutamente convinto che fosse vero.Diverse volte, durante gli ultimi tre anni, ho preso la penna per scrivervi, ma temevo che il vostro affetto nei miei riguardi vi avrebbe tentato di fare rivelazioni che avrebbero tradito il mio segreto.


Il superamento delle prove dell’ apprendistato di Watson, coincide finalmente con la visione , sia pure fuggevole, della divinità nel suo aspetto più  benigno e splendente; ed è così che in una delle raccolta più tarde, The Casebook of Sherlock Holmes (Il taccuino di Sherlock Holmes) ad un Watson ferito Sherlock si mostra nelle vesti di Apollo Peana, ovvero il  Risanatore e Soccorritore. Sarà lo stesso Watson a riconoscere che la rivelazione della lealtà e dell’amore di Holmes, e di un cuore altrettanto nobile della sua intelligenza costituiscono il punto culminante del suo servitium:

I had a vision of him sprawling upon the floor with blood running down his face while Holmes rummaged him for weapons. Then my friend’s wiry arms were vlcsnap-2015-12-02-17h27m56s735round me, and he was leading me to a chair. “You’re not hurt, Watson? For God’s sake, say that you are not hurt!” It was worth a wound—it was worth many wounds—to
know the depth of loyalty and love which lay behind that cold mask.  The clear, hard eyes were dimmed for a moment, and the firm lips were shaking. For the one and only time I caught a glimpse of a great heart as well as of a great brain. All my years of humble but single-minded service culminated in that moment of revelation. “It’s nothing, Holmes. It’s a mere scratch.”

vlcsnap-2015-11-04-18h51m36s226 “You are right,” he cried with an immense sigh of relief. “It is quite superficial.” His face set like flint as he glared at our prisoner, who was sitting up with a dazed face. “By the Lord, it is as well for you. If you had killed Watson, you would not have got out of this room alive. “

«Non siete ferito, Watson? Per amor del cielo, ditemi che non siete ferito!»Valeva il prezzo di una ferita- Valeva il prezzo di molte ferite- scoprire la profondità della devozione e dell’amore celata sotto quella fredda maschera.I suoi occhi nitidi e fermi si offuscarono per un istante, e le sue labbra tremavano. Per la prima ed unica volta ebbi la visione fuggevole di un gran cuore, oltre che di una grande mente. Tutti i miei anni di umile e fedele apprendistato culminarono in quel momento di rivelazione. «Non è nulla Holmes, è solo un graffio». «Avete ragione», esclamò con un immenso sospiro di sollievo, «è piuttosto superficiale». Il suo volto divenne duro quando si rivolse verso il prigionero, che si era tirato a sedere con un’espressione confusa.«In nome di Dio, buon per voi.Se aveste ucciso Watson non avreste lasciato questa stanza da vivo».

 Alla vista di Watson in pericolo  Sherlock Holmes non esita a trasformarsi nel Vendicatore, come Apollo Loxia che infuriato stermina i Ciclopi per vendicarsi contro Zeus e Ade dell’uccisione di Asclepio, secondo la versione del mito  tramandata da Diodoro Siculo, e che dunque ci riconduce anche, appropriatamente, all’identità mitica  del Dottor Watson.  Asclepio, infatti,  la cui paternità  sarebbe appunto riconducibile al dio Apollo, era stato ucciso da Zeus perché strappava troppi uomini dal regno dei morti riconducendoli alla vita, proprio come  lo stesso dottor Watson (che è un medico, come Asclepio, e come Asclepio è disceso negli inferi – della guerra afghana) ci racconta esplicitamente di aver fatto in The Greek Interpreter:

-Mr. Melas, however, stilvlcsnap-2015-11-04-23h01m38s390l lived, and in less than an hour, with the aid of ammonia and brandy I had the
n of seeing him open his eyes, and of knowing that my hand had drawn him back from that dark valley in which all paths meet.

Mister Melas, comunque, sopravvisse, e in meno di un’ora, con l’aiuto di ammoniaca e brandy, ebbi la soddisfazione di vederlo riaprire gli occhi e di averlo di mia mano riportato indietro da quella nera valle a cui tutti i sentieri conducono.

Watson, dunque, mostra gli attributi mitici di Asclepio ed Hermes, con la sua capacità di ricohermesndurre i morti alla luce attraverso la scienza medica (lo stesso  Hermes avrebbe simbolicamente donato ad Asclepio il caduceo, il bastone con i serpenti attorcigliati) .Hermes è il dio della parola, animato dalla  curiositas inesauribile , attributo che perfettamente si concilia, come abbiamo visto, con la personalità di Watson e con la sua attività di biografo e narratore delle imprese di Sherlock Holmes  . Se a questo si aggiunge che Hermes e Asclepio sono, nella tradizione mitologica, gli unici  per i quali Apollo, legato da un amore fraterno e filiale, come testimoniano  i deliziosi  Dialoghi degli dèi   di Luciano di Samosata, apparirà evidente come  il ruolo di Watson, dunque, non sia affatto umile o secondario, come afferma egli stesso, né tantomeno casuale; perché è proprio lui che, stimolando e aguzzando le facoltà apollinee di Sherlock Holmes , ne provoca  finalmente una reazione empatica, una discesa verso una dimensione- ed una condizione- più umana.


RISORSE E NOTE A MARGINE

-Traduzioni, corsivi e grassetti nel testo sono miei;

-Tra le risorse trovate in rete, segnalo in particolare queste relative alla contaminazione tra i culti delle diverse divinità solari e allo  studio sul druidismo; il materiale a disposizione è in effetti molto più vasto, ma io ho preferito limitarmi ad indicare risorse che si mantengano  aderenti ad una prospettiva prettamente antropologica, evitando derive esoteriche che aprirerebbero scenari troppo complessi e rischierebbero eventualmente di urtare la sensibilità di chi legge;

-Sono certamente note a tutti le connessioni della figura di Socrate con il culto di Apollo, a cui egli stesso allude, secondo la testimonianza di Platone, nell’Apologia  pronunciata in sua difesa contro le accuse rivoltegli dai Trenta Tiranni, attribuendo alla Pizia, sacerdotessa del santuario di Delfi, il responso secondo cui egli sarebbe stato riconosciuto dal dio come il più sapiente degli uomini responso,che egli, come si può leggere qui non si limita ad accettare ma che si adopera ad investigare per comprenderne il senso:

  Vi prego di non schiamazzare, o Ateniesi,se vi sono sembrato alquanto presuntuoso, perché ad attribuirmi tale sapienza, se pur ne posseggo alcuna, non sono io, ma uno che per voi è degno di fede: il Dio di Delfo. Voi conoscevate certamente Cherefonte. Egli mi fu amico fin dalla giovinezza e amico fu al vostro popolo e con voi fuggì in esilio e con voi tornò. […]. Ebbene, costui, essendosi recato una volta a Delfo, ecco su che cosa osò interrogare il Dio […]Egli, dunque, interrogò il Dio persapere se vifosse qualcuno più sapiente di me. La Pitia rispose che nessuno era più sapiente. E di questo responso dell’oracolo vi potrà dare testimonianza il fratello di Cherefonte qui presente, essendo egli morto.  Ho raccontato questo perché possiate osservare come sia nata la calunnia. Quando io conobbi le parole dell’oracolo pensai così fra di me: “Che cosa vuole mai dire Dio? Giacché io non misento affatto di essere sapiente.  Quale è il senso allora delle sue parole? Certo non è possibile che egli menta”. E stetti molto tempo in dubbio senza riuscire a comprendere che cosa avesse mai voluto significare. E fu così che, mio malgrado, mi decisi a venirne a capo. 

Ulteriore rimando al culto di Apollo e delle figure a lui satelliti,  si trova nella conclusione del Fedone, dove  le ultime parole di Socrate sono rivolte agli amici per chiedere loro di sacrificare un gallo ad Asclepio.

-La principale testimonianze mitografica su  Apollo vendicatore di Asclepio e sterminatore dei Giganti si ha in Diodoro Siculo ;

-Il violino di Sherlock Holmes, che egli suona discretamente e che lo aiuta a concentrarsi durante la soluzione dei casi,è un altro attributo apollineo classico: può essere infatti considerato l’evoluzione della lira di Apollo, strumento inventato da Ermes e donato poi da Apollo ad Orfeo,prima di trasformarsi, alla morte di quest’ultimo, nella  costellazione omonima

-Le  immagini del post sono relative alla serie TV Sherlock , prodotta dalla BBC   finora in tre stagioni, dal 2010 al 2014, scritta da Steven Moffat e Mark Gatiss, interpretata da  Benedict Cumberbatch e Martin Freeman, serie che ho amato moltissimo perché, nonostante la rivisitazione sufficientemente ardita e l’ambientazione contemporanea presenta  una sorprendente accuratezza filologica e appare intessuta di citazioni e rimandi al testo di Sir Arthur Conan Doyle ,tra cui  quasi tutti i brani qui riportati, cosa che chiunque conosca bene- o voglia conoscere- la serie avrà modo di verificare. [notevolissima anche la rete di allusioni, citazioni, riprese formulari tra un episodio e l’altro delle diverse stagioni, ma questa è tutt’altra questione].  Noto a margine che  sono responsabilmente consapevole della deriva seriale degli asterismi di questo blog .

-A riprova di come gli  attributi ermetici del personaggio del dottor Watson trascendano addirittura i confini della pagina scritta per concretizzarsi nel mondo attuale (posto interamente dall’uso di Internet sotto il segno dell’inflazione ermetica, come Hillman spiega bene), ecco a voi, miei increduli lettori, il  blog del dottor Watsonpiù volte citato nella seria ma che fuori dalla serie vive ed esiste autonomamente.

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6 comments

  1. @carloesse
    Quanto più mi dico “ Questa volta hai esagerato ” tanto più trovo conferme di plausibilità, per così dire, che vanno molto aldilà di quanto potrei mai sperare (potenza e realtà dell’inconscio collettivo(??)), che finiscono per configurare alla fine ogni sorta di Asterismi giudiziosi 😛
    Un saluto e mille grazie 🙂

  2. Effettivamente l’ audacia non manca, in questo blog. Accostamenti sempre più arditi che leggo sempre con curiosità e mi prendo tempo per giudicare. In ogni caso, interventi che attraggono e lasciano traccia. ( Non conoscendo l’ inglese ho letto rapidamente il tuo ultimo post, basandomi sulla fiducia nei tuoi confronti di saper ben dimostrare con giudizio ogni arditezza…) .

  3. @Renza
    Capisco che molti degli accostamenti di cui scrivo possano sembrare quantomeno bizzarri, perché tali appaiono in prima battuta anche ai miei occhi; tuttavia io resto profondamente convinta del fatto che il patrimonio mitico occidentale resista indenne- e perenne- nei secoli proprio grazie alla sua capacità di trasformarsi, di assumere le vesti del tempo e del luogo in cui riappare.
    Quanto al testo in inglese, in effetti ritengo anch’io opportuno e doveroso inserire la traduzione, solo che, per non “appesantire” ulteriormente un post già abbastanza indigesto,sto aspettando di scoprire come fare ad inserire un relativo link- o un menu a scomparsa.;-)
    E’ sempre un piacere leggerti, un saluto e mille grazie

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