Stabat lupus. Fedro e Sciascia (e lo spettro di Orwell)

Aesopus-moralizatus-in-Napoli-per-F.-Del-Tuppo-il-Lupo-e-lAgnello-1485In un suo recente articolo pubblicato sul  Corriere della Sera, Paolo Giordano rifletteva sull’importanza dei simboli colpiti e sulla rapidità con cui se ne creano di nuovi.  Se è vero- come è vero- che la nostra mente pensa essenzialmente per simboli ed immagini, non c’è forse nessun altro simbolo che possa descrivere l’illogicità della violenza e della strage fine a sé stessa come la favola del lupo e dell’agnello, immortale apologo delle vessazioni atroci e gratuite del più forte sul più debole. Non intendo addentrarmi qui in complesse discettazioni sullo scenario geo-storico-politico (a sua volta intessuto di atrocità) in  cui l’orrore di questi giorni- di questi ultimi anni- è nato ed ipertroficamente cresciuto; ne parlo qui perché ne ho scoperto una sorta di rilettura radicale di un giovanissimo Sciascia, che  se mi ha fatto amaramente riflettere mi ha  fatto anche,ancor più amaramente, sorridere.


Le favole di Fedro, com’è noto, nascono sul modello esopeo nella Roma di Augusto, che conosce finalmente una tregua  nella successione orribile di cinquant’anni di guerre civili. Ma la pax augustea ,oltre il velo della download (41)propaganda, è una pace armata, tesa naturalmente alla conservazione e alla perpetuazione dinastica del potere e del controllo della res publica  (divenuta in buona parte  res privata anche sul piano propriamente giuridico, oltre che metaforico, essendo  le province  strategiche dell’impero  annesse al patrimonio privato del  princeps). Lo stesso Fedro, schiavo liberato, ex familiaris di Augusto, conosce bene i meccanismi immutabili dei rapporti di forza, e non è un caso che la favola del lupo e dell’agnello sia posta proprio come incipit della sua raccolta.

Lupus et agnus
Ad rivum eundem lupus et agnus venerant,
siti compulsi. Superior stabat lupus,
longeque inferior agnus. Tunc fauce improba
latro incitatus iurgii causam intulit;
‘Cur’ inquit ‘turbulentam fecisti mihi
aquam bibenti?’ Laniger contra timens
‘Qui possum, quaeso, facere quod quereris, lupe?
A te decurrit ad meos haustus liquor’.
Repulsus ille veritatis viribus
‘Ante hos sex menses male’ ait ‘dixisti mihi’.
Respondit agnus ‘Equidem natus non eram’.
‘Pater hercle tuus’ ille inquit ‘male dixit mihi’;
atque ita correptum lacerat iniusta nece.
Haec propter illos scripta est homines fabula
qui fictis causis innocentes opprimunt.

Un lupo ed un agnello si ritrovarono insieme presso un ruscello, spinti dalla sete.Il lupo era più in alto, l’agnello più in basso. Allora il brigante, aprendo le fauci spaventose, irato iniziò a litigare con l’agnello. “Perché”, disse,” intorbidi l’acqua a me che devo bere?”. E l’agnello, di contro, tremante:” Come potrei mai fare, lupo? L’acqua scorre da te a me”- Egli, respinto dall’evidenza, insiste:”Sei mesi fa hai parlato male di me”. L’agnello risponde:”Sei mesi fa non ero ancora nato”. “Allora è stato tuo padre”, dice il lupo,” a parlare male di me”. E così, abbrancatolo, ingiustamente lo sbrana . Questa favola è dedicata a tutti coloro che opprimono gli innocenti in virtù di pretesti assurdi.


Le Favole della dittatura  , datate 1950, costituiscono una sorta di apprendistato letterario di Sciascia, un insieme di prove tecniche espunte poi dallo stesso autore dal canone delle proprie opere. Qui download (40)Sciascia testimonia, innanzitutto, la devozione per i propri maestri francesi (Montaigne e La Rochefocauld  su tutti), ma recupera anche la recente lezione orwelliana di  quell’apologo distopico che è Animal Farm, (La fattoria degli animali) da cui non a caso è tratta la citazione in exergo  all’opera:

«Non c’era da chiedersi ora che cosa fosse successo al viso dei maiali. Le creature di fuori guardavano dal maiale all’uomo, dall’uomo al maiale e ancora dal maiale all’uomo, ma già era loro impossibile distinguere fra i due».

La riscrittura di Sciascia  è nettamente più essenziale e graffiante, evidentemente memore del livello di perfidia  paranoica propria dei regimi totalitari. Per il lupo di Sciascia, infatti, lo psicoreato  di orwelliana memoria è già ragione più che sufficiente a scatenare la violenza  dei più forti (forti perché armati, naturalmente, di denti, di coltelli, di kalasnikov) contro gli agnelli inermi e indifesi. Non solo Animal Farm, dunque, ma anche  – direi soprattutto- 1984 (la prima edizione tradotta dell’opera, a firma di Gabriele Baldini, è dello stesso anno delle Favole)

So quel che pensi

Superior stabat lupus: e l’agnello lo vide nello specchio torbido dell’acqua. Lasciò di bere, e stette a fissare quella terribile immagine specchiata. “Questa volta non ho tempo da perdere”, disse il lupo: “Ed ho contro di te un argomento ben più valido dell’antico: so quel che pensi e non provarti a negarlo”. E d’un balzo gli fu sopra a lacerarlo.


 

RISORSE E NOTE A MARGINE

Il testo delle favole di Fedro ( con traduzione italiana);

Il sito  di Salvatore Lo Reggio da cui è stato tratto il testo della favola di Sciascia;

-Le Favole della dittatura edite da Adelphi – come del resto l’intera opera di Sciascia e il contributo di Domenico Scarpa

-La  favola immaginata da Mauro Biani – la sola risposta possibile alla dittatura dei lupi di qualsiasi specie e di qualsiasi tempo convinti che l’ignoranza sia forza.

guerra-civilta-bimbi-il-manifesto

 

 

 

 

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7 comments

  1. L’illogicità della violenza. Ecco, questa è una cosa che ho sempre pensato. Le colpe di certe degenerazioni, sia antiche che attuali, stanno sempre da più parti – lo sappiamo bene – ma la violenza non andrebbe comunque mai e in nessun modo giustificata. E anche rispondere alla violenza con altrettanta violenza non porta a delle risoluzioni, anzi. Ma purtroppo, come diceva qualcuno, homo homini lupus. E quando ci sono sotto degli interessi personali che si moltiplicano, sia da una parte che dall’altra, camuffandosi con vari pretesti, diventa veramente difficile sperare in un futuro migliore.

    1. @Alessandra
      Sono -purtroppo – d’accordo. Tutta questa orribile faccenda copre interessi – e connivenze – inconfessabili, e sarei pronta a scommettere che c’è già chi, in cuor suo, pregusta la dolcezza degli affari della ricostruzione.Quando questa storia sarà finita- non sarà mai troppo presto- l’assetto geopolitico apparirà notevolmente mutato, come pure i rapporti di forza tra le potenze occidentali.
      Con buona pace delle vittime.
      Un saluto e grazie

  2. So quello che pensi… e quindi l’ attacco non a ciò che si fa ma a ciò che si è. Come molti analisti hanno sottolineato . E sicuramente non conoscevano questa favola della dittatura di Sciascia, altra luce in questa oscurità in cui siamo immersi. Ciao, Dragoval.

    1. @ Renza
      Colpisco quello che sei perché so che non potrà mai appartenermi. Nel nome di Dio celo la disperata delusione per tutte le false promesse di paradisi di felicità inarrivabile con cui continuamente ci adescano le sirene del Sistema. Forse il lupo, nella sua paranoia, si scaglia contro l’agnello solo perché vorrebbe che questi la smettesse di mentirgli, una buona volta.
      Quanto a Sciascia, io credo che ancora per molti- per troppi- sia un autore ingombrante, con quella sua ostinazione nel denunciare la nudità del re.
      Un saluto a te, Renza, e grazie

  3. Non conoscevo questa favola di Sciascia. A scuola (primo anno delle medie) abbiamo appena terminato l’analisi del genere “favola”, trattando, ovviamente anche Il lupo e l’agnello, con le sue rivisitazioni; sarebbe stato uno spunto inetressante quello di far leggere So quel che pensi per avviare una riflessione attuale… lo terrò buono per la letteratura latina, con gli alunni più grandi e – si spera – più propensi a cogliere l’amara attualità di questa lezione. Grazie per questa occasione di riflessione profonda. Cristina

    1. @Athenae noctua
      Innanzitutto ciao e grazie mille per essere passata di qui :-).
      In realtà neanch’io conoscevo queste favole di Sciascia fino a qualche giorno fa, quando mi riecheggiava nella mente il titolo di Favole della dittatura senza però una contestualizzazione precisa….poi ho scoperto e approfondito, e, dati i tempi, il paragone mi è sembrato inevitabile.
      Scopro con piacere che siamo colleghe….. :-).
      Un saluto e a presto, spero 🙂
      Valeria
      ps il tuo blog è molto interessante, e il nome che hai scelto delizioso 😉

      1. Grazie di cuore, anche questo tuo spazio è molto interessante: lo seguo da un po’ e finalmente ho trovato l’occasione per lasciare un segno del mio passaggio. E’ un piacere fare la tua conoscenza e di sicuro ci risentiremo! 😉

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