Diogene’s Cl(L)ub(amp). Mitografia di Sherlock Holmes/2

 

Le mitografie possibili nella saga di Sherlock Holmes  non si limitano alla figura del protagonista  e di John Watson. Un altro personaggio a tale riguardo estremamente interessante è Mycroft Holmes, il fratello invisibile e quasi ignoto di Sherlock, che  con la sua insensibilità, il suo amore per l’ombra, la segretezza e l’importanza del lavoroche svolge risponde pienamente all’archetipo di un’ altra divinità invisibile.

[Se mentre state leggendo la vostra attenzione è disturbata dall’assillante domanda su che cosa c’entri Oscar Wilde, che tutti avrete certamente riconosciuto, così piazzato lì in bella vista,  non posso che rassicurarvi sul fatto che se avrete la pazienza di leggere il resto del post scoprirete che qualcosa c’entra, fidatevi]

La figura di Mycroft Holmes viene introdotta per la prima volta all’inizio del racconto The Greek Interpreter (L’interprete greco), in cui Sherlock Holmes, nell’ambito di un’animata discussione che pur spaziando dalla moda spasmodica dei club del golf alle cause che determinano il cambiamento di un’orbita eclittica era essenzialmente incentrata sulla questione dell’ereditarietà dei caratteri (e dunque dell’eccezionale talento del detective nella scienza della deduzione), fa per la prima volta riferimento all’esistenza di un fratello maggiore, “dotato in un grado più alto delle sue stesse qualità”([M]y brother Mycroft possesses it in a larger degree than I do)

“I said that he was my superior in observation and deduction. If the art of the detective began and ended in reasoning from an armchair, my brother would be the greatest criminal agent that ever lived. But he has no ambition and no energy. He will not even go out of his way to verify his own solutions, and would rather be considered wrong than take the trouble to prove himself right. Again and again I have taken a problem to him, and have received an explanation which has afterwards proved vlcsnap-2015-11-01-22h09m46s237to be the correct one. And yet he was absolutely incapable of working out the practical points which must be gone into before a case could be laid before a judge or jury.” “It is not his profession, then?” “By no means. What is to me a means of livelihood is to him the merest hobby of a dilettante. He has an extraordinary faculty for figures, and audits the books in some of the government departments. Mycroft lodges in Pall Mall, and he walks round the corner into Whitehall every morning and back every evening. From year’s end to year’s end he takes no other exercise, and is seen nowhere else, except only in the Diogenes Club,which is just opposite his rooms.” “I cannot recall the name.” 

Ho detto che mi è superiore nell’arte della deduzione e dell’osservazione. Se l’arte dell’investigazione iniziasse e terminasse ragionando in una poltrona, mio fratello sarebbe il più grande agente di polizia criminale mai esistito. Ma egli non ha ambizioni né energia Non gli interessa neppure verificare le proprie ipotesi, e preferisce essere giudicato in torto piuttosto che impegnarsi a dimostrare di avere ragione. Tutte le volte che gli ho sottoposto un problema, ho ricevuto una spiegazione che si è poi, nel corso del tempo, sempre rivelata essere quella esatta. Eppure egli sembra assolutamente incapace di procedere nell’effettiva realizzazione di quei passaggi indispensabili affinché un caso possa essere presentato dinanzi ad un tribunale”.”Non è la sua professione, dunque?” “No, assolutamente. Ciò che per me costituisce una questione vitale è per lui un mero passatempo da dilettanti. Ha una straordinaria capacità di calcolo e controlla i libri  contabili di alcuni dipartimenti governativi . Da un capodanno all’altro non compie nessun altro esercizio, né lo si vede in nessun altro luogo se non al Club di Diogene”.”Il club di Diogene? Non riesco a ricordarmene”.

Alla perplessità di Watson nel sentire il nome del Diogene’s Club, Sherlock Holmes risponde di non stupirsi della sua risposta, visto che questo  non è altro che il luogo in cui letteralmente si rintanano i più strani, abbienti ed influenti misantropi della città, che odiano la compagnia dei propri simili ma non disdegnano comode e lussuose poltrone in cui sprofondare bevendo tè e  tenendosi informati attraverso gli ultimi numeri di riviste e  periodici. Altrettanto  singolari,  è proprio il caso di dire, le regole del club: il non dare segno di accorgersi o di voler notare cosa stiano facendo gli altri membri e l’infrangibile regola del silenzio, la cui violazione, sia pure fortuita, se ripetuta per tre volte costa al malcapitato l’espulsione .

“Very likely not. There are many men in London, you know, who, some from shyness, some from misanthropy, have no wish for the company of their fellows. vlcsnap-2015-11-28-09h32m06s269Yet they are not averse to comfortable chairs and the latest periodicals. It is for the convenience of these that the Diogenes Club was started, and it now contains the most unsociable and unclubable men in town. No member is permitted to take the least notice of any other one. Save in the Stranger’s Room, no talking is, under any circumstances, allowed, and three offences, if brought to the notice of the committee, render the talker liable to expulsion. My brother was one of the founders, and I have myself found it a very soothing atmosphere.”

Verosimilmente no.Ci sono molti uomini, a Londra, i quali, chi per timidezza, chi per misantropia, non hanno alcun desiderio della compagnia dei loro simili. Nondimeno, non sono certo contrari a comode poltrone e agli ultimi numeri delle riviste. È a beneficio di questi che il Diogene’s Club è stato fondato, e ora riunisce i più incalliti misantropi della città, impossibili da includere in qualsiasi altro club . A nessun membro è consentito minimamente di prendere nota degli altri.Salvo che nella Stanza degli Ospiti, non è consentito parlare in nessun caso; la terza infrazione di questa regola, se portata all’attenzione dei custodi, rende il conservatore passibile di espulsione.Mio fratello è uno dei fondatori, ed io stesso vi ho trovato un’atmosfera davvero rilassante.

La descrizione fisica di Mycroft Holmes segue di poco le lapidarie conclusioni del fratello (“The Diogenes Club is the queerest club in London, and Mycroft one of the queerest men”. /Il Diogene’s Club è il club più eccentrico di Londra, e Mycroft uno tra gli uomini più eccentrici]).: facendosi strada  fino alla Stanza degli Ospiti  del Club (non senza aver  prima attraversato  la hall in religioso silenzio, naturalmente), Sherlock lascia da solo Watson per un minuto, ritornando poi in compagnia del  suo ospite.

Mycroft Holmes was a much larger and stouter man than Sherlock. His body was absolutely corpulent, but his face, though massive, had preserved something of the sharpness of expression which was so remarkable in that of his brother. His
eyes, which were of a peculiarly light, watery gray, seemed to always retain that far-away, introspective look which I had only observed in Sherlock’s when he was exerting his full powers.

images (33)

Mycroft era un uomo ben  più massiccio e ben piantato di Sherlock. La sua figura era decisamente corpulenta, ma la sua faccia,sebbene grossa,aveva conservato quell’espressione penerante così notevole nel volto del fratello. I suoi occhi, che avevano una luce particolare, di un grigio acquoso, sembravano sempre perduti in quello sguardo lontano, introspettivo, che io avevo osservato soltanto in Sherlock quando egli impiegava al massimo grado tutte le sue facoltà.

Mycroft condivide dunque con Sherlock  l’acume, la perspicacia, la capacità deduttiva. Ma non è tutto. Mycroft infatti è anche dotato di una memoria infallibile, capace di  ricordare, gestire, organizzare al massimo grado di segretezza. Apprendiamo la verità sul suo lavoro  quando egli, infrangendo in via del tutto eccezionale la propria  inalterabile routine, si presenta nell’appartamento del fratello per  coinvolgerlo nel recupero dei progetti del sommergibile Bruce-Partington (The Adventure of the Bruce-Partington Plans): ora che la loro amicizia è stata rinsaldata da tante prove affrontate insieme, Sherlock può abbandonare la discrezione e la prudenza ( One has to be discreet when one talks of high matters of state) e rivelare  a Watson che Mycroft ” non si limita a lavorare per il Governo britannico, ma che egli in alcuni casi è  il Governo britannico” (You are right in thinking that he under the British government. You would also be right in a sense if you said that occasionally he is the British government”).

  “My dear Holmes!” “I thought I might surprise you. Mycroft draws four hundred and fifty pounds a year, remains a subordinate, has no ambitions of any kind, will receive neither honour nor title, but remains the most indispensable man in the country.” “But how?” “Well, his position is unique. He has made it for vlcsnap-2015-11-27-21h20m09s264himself. There has never been anything like it before, nor will be again. He has the tidiest and most orderly brain, with the greatest capacity for storing facts, of any man living. The same great powers which I have turned to the detection of crime he has used for this particular business. The conclusions of every department are passed to him, and he is the central exchange, the clearinghouse, which makes out the balance. All other men are specialists, but his specialism is omniscience. […] In that great brain of his everything is pigeon-holed and can be handed out in an instant. Again and again his word has decided the national policy. 

“Mio caro Holmes!” “Immaginavo che vi avrei sorpreso.Mycroft guadagna quattrocentocinquanta sterline l’anno, rimane un subordinato, è privo di ambizione, non riceve onori né titoli ma rimane l’uomo più indispensabile del paese”.”Ma come?” “Be’, la sua posizione è unica, ed è stato lui a crearla su misura per sé. Non c’è stato né ci sarà mai nulla di simile. Egli ha la mente più pronta e organizzata del mondo e una capacità di classificare e custodire informazioni superiore a quella di ogni altro essere umano.Egli ha impiegato le stesse facoltà da me infuse nell’arte dell’investigazione in questo suo particolare talento. Tutte le ratifiche dei diversi ministeri vengono passate a lui, egli è una sorta di centrale operativa di trasferimento e scambio. Tutti gli altri sono specialisti del proprio settore, la specializzazione di Mycroft è l’onniscienza. In quel suo gran cervello ogni informazione è archiviata e  può essere recuperata in ogni istante. Più volte la sua parola ha determinato le sorti della politica nazionale.

Eppure Mycroft è anche capace di una insospettabile impazienza, nel momento in cui crede di vedere il proprio giudizio messo in discussione e la sicurezza del paese sottovalutata o messa in pericolo dalla superficialità del fratello:

“To act, Sherlock—to act!” cried Mycroft, springing to his feet. “All my instincts 

vlcsnap-2015-11-28-10h13m03s372are against this explanation. Use your powers! Go to the scene of the crime! See the people concerned! Leave no stone unturned! In all your career you have never had so great a chance of serving your country.”

Agire, Sherlock, agire!”, gridò, balzando improvvisamente in piedi “Il mio istinto è del tutto contrario a questa spiegazione. Usa le tue facoltà! Va sulla scena del crimine! Guarda le persone preoccupate! Non lasciare neppure una pietra senza rivoltarla! In tutta la tua carriera non hai mai avuto una simile occasione di servire il tuo paese.

La  divinità invisibile  di cui dicevamo, al cui archetipo si rifà  il personaggio, è naturalmente Ade, il signore del mondo infero, il cui nome  greco significa appunto invisibile.  I caratteri dell’archetipo sono essenzialmente legati all’invisibilità, alla dimensione del profondo, a ciò che è velato, nascosto, occultato e occulto eppure essenziale,  come  sostiene James Hillman ne Il sogno e il mondo infero:

Ade, come è noto, era il dio del profondo, il dio delle cose invisibili. Lui stesso era invisibile, il che potrebbe sottintendere che la trama invisibile sia A­de e che quel quid essenziale, che mantiene le cose nella loro forma, sia il segreto della loro morte. […] E talmente invisibile, anzi, che in tutta l’arte dell’antica Grecia non si trovano rappre­sentazioni idealizzate di questo dio, come avviene invece per gli altri Dei. Ade non aveva emblemi che lo rappresentassero, tranne a volte l’aquila,” e questo rivela il legame oscuro con il fratello, Zeus. Non ci sono sue tracce sulla terra: da lui non discende al­cuna stirpe, alcuna generazione.[…] Tutte queste prove in negativo concorrono però a formare un’immagine precisa, l’immagine di un vuoto, di un’interiorità o profondità che è scono­sciuta ma a cui può essere dato un nome, presente e avvertita benché non veduta. Ade non è un’assenza, è una presenza nascosta, una pienezza invisibile, si potrebbe dire.

Le caratteristiche psicologiche dell’archetipo sono uno sviluppo conseguente dell’invisibilità, del potere (Ade, ricordiamolo, era fratello di Zeus, e sovrano degli Inferi potente e inflessibile- illacrimabilis lo definisce Orazio nell’Ode II,14)ma anche dell’isolamento. L’uomo rispondente all’archetipo Ade è spesso un invisibile, un rifiutato dalla società o che pur ricoprendo un ruolo socialmente importante rifiuta la socialità escludendo gli altri dagli abissi della propria esistenza:

Ade è un essere complicato, che complica la propria stessa vita. è orgoglioso, un despota, un padrone, ma ciò nonostante è timido e maldestro. Soffre senza lamentarsi, perché la sua altera disperazione vorrebbe disprezzare ciò che in realtà adora[…]soffre […]per la propria debolezza di uomo forte.
[…]Ade è timido per orgoglio e umile per fierezza. Se non gli danno il primo posto preferisce l’ultimo. […]La sua mente lo porta a studi occulti, alla filosofia, al sofisma, alla contraddizione, al paradosso, alla dominazione. La sua mente è tenebrosa anche se la sua intelligenza è vivace[…]
Nelle sue ire non conosce misura: gli insulti si sprecano e le espressioni più volgari e triviali vengono profferite senza riguardo per chi ascolta, sebbene egli sia un uomo raffinato (The Reef)

E ancora:

Il regno di Ade è il luogo che i mistici definiscono la buia notte dell’anima. Lo spettro della morte conduce ad Ade, la morte a tutti i livelli, fisica e non fisica, anche di un rapporto, di un modo di essere, di un proposito, di una speranza, di un significato. Il suo regno è l’inconscio personale e collettivo;lì vivono i ricordi, i

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Statua di Ade al teatro di Hierapolis

pensieri e i sentimenti che abbiamo rimosso, tutto ciò che è troppo doloroso o troppo vergognoso, o che altri giudicano inaccettabile per permettere che si manifesti.. Per natura gli piace vivere solo, senza essere notato o importunato, è una persona “senza aspetto”, quindi spesso invisibile agli occhi degli altri, che non colgono le ricchezze sotterranee di cui è dotato, può quindi vivere ai margini della società.
E’ l’archetipo che spinge a riconoscere istintivamente, visceralmente ciò che non piace e non si desidera.
Il suo talento speciale è svolgere un lavoro profondo. Severo, inesorabile, inflessibilmente giusto, irrevocabile nei suoi decreti, vive tendenzialmente solo nel suo mondo interiore. Le sue frasi tipiche sono “lasciatemi in pace” “voglio stare da solo”. E’ l’archetipo degli uomini o delle donne che si ritirano in solitudine, senza curarsi e senza accorgersi di quel che accade nel mondo, conducendo un’esistenza da eremita.(Il cerchio delle Lupe)


Buio, profondità, solitudine sono anche gli attributi caratterizzanti dell’Eremita, il  nono degli Arcani maggiori dei Tarocchi, che sembra avere riassorbito e trasformato l’iconografia legata al filosofo cinico   Diogene di Sinope, che come ben ci mostra la arcano-09-eremita-wirth-tarocchiltradizione aneddotica, in particolare quella raccolta da Diogene Laerzio, quanto ad insocievolezza non  era davvero secondo a nessuno. Di notevole interesse, in particolare, l’elemento della lanterna , che il filosofo  secondo la tradizione, portava accesa in pieno giorno alla ricerca -vana?- di un uomo moralmente integro, e che nella raffigurazione dell’Eremita diviene simbolo di un percorso di conoscenza la cui valenza esoterica e sapienziale  è stata abbondantemente e diversamente indagata, nonché variamente ricondotta all’eresia catara ( e alla consonanza di quest’ultima con molti dei principi propri dei Fedeli d’Amore, ad esempio da Guido Araldo nel suo Dante e l’albero della vita ; si vedano  in particolare, le pp.17-19, e qui sotto, le  note a margine)

L’eremita si muove essenzialmente nell’oscurità, nella mancata certezza di raggiungere la verità che egli cerca ma che è possibile cogliere  solo con l’acume di uno sguardo abituato alla contemplazione introspettiva, e che sia disposto a sacrificare per questo la compagnia degli uomini, morendo dunque per il mondo (formula che peraltro indica, accompagnata da apposito rituale, la monacazione negli ordini religiosi):

L’ “ambiente buio” indica che l’ Eremita è colui che si è distaccato dai “comuni” riferimenti (luoghi comuni mai realmente compresi-analizzati dai più ma comunemente considerate “verità” di riferimento) . Mentre l’ “uomo comune” ha “vie rischiarate” dai “neon pubblicitari” dei “luoghi comuni” l’ Eremita , distaccatosi da questo , procede (osserva e ricerca) indipendentemente alla ricerca della “vera luce” della Conoscenza (attraverso il proprio esperire) . Tale “processo-percorso” di ricerca viene “assolto” (o accompagnato) dalla “fiamma-fuoco” della “lanterna”[…] che indica una continua ed attenta analisi consapevole (ad ogni passo) .[…]L’ Eremita è “avvolto” (coperto-protetto) da un “mantello” al fine di non “disperdere” (senza motivo) la “luce interiore” (del Cuore-Anima) che egli già Ha/E’ . […]Tale “mantello” , con l’ “ambiente buio” indica anche del procedere solitario (e quindi non dispersivo del “confrontarsi” inutilmente) dell’ Eremita che si è (volutamente) isolato dagli “altri” , dai comuni luoghi comuni e dalla “normale” società .( voce dedicata di Wikipedia)

Isolamento, insocievolezza e rinuncia del mondo ci riportano dunque, con moto perfettamente circolare, esattamente da dove siamo partiti, ovvero al Diogene’s Club (il cui nome ora appare ben più pregnante) e al nostro  Holmes senior .Nonché , come annunciato, ad Oscar Wilde.


Cosa c’entra dunque Oscar Wilde con Mycroft Holmes? È quasi unanimemente assodato, tra gli studiosi e gli esperti dell’opera di  Doyle, anzi potremmo ormai dire canonico  il fatto che Wilde, corpulento e raffinato, tanto penetrante quanto incredibilmente indolente,  sia stato il modello images (15)principale, forse il diretto ispiratore del personaggio (è sufficiente rileggere la descrizione sopra citata per vedere come gli si attagli alla perfezione). Arthur Conan Doyle e Oscar Wilde si erano in effetti conosciuti ad un pranzo di lavoro organizzato nell’Agosto del 1889 da Joseph Stoddard,editor della rivista americana Lippicott’s Monthly Magazine,che li aveva entrambi sotto contratto per i diritti delle loro due future opere, rispettivamente la seconda avventura di Sherlock Holmes , The Sign of Four (Il segno dei quattro) e Il ritratto di Dorian Gray, pubblicate entrambe durante l’anno successivo. E’ lo stesso Doyle, nella sua autobiografia  Memories and Adventures (1923), a ricordare l’incontro e l’amicizia nata tra loro, corroborata anche dal comune interesse per lo spiritismo, ma mantenutasi comunque  a distanza via via che la reputazione di Oscar Wilde andava compromettendosi. In realtà, secondo David Mickins (ma anche secondo molti altri), anche lo stesso Sherlock Holmes dovrebbe molto ad Oscar Wilde, evolvendosi, nelle opere successive a A Study in Scarlet,  in” un esteta, un gentiluomo superiore con un tocco di sottile crudeltà”(“Holmes is an aesthete, a superior man with a touch of witty cruelty”). Quanto alla rispondenza di Wilde all’archetipo di Ade( benché non sia naturalmente questo l’unico tratto della sua personalità, come ad esempio suggerito anche qui), appare fin troppo evidente nell’ultima fase della sua vita, quando egli si trova a dover affrontare l’incriminazione e la condanna per omosessualità che gli costerà due anni di reclusione nel carcere di Reading – e che, evidentemente non a caso, genererà  quel capolavoro sublime e straziante che è la lettera all’amato  e infame Lord Alfred Douglas meglio nota con il titolo De profundis  .


RISORSE E NOTE A MARGINE

Traduzioni e corsivi in grassetto nel testo sono miei;

-Il titolo  del post vuole essere – nelle intezioni, almeno, – un gioco di parole tra il Club  e la lanterna ( in inglese lamp ) di Diogene

Per una definizione della psicologia archetipica, ecco la relativa voce dell’Enciclopedia Treccani;

Dell’iconografia  dell’Eremita  Dante si è verosimilmente ricordato nei versi 67-69 di  Purg XXII, in cui Stazio, attribuendo a Virgilio il merito della propria conversione al cristianesimo, ricorre alla similitudine dell’uomo che nell’oscurità fa luce agli altri che lo seguono ma non a sé stesso (ad indicare, forse, simbolicamente, l’insufficienza della sola ragione nel compimento del percorso mistico): 

Facesti come quei che va di notte,
che porta il lume dietro e sé non giova,
ma dopo sé fa le persone dotte

-Noterella numerologico-sincronica: The Greek Interpreter, il racconto in cui come si è detto Mycroft compare  per la prima volta, è appunto il nono della serie, come l’Eremita, abbiamo detto, è il nono degli Arcani. Sono certa che la coincidenza non sia potuta essere in alcun modo intenzionale, ed è per questo tanto più rilevante (in chiave archetipica e di  ammissione dell’esistenza dell’inconscio collettivo);

-L’archetipo di Ade sembra adattarsi perfettamente non soltanto al personaggio di Mycroft, ma anche agli attori che lo hanno impersonato.Marc Gatiss, coautore della serie Sherlock prodotta dalla BBC e ivi interprete del ruolo di  Mycroft,( che compare nelle foto di questo post) in questa intervista rilasciata al giornale inglese Daily Mail , rivela di aver messo molto di sé e della propria storia familiare nel difficile rapporto tra i due fratelli, profondamente legati ma anche divisi da una certa rivalità. Gatiss sarebbe stato infatti oggetto di vessazioni da parte del proprio fratello maggiore, il che avrebbe determinato un percorso di crescita e di emancipazione del sé dall’invisibilità  e dalla segretezza  della propria condizione particolarmente difficile.

Nel documentario della TV Scozzese  Sulle tracce di Sherlock Holmes,   l’attore  Stephen Fry, che ha impersonato Mycroft nel film  Sherlock Holmes- Gioco di ombre  con Robert Downey jr., parla in qualità di più giovane membro della Sherlock Holmes Society of London, dell’incontro e dell’amicizia tra Sir Arthur Conan Doyle e Oscar Wilde, quest’ultimo da lui  magistralmente interpretato nell’ottimo  film di Brian Gilbert  (a ulteriore riprova, se mai ce ne fosse bisogno, che gli asterismi davvero trascendono ogni mio controllo )

 

 

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6 comments

  1. Veramente bello, Dragoval ! L’ ho letto con gusto e piacere nutrendomi della tua sapienza.
    ( e che gusto fuori dal tempo quei personaggi che si celano) . Ne abbiamo molta nostalgia in questi tempi sbracati… Grazie, davvero.

    1. @Renza
      (Premesso che alla parola sapienza sono arrossita di indegnità) Concordo con te: il Diogene’sClub, oggi più che mai, è metafora della resistenza civile e intellettuale, tesa più alla ricerca e alla custodia della conoscenza che non alla sua ostentazione.
      Immeritevole e riconoscente ti ringrazio 🙂

  2. Si, anch’io l’ho letto con grande piacere, ed è vero che sei sapiente! 🙂
    Ora però mi devi spiegare perchè tutte le volte che penso al fratello di Sherlock lo chiamo Microsoft O_o
    Sarà un caso?

    1. @Gabrilu
      Secondo me no 😉
      E non ti nascondo che ho anche fatto ricerche a riguardo, perché anch’io semper hic erro , ma non sono riuscita a trovare nulla. In realtà sono convinta che Bill Gates se la sia risa più di una volta sotto i baffi- che non ha- pensando a quanto ci avrebbero messo a scoprire il suo piccolo calembour 😀
      Un saluto e mille grazie

  3. Clap clap: leggerti è sempre un immenso piacere, che alla fine mi strappa spontaneo l’applauso.. Gli “asterismi” in cielo saranno innumerevoli quanto le stelle, e così quelli letterari, almeno quanto le storie.
    Ma per saperli cogliere, e metterceli sotto il naso, bisogna avere occhio, coraggio e fantasia.
    Evidentemente qualità che non ti mancano…
    Se fossi un editore ti proporrei di raccoglierli in un libro.

  4. @carloesse
    Carissimo Carlo,
    ti ringrazio molto per il tuo apprezzamento (ti ringrazio molto?!? Mi ci sono voluti i sali per riprendermi ;-)), ma temo che eventuali asterismi su commissione mi riuscirebbero malissimo- con trasformazione immediata da furore a cenere, avrebbe detto il Gaddus- e che difficilmente potrebbero avere qualsivoglia rilevanza editoriale
    Il senso ultimo dei miei asterismi è la speranza che, nel loro piccolo-nel loro minimo-,possano ispirarne altri, o quantomeno suscitare l’amore per le storie che raccontano.Come fanno le stelle, quelle vere, da millenni- e completamente gratis.
    Ma tu non potevi farmi complimento migliore.
    Grazie infinite e a presto.

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