Parigi,o cara

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E gli uomini vollero piuttosto le tenebre che la luce

Quale salvezza, in questo spazio rado
di pulviscolo. Quale dannazione
segnare rotte estreme del pensiero
e strenui fuochi accendere sul nulla

che lo sguardo percorre palmo a palmo
e misura in pazienza. Del confine
ultimo, null’altro riuscirebbe
a resistere, nulla altro che il fuoco,

a parlare alla polvere e allo spazio,
a parlare con Dio. Resiste il fuoco
ma non rivela quanto di memoria

del principio rimanga nel suo seno,
quanta cenere attorno e quale grido
abbia disperso invano l’esplosione.

Francesco Giuntini, Proxima centauri (Il senso della misura)

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6 comments

  1. Grazie, Dragoval, di questa splendida, terribile poesia, così rappresentativa di un momento in cui non resta più niente di sensato da dire.

    1. @Renza
      Ti ringrazio molto.
      In queste circostanze , si sa, qualsiasi cosa si dica il rischio di cadere nella retorica è costante e forse inevitabile.
      Ma è pur sempre preferibile al silenzio. Perché, se di quanto accaduto a Parigi non si può parlare, non si può e non si deve per contro- secondo me- neppure tacere.
      Un saluto e mille grazie ancora

  2. I francesi graziaddio hanno sempre avuto un grande dono, quello di saper esprimere meglio di chiunque altro la leggerezza, anche in momenti bui, anche parlando di cose profonde.
    Ecco forse perchè dopo una prima reazione di rabbia e di sgomento, mi è venuta una gran voglia di riascoltare Charles Trenet (“La mer”, oppure “Boum” – che ci richiama esplosioni di un altro tipo…) o di rileggere quel piccolo gioiellino che è “La vita davanti a se” di Romain Gary, un vero inno all’accoglienza, alla tolleranza e al superamento di ogni differenziazione culturale o etnica, e che non cade mai nel banale, nel sentimentalismo o nella retorica, proprio grazie al suo magico equilibrio tra profondità e leggerezza.

    1. @carloesse
      Amo Trenet, e ancor più profondamente ho amato La vita davanti a sé: e anche se la leggerezza, probabilmente, è la risposta alla tragedia, è difficile entrare in the mood .
      Almeno adesso, almeno per un po’.
      Invidio dichiaratamente chi ne è capace.
      Un saluto e mille grazie

  3. A proposito della capacità dei francesi di reagire alle tragedie “anche” con leggerezza: non ho mai apprezzato le vignette di Charlie Hebdo, le ho sempre trovate pesanti e di cattivo gusto. Ma questa volta, la vignetta che hanno scelto per la copertina del numero del giornale uscito subito dopo quel tragico venerdi notte l’ho trovata molto bella.
    Per chi ancora non la conoscesse, la si può vedere ad esempio qui
    http://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2015/11/17/parigi-charlie-hebdo-hanno-armi-ma-noi-abbiamo-champagne_e3fe396c-ba2a-41ea-85d9-62c67f60dccc.html

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