Delitto e castigo. Oscar Wilde e Alan Turing

 

Londra come Atene, duemilatrecento anni dopo (circa). Due figure determinanti  nell’identità culturale dell’Occidente colpite a morte  accusate e perseguite per immoralità e corruzione dei giovani, le stesse accuse rivolte a Socrate. Nel cuore stesso della democrazia occidentale.

Quando Oscar Wilde incontra Lord Alfred Douglas nella cittadina di Ruen ha quarantun’anni  ed è uno degli uomini più famosi e acclamati di Londra, vero elegantiae arbiter della buona società londinese. Alfred è un studente ventunenne di Oxford, prossimo alla laurea, poeta della poesia uraniana e già buon conoscitore di Wilde e delle sue opere- ha letto, e non ispirato WildeDouglascome si potrebbe pensare, Il ritratto di Dorian Gray, pubblicato l’anno precedente; ma è anche un giovane viziato, un cocco di mamma dedito prevalentemente al gioco d’azzardo, ai suoi numerosi amanti e soprattutto in perenne conflitto con suo padre, John  Sholto Douglas, nono marchese di Queensberry, severissimo e  futuro acerrimo nemico di Wilde.

Quando i due si conoscono, ad onta della differenza d’età e della difficoltà della loro condizione, non possono evitare di lasciarsi travolgere dalla passione; Oscar, per amore di Alfred, detto “Bosie”, trascura la moglie Constance e i due figli, che pure ama teneramente  (e che gli avevano ispirato, con valenza insospettabilmente profetica la deliziosa storia del Gigante egoista); condivide con Bosie tutto: piaceri, posizione, vita quotidiana; riempie il giovane di regali di ogni sorta e per lui non bada a spese;l’amore lo appaga così pienamente da interferire addirittura con il suo processo creativo e artistico, come egli stesso riconoscerà nel De profundis

Più di tutto, do la colpa a me stesso della totale degradazione morale in cui ti ho permesso di trascinarmi. La base del carattere è la forza di volontà, e la mia è stata totalmente assoggettata alla tua. A dirlo suona grottesco, ma nondimeno è la verità. Quelle scenate continue di cui sembravi avere un bisogno quasi fisico, nelle quali la tua mente e il tuo corpo crescevano distorti e tu diventavi orribile da guardare e da ascoltare; quell’orribile mania che hai ereditato da tuo padre, la mania di scrivere lettere disgustose e rivoltanti; la tua assoluta mancanza di controllo sulle tue emozioni si rivelava  nei tuoi lunghi intervalli di ostinato silenzio, non meno che in attacchi improvvisi di una rabbia quasi epilettica.

Purtroppo il padre di Alfred  è determinato ad interrompere la relazione tra i due ad ogni costo: prima minacciando di diseredare Alfred e di togliergli qualsiasi sussidio economico, poi arrivando alla ferma determinazione di distruggere la vita e la reputazione di Wilde. Il suo primo tentativo, quello di rovinare la prima della commedia L’importanza di chiamarsi Ernesto , non andrà a buon fine poiché Wilde viene a saperlo e fa in modo che il teatro venga circondato dalla polizia, che impedirà al marchese l’ingresso in teatroMa Queensberry non si arrende: ha ormai compreso la natura di Wilde e della sua relazione con suo figlio, e il 18 febbraio lascia all’Albemarle Club, frequentato sia da lui sia da Wilde, un biglietto indirizzato a Wilde su cui era scritto A Oscar Wilde, che si atteggia a somdomita [sic] . Wilde riceverà il biglietto due settimane dopo e immediatamente percepisce la terra che si sgretola sotto i suoi piedi e l’abisso che sta per inghiottirlo: dieci anni prima, infatti, a causa dell’Emendamento Labouchère l’omosessualità era stata dichiarata, secondo la legge britannica, un crimine  punibile con una pena download (20)fino a due anni di reclusione, con o senza lavori forzati.La sera stessa Oscar scrive ad Alfred: «Non vedo altra strada se non il ricorso alla giustizia. Vedo la mia vita interamente rovinata da quest’uomo, La torre d’avorio è attaccata dalla follia.La mia vita giace  a faccia in giù nella sabbia.Non so cosa fare». Il processo che Wilde vorrebbe intentare contro Queensberry è un processo per diffamazione, che sfortunatamente però, verrebbe meno nella sua stessa ragion d’essere stante la realtà dell’accusa rivoltagli. Ma Wilde, a questo punto non ha scelta, anche per le ripetute insistenze di Bosie, che invece di  spingere  Wilde  a  ritirare le accuse contro il padre e partire immediatamente per la Francia, come propone il devoto Robbie Ross, istiga Wilde a continuare,facendo di lui uno strumento della propria privata faida familiare. Si legge ancora nel  De profundis:

Nel momento in cui sarei dovuto rimanere a Londra accettando un saggio consiglio e fermandomi a considerare con calma l’orribile trappola in cui avevo permesso a me stesso di cadere- una trappola per gonzi, come tuo padre la chiama ancora oggi- insistessi che io ti portassi a Monte Carlo, il posto più rivoltante tra quelli creati da Dio sulla Terra, in modo che tu potessi giocare tutto il giorno e tutta la notte, fio a che il casinò rimase aperto. Quanto a me- il baccarat non aveva nessun fascino ai miei occhi-rimasi fuori, da solo. Ti rifiutasti di discutere anche solo per cinque minuti la posizione in cui tu e tuo padre mi avevate messo. Il mio compito era esclusivamente quello di pagare le spese per il tuo alloggio e i tuoi debiti di gioco. La minima allusione all’ordalia che mi attendeva era considerata insopportabile. La nuova marca di champagne che ci era stata raccomandata rivestiva molto più interesse, per te.

Wilde, dunque, il 3 Aprile 1895  affronta l’apertura del processo alla Central Criminal Court, meglio nota come Old Bailey, durante il quale deve difendere la propria opera e la propria condotta dalle accuse di immoralità e corruzione (dove l’avevamo già sentita, questa?): gli vengono infatti rivolte molte domande essenzialmente su Il ritratto di Dorian Gray, incentrato appunto sulla relazioni di uomini maturi con  ragazzi più giovani; e non fu difficile  implicare le relazioni di Wilde con molti altri giovani, e non solo con Alfred. Il suo avvocato, sir Edwin Clarke, gli consiglia di ritirarsi, con la segreta speranza che Wilde approfittasse della sospensione per fuggire- soluzione auspicata, ancora una volta, dallo stesso Robbie Ross-, ma Wilde decise di rimanere, il che determinò  naturalmente il suo arresto. Come Wilde dichiarerà all’equivalente del nostro Corriere della Sera (The Evening News), non avrebbe potuto vincere il processo senza trascinare  Alfred in tribunale  contro suo padre, soluzione ai suoi occhi inammissibile.

Il processo riprende il 26 Aprile (e sir Clarke decide di patrocinare il processo gratuitamente). E qui viene citata una poesia dello stesso Alfred,intitolata «Due amanti» («Two lovers») e terminante con il famosissimo verso «Io sono l’amore che non osa pronunciare il proprio nome» («I am the love that dares not speak its name»), sulla cui natura vengono chieste spiegazioni a Wilde. L’eloquenza con cui Wilde risponde è talmente straordinaria da attirargli l’inconfessabile appoggio del pubblico e della giuria- che infatti non riuscirà a raggiungere un verdetto unanime: parlando di questo amore come lo stesso di Shakespeare e Michelangelo,  definendolo «la forma più nobile di affetto» , Wilde sottolinea tuttavia come questo amore sia  condannato ad essere frainteso ed incompreso dalla società contemporanea, e che dunque per questo non osa pronunciare il proprio nome.

Che Wilde possa vincere, tuttavia, è inammissibile, se non altro per la sua estrema audacia nello sfidare troppo apertamente la società e la morale, oltre che la legge . Quando, il 22 Maggio, il processo si riapre, ancora una volta gli amici implorano Wilde di lasciare il paese, ma il poeta rifiuta dicendo di non volere essere considerato né un codardo né un disertore. Questa volta, ricollegando tutte le prove dei processi precedenti, la giuria non ha dubbi e la punizione è esemplare: due anni di carcere e di lavori forzati, il massimo grado della pena prevista per il reato di omosessualità.Per i due anni in cui Wilde rimarrà chiuso nel carcere i Reading, Bosie non gli farà mai visita, né gli scriverà una sola riga.

WilDouglasEppure, nonostante tutto, la coppia si riunisce quasi  immediatamente, a Rouen, dopo i due anni di pena dell’autore. Ma non a lungo: passati tre mesi, infatti, in seguito all’ennesima lite i due si separeranno definitivamente. È l’inizio del 1898 . Wilde , minato nel fisico e nello spirito dalle sofferenze patite in carcere, oltre che da quest’ultima estrema separazione), ormai povero in canna, Morirà a Parigi,a soli quarantasei anni. all’Hôtel d’Alsace  il 30 Novembre del 1900,  di meningite,  secondo alcuni dovuta alla sifilide, secondo altri alle conseguenze di una grave infezione all’orecchio. Riposa nel Père Lachaise di Parigi, nella tomba commissionata per lui da Robert Ross, le cui ceneri, nel 1950, sono state unite alle sue.


Quando pubblica il suo contributo più importante , On Computable Numbers (Sui numeri computabili; vedi qui sotto Risorse e note a margine), Alan Turing Turing2ha ventiquattro anni. La sua vocazione per la matematica nasce relativamente tardi, e soltanto dopo un lungo tirocinio scientifico orientato verso improbabili esperimenti. Decisivo, per l’interesse di Alan verso la matematica, si rivela l’incontro con il giovane e talentuoso ChristophChristopher Morcomer Morcom, il primo amico di Alan, destinato a rimanere, per dirla con Thomas Bernhard, la persona della sua vita . Christopher, infatti, è un matematico straordinariamente promettente, che inizia Alan ai misteri  dell’astronomia, delle allora  rivoluzionarie teorie scientifiche di Einstein e Schrödinger,  della crittografia e della decifrazione dei codici- e anche  alla scoperta della vita sociale, essendo egli la prima persona degna di interesse per lui. Come si legge infatti nella biografia scritta da Andrew HodgesThe Enigma (dalla cui versione italiana sono state tratte tutte le citazioni qui riportate, in testo e in nota):

Alan e Christopher leggevano anche i libri dell’altro astronomo di Cambridge, Sir James Jeans, pieni anch’essi di sviluppi interamente nuovi. Solo da pochissimo tempo era stato accertato che alcune nebulose erano nubi di gas e di stelle ai margini della Via Lattea, mentre altre erano galassie completamente separate. Il quadro mentale che ora si aveva dell’universo si era espanso di un milione di volte. I due ragazzi discutevano su questi concetti, «di solito – scrive Alan – trovandoci in disaccordo: il che rendeva tutto molto più interessante». Alan teneva con sé «dei pezzi di carta con le idee di Chris scritte a matita, e le mie scritte a penna tutte scarabocchiate

Alan non ci metterà molto a rendersi conto dei propri sentimenti per Christopher, che pure ricambia l’amicizia e avrebbe probabilmente ricambiato molto di più, se solo ne avesse avuto il tempo. La crudeltà della vita si  porta via Christopher nel 1930, vittima della febbre bovina, all’indomani della vittoria della borsa di studio per il Trinity College a Cambridge . Alan , per quanto probabilmente distrutto, non lascia trapelare apertamente nulla dei propri sentimenti, e rimane in profondi rapporti con la signora Morcom, teorizzando peraltro anche la possibilità di una sopravvivenza dell’anima dopo la morte, ma soprattutto si assume il compito di continuare  il lavoro di Christopher, di raccoglierne l’eredità intellettuale.

Cara Mrs Morcom,
voglio dirle quanto sono addolorato per Chris. Per tutto l’anno scorso ho lavorato con lui di continuo, e sono sicuro che non avrei potuto trovare mai un altro compagno di intelligenza così brillante e al tempo stesso tanto accattivante e tanto modesto. L’interesse che mettevo nel mio lavoro, per esempio in astronomia (che è stato lui a farmi conoscere), io lo consideravo come qualcosa da dividere con lui, e credo che anche lui sentisse un po’ la stessa cosa nei miei riguardi. Ora quell’interesse se n’è in parte andato, ma so che nel mio lavoro dovrò mettere, se non lo stesso interesse, la stessa energia che metterei se lui fosse vivo, perché questa è la cosa che lui vorrebbe da me. Sono certo che per lei nessuna perdita potrebbe mai essere più grande.
Suo sinceramente, Alan Turing

King'sNell’ambiente del King’s, a Cambridge, Alan non soltanto trova un clima congeniale al proprio carattere e alla propria personalità, ma anche un ambiente aperto che lo protegge e gli permette di assecondare le proprie inclinazioni. Alan non ha mai fatto mistero, né mai si è sentito a disagio nel vivere la propria omosessualità, anche se la sua natura, profondamente selettiva e certo di non facile approccio, lo terrà sempre lontano dagli eccessi dell’esibizionismo. Tuttavia i tempi non erano maturi per vivere la propria condizione en plen air. Nelle successive tappe del proprio percorso professionale dopo l’esperienza di Cambridge, a Princeton, e nella severa Manchester, come del resto già a Bletchley Park, il luogo dove  Alan mise le proprie competenze di criptanalista al servizio dell’intelligence britannica per la decifrazione del codice crittografico su cui si basavano le Enigma tedesche, la figura di Alan costituiva un problema ingombrante e imbarazzante- soprattutto per la sua maniera tutta Joan Clarkeparticolare di vivere la socialità, senza alcun tatto o filtro inibitorio che separasse in qualche modo i suoi pensieri dalle sue parole. Anche il fidanzamento con Joan Clarke, la brillante collega di Bletchey, con conseguente proposta di matrimonio, viene  interrotto dallo stesso Turing, che confessa alla giovane le proprie «tendenze», senza alcuna vergogna. Tra Turing e la Clarke, infatti, era nato un rapporto di complicità ed amicizia, nei quali entrambi si sentivano perfettamente a proprio agio:«quando Alan le diceva che con lei si poteva parlare come si parla a un uomo, non intendeva certo alludere a una qualche grave solennità di rapporti. Al contrario: con lei si sentiva libero d’essere se stesso, e non obbligato a seguire l’etichetta. Ogni volta che faceva un progetto o che gli veniva un’idea per un gioco, ci si buttavano insieme con entusiasmo.[…]La loro amicizia era una gioia per entrambi, tanto era facile e spontanea». Un’amicizia che la rottura del fidanzamento non interromperà, e che farà di Joan Clarke una delle persone più vicine a Turing, sino alla fine.

L’incontro fatale  per Turing (laddove l’aggettivo “fatale” non ha nulla di romantico) avviene tuttavia a Manchester, nel periodo del Natale 1950. Percorrendo le vie dove sapeva di poter  fare gli incontri giusti, Alan si imbatte in Arnold Murray, un diciannovenne di estrazione sociale molto diversa da quella di Alan, che« era in cerca di un’identità, e pensava che il mondo gli dovesse qualcosa di meglio che non passare tutta la vita al gradino più basso della scala. […]. Non era una persona che avesse una sua libertà o una sua coerenza mentale. Sognava un rapporto perfetto con una donna, ma al tempo stesso gli piaceva stare con gli uomini, perché allora non aveva bisogno di recitare una parte. Lo chiamavano «Mary Ann» per via della sua sensibilità e della sua intelligenza, e di questo era ben consapevole: gli uomini del ceto medio gli offrivano cultura e buone mTuring8aniere, e a questo punto del suo sviluppo l’omosessualità gli appariva come una caratteristica propria di quell’élite alla quale sognava di appartenere. Quindi disprezzava chi offriva se stesso semplicemente per denaro». L’incontro occasionale si trasforma presto in una relazione a tutti gli effetti: Arnold si stabilisce da Alan, i due discutono di politica estera e di astronomia, e Alan suona il violino per lui  .Alan vuole vivere con Arnold «come due persone che si vogliono bene», si alza al mattino per preparare la colazione, passando  il tempo a fumare e a discutere. Forse, idealmente, cerca di costruire con Arnold quella vita e quell’intimità di coppia che non ha potuto vivere con Christopher.

Arnold sembra ben felice della piega che le cose stanno prendendo, ma purtroppo tra lui ed Alan c’è una zona d’ombra, riguardante le questioni di denaro. Arnold non vuole essere pagato come un mantenuto, ma di denaro ha un disperato bisogno. Dal portafogli di Alan scompaiono dei soldi (dieci sterline), e Arnold nega a lungo di averli presi prima di ammettere che gli servivano a saldare alcuni vecchi debiti. Alan vorrebbe interrompere la relazione, Arnold  si ripresenta da lui per evitarlo- e per chiedere di nuovo sette sterline.E’ il 21  gennaio . Due giorni dopo, la casa di Alan è visitata dai ladri; i beni sottratti non ammontano a più di cinquanta sterline. Alan sospetta immediatamente di Arnold, il quale farà di tutto per protestare e dimostrare ancora una volta la propria innocenza. Ma sebbene innocente, Arnold non è tuttavia completamente estraneo all’accaduto: aveva infatti parlato di Alan al suo amico Harry,un coetaneo rimasto recentemente disoccupato. Harry gli aveva proposto di mettere a segno un furto insieme a casa di Alan, ma Arnold si era rifiutato .Il giorno dopo, i due si recano insieme alla stazione di polizia di Winslow, e
Alan dichiara di avere sospetti su Harry, ma senza fare il nome di Arnold. La polizia, dal canto suo, era già sulle tracce del giovane, che già aveva precedenti, e che, per cacciarsi fuori dai guai, aveva raccontato alle forze dell’ordine tutto  ciò che sapeva succedesse a casa di Alan. L’emendamento Labouchère sta dunque per mietere un’altra vittima eccellente. Quando gli agenti  Wills e Rimmer si presentano a casa di Alan con l’intenzione di arrestarlo,  dichiarando di «sapere già tutto», il loro bluff, evidente a chiunque, non lo è però per Alan, il quale prontamente stende una relazione meticolosamente  dettagliata- e firmata- delle attività praticate con Arnold, immolandosi dunque consenzientemente sull’altare dell’accusa di gross indecency ( grave indecenza).Lo stesso Arnold, del resto, viene arrestato e costretto a leggere la deposizione di Alan e a redigerne una ancora più dettagliata, che Alan, poi (buon Dio!), giudicherà «tecnicamente esatta». Alan Turing segue degli algoritmi precisi. Come i suoi calcolatori, il decifratore del più impenetrabile codice bellico di ogni tempo è del tutto incapace di mentire, di cifrare il proprio pensiero secondo le più elementari regole del protocollo sociale. Ironia – tragica- della sorte.


L’epilogo della storia è purtroppo tanto noto quanto triste. Il 27 febbraio Alan e Arnold compaiono insieme davanti alla corte di Winslow: per Alan viene predisposta la libertà su cauzione.Il processo  contro Alan e Arnold viene celebrato a Knutsford,  Chestshire, il 31 maro 1952. Il giudice Harrison, non senza naturalmente una meticolosa ricognizione delle deposizioni degli imputati, né tanto meno senza un’altrettanto meticolosa formulazione dei capi d’accusa, decide di evitare ad Alan la prigione «a condizione di sottoporsi a trattamento terapeutico presso un medico qualificato del Reale Ospedale di Manchester». Il trattamento medico qualificato di cui sopra, noto anche come organoterapia, messa a punto da un’equipe di medici a Los Angeles, nel 1940, era una micidiale cura a base di estrogeni, volta ad inibire la libido,  che riduceva i soggetti all’impotenza, aveva gravi effetti sul sistema nervoso e provocava la ginecomastia. Ma quei medici avevano il nobile scopo di «trasformare gli omosessuali in eterosessuali». Con  metodi non troppo  diversi, sottolinea Andrew Hodges, dai loro colleghi nazisti.

Alan si dovrà sottoporre al trattamento per un anno intero,come stabilisce la sua condanna. Seguiranno altri due anni di notevole attività, in cui Alan Turing  sembra lo stesso di sempre, forse più aperto al dialogo con gli altri, alla vita, all’esplorazione di nuove possibilità. In questi due anni intraprende anche un percorso di analisi con uno psicanalista junghiano, Franz Greenbaum, più per interesse verso la logica e le strutture di pensiero che per l’inconscio. Ma l’analisi porta naturalmente alla luce anche le dinamiche familiari sepolte, soprattutto, chiaramente, il rapporto con la madre:«Analizzando quei sogni, Alan fu sorpreso di scoprire che molti di essi avevano un contenuto di ostilità nei confronti della madre, o potevano essere intepretati in quel senso. Nella vita reale i suoi rapporti con lei si erano andati facendo sempre più affettuosi. A ciò aveva contribuito molto la maniera con cui aveva accolto la notizia del processo; sicché, a settant’anni, la signora Turing sentiva che stava diventando la migliore amica di suo figlio. Ma sapeva anche che Alan era ormai condannato per sempre a essere l’«intellettuale mattoide» che lei aveva sempre temuto; e dal canto suo Alan sapeva che la madre non avrebbe mai smesso di occuparsi soprattutto delle posate giuste da mettere a tavola, come se vivesse in un perpetuo mondo di inviti a cena e di mondanità coloniali. Blandi battibecchi continuavano a caratterizzare tutte le visite di Alan a Guildford: «Ma insomma, Alan!» cui seguiva la solita risposta: «Mamma, ti prego, non essere ridicola!»

La mela avvelenata al cianuro trovata sul suo comodino accanto al suo corpo senza vita, l’8 giugno 1954, era un’allusione alla favola di Biancaneve,e dunque in definitiva un messaggio in codice a sua  madre. Ma Ethel Turing, dal canto suo, ha sempre sostenuto la tesi dell’incidente, sostenendo che il figlio avesse avvelenato per errore la mela con le dita sporche di cianuro mentre tentava di placcare un cucchiaino d’argento. Nessuno sa spiegare i motivi del suicidio di Alan, né del resto nulla, nel suo comportamento, lasciava pensare  che nel suo animo si agitasse una simile risoluzione.Può darsi che l’analisi stessa lo avesse reso in qualche modo cosciente dell’inferno che era stato ingiustamente costretto a subire,e che probabilmente, una volta riconosciutane l’enormità, gli sarà parso intollerabile.«Come chiunque altro, […] Alan doveva vivere nel mondo e comunicare con esso. E nel suo amore per i calcolatori si poteva scorgere un aspetto complementare: un’estrema coscienza delle regole e delle convenzioni sociali alle quali era sottoposto. Incerto e perplesso fin dall’infanzia sui suoi doveri più elementari, Alan era staccato due vTuring3olte da quel gioco dell’imitazione che è la vita sociale: una volta come puro scienziato, e un’altra come omosessuale. Le buone maniere, i comitati, gli esami, le interrogazioni, i codici – fossero quelli in cui venivano scritti i messaggi segreti, o quelli fissati per sempre dalla morale – erano tutte cose che minacciavano la sua libertà. Alcune le accettava, ad altre obbediva addirittura con piacere, altre ancora le respingeva; ma di tutte aveva una consapevolezza singolarmente acuta».


MORALE- AVVELENATA – DELLA FAVOLA

Più del processo, più della condanna e più ancora delle tragiche conseguenze sulla vita di entrambi, Oscar Wilde ed Alan Turing appaiono uniti soprattutto da una scelta, quella di non rinnegare la propria identità a nessun costo. Ed è proprio in virtù di questo che a loro è dedicato questo ennesimo, e sul piano tecnico  inutile post. Non tanto per aggiungere qualcosa di nuovo al già noto, quanto piuttosto per avere occasione di ribadire una tesi . Io credo infatti che il termine omosessuale sia intrinsecamente fuorviante e  distragga l’attenzione dal punto fondamentale della questione, che non riguarda- per dirla con Hillman- Afrodite o Eros,la sfera erotica tout- court, quanto piuttosto Psiche, la nostra natura profonda, la nostra anima (sulle implicazioni essenziali dell’amore  per l’anima in quanto processo di proiezione del sé la letteratura psicoanalitica ha versato proverbiali fiumi d’inchiostro, per cui insistere sul tema sarebbe a dir poco superfluo) . Insomma, è Psiche, molto più di Eros- o almeno unita ad Eros- che fa di noi quelli che siamo, che definisce la nostra identità di persone. Ecco perché Turing e Wilde non sono riusciti a mentire ( a rinnegare Bosie, a rinnegare Christopher) . Avrebbero potuto, certo, ma questo sarebbe equivalso a farne i primi censori e carnefici di sé stessi. E a presentarsi agli occhi del mondo come essenzialmente sbagliati, riducendo o evitando forse la pena, ma riconoscendo così implicitamente la giustezza della condanna. Esattamente come Socrate,duemilatrecento anni prima.Sventurata la terra che ha bisogno di eroi.

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« Appena fui messo in prigione alcune persone mi consigliarono di cercare di dimenticare chi fossi. Mai consiglio fu più errato.E’solo prendendo pienamente coscienza di chi sono che ho trovato qualche conforto».


 

RISORSE E NOTE A MARGINE

-Corsivi e grassetti nel testo sono miei ,come pure la traduzione dei brani del De profundis;

Qui  il testo integrale del De profundis  in traduzione italiana  – oltre a numerosi  altri approfondimenti sulla vita e sull’opera di Oscar Wilde;

La scelta del titolo del post è certo amaramente- direi dolorosamente- provocatoria, ma non è determinata soltanto dalla ricerca dell’effetto. Oscar Wilde è stato infatti un ottimo conoscitore di letteratura russa, lettore e recensore di Dostoevskij- di cui egli aveva letto, appunto, Delitto e Castigo e Umiliati e offesi. Non a caso i concetti di espiazione e di colpa , di abiezione  rivestono un ruolo così centrale nel De profundis che forse-dico forse- richiama nel titolo anche i Ricordi dal sottosuolo.

L’articolo del progetto Polymath del Politecnico di Torino dedicato al sistema crittografico Enigma e alla decifrazione dello stesso da parte di Alan Turing e degli altri esperti matematici  coinvolti nel progetto a Bletchey Park;

Una approfondita scheda sui concetti  di computabilità e  algoritmo  in relazione alle macchine di Turing nel contributo di Marcello Frixione (Università  degli studi Roma 3);

-Il sito dedicato ad Alan Turing   creato, curato e aggiornato da Andrew Hodges, del cui sito personale costituisce la sezione più cospicua (e che prevede anche estensioni on line della biografia);

-Non per insistere  come al solito sulle  questioni a me care  di psicologia mitica e archetipi , ma non posso  evitare di riportare questo passaggio della biografia di Andrew Hodges:  [L]’incertezza di fondo nella vita di Alan Turing, quel suo tentennare fra ruoli diversi che più colpiva gli osservatori, non era tanto dovuta a insicurezza sulla sua condizione sociale, ο sulla sua posizione professionale, ο sulla sua sessualità, quanto invece a una esitazione profonda fra due alternative di comportamento: l’adulto e l’infantile. […]Per descrivere un uomo come Alan, con un fisico decisamente atletico, ma con i manierismi e con il modo di muoversi di un goffo e acerbo ragazzino; con improvvisi, sconcertanti salti di umore; che passava dalla più ingenua naturalezza alla più severa autorità; e da momenti di furia compressa e silenziosa a momenti di composta grazia, non stupisce che Lyn Newman ricorresse (pensando anche alle sue qualità di maratoneta) all’immagine di Mercurio. La sua era un’ambivalenza con molti significati a molti livelli: per esempio, a livello intellettuale c’era il rifiuto di lasciarsi definire una volta per tutte dalla sua ormai vecchia reputazione, con quello sconfinamento a quasi quarant’anni in un campo di attività completamente nuovo. E naturalmente c’era nella sua ambivalenza un significato erotico, in reazione alla sua situazione di omosessuale: una situazione in cui i due ruoli di cacciatore e di preda sono più fluidi e più confusi di quanto non accada nei rapporti eterosessuali, e spingono a essere in uno stato di continuo movimento.  L’eterno fanciullo, l’ermafrodito, il messaggero degli dèi dalle ali ai piedi; se a questo aggiungiamo che Alan Turing è anche il padre dell’intelligenza artificiale  alla base della nostra epoca caratterizzata da intossicazione ermetica, il ritratto non potrebbe davvero essere più perfetto. Per un  termine di confronto sulla natura dell’archetipo Hermes, rimando qui

-Sulla verosimiglianza del film The Imitation Game , recente successo cinematografico dichiaratamente ispiratosi alla biografia scritta da Andrew Hodges, molti critici hanno storto il naso, accusando la sceneggiatura di averne tradito lo spirito . In particolare, L.V. Anderson critica lo stravolgimento del carattere di Turing, lasciato virare da  Benedict Cumberbatch, l’attore protagonista, troppo decisamente verso una caratterizzazione quasi autistica, riconducendo dunque Turing ad una versione – poco- riveduta e corretta del suo Sherlock,  [analisi magari condivisibile, ma che forse non tiene in debito conto che il film è, appunto, un film e non un documentario, e deve quindi piegare in qualche modo la materia alle esigenze della drammatizzazione; e che comunque ha il merito indiscusso di aver reso finalmente nota la figura di Alan Turing al grande pubblico, riscattandola da quella sorta di oblio coatto in cui era confinato] .

-Qui sotto il video di   Benedict Cumberbatch nell’intervista condotta per  Reel Pieces, programma  cult  di approfondimento cinematografico condotto da Annette Insdorf , in cui l’attore parla diffusamente- e anche molto sentitamente – della sua ammirazione per Alan Turing, del suo lavoro di analisi e immedesimazione per costruire il personaggio del film e anche del suo profondissimo sdegno per ciò che Alan Turing è stato costretto a  subire. Particolarmente toccante la parte finale dell’intervista, in cui egli racconta di aver avuto davvero  barcollato in un attimo di mancamento nel girare la scena finale del film,in cui Alan Turing, zoppicando, svanisce nell’oscurità sorridendo mentalmente a “Christopher”-la macchina che (nel film) incarnava l’amore della sua vita-  come per dire: “Sto venendo a raggiungerti”.

 

-Come certo tutti voi saprete già, in realtà un segreto omaggio ad Alan Turing e alla sua tragica fine è presente nel nostro quotidiano da quarant’anni, senza alcun sospetto da parte nostra. Qualcuno, infatti,  intelligente, visionario e lungimirante,  ha pensato bene di esprimere la propria gratitudine e il proprio rispetto nei confronti del lavoro Steve Jobspionieristico di Turing nell’ambito dell’intelligenza artificiale, del riconoscimento degli algoritmi e della codifica delle istruzioni (10101010…), in un logo che è oggi il simbolo stesso dell’avanguardia mondiale dello sviluppo informatico, e la cui versione originale, come molti ricorderanno, si presentava così  (qui più dettagli al riguardo):

Apple

 

  • Per quel che vale, io sarei piuttosto incline a credere che il logo della Apple non sia l’unico omaggio in codice alla memoria di Turing. Nella terza puntata della seconda stagione della serie BBC Sherlock, di cui ho avuto già modo di occuparmi- sia pure tangenzialmente, per così dire-qui e altrove, il redivivo Moriarty si presenta in casa di Sherlock  e, gli assicura di dovergli una caduta (alludendo alla scena finale dell’episodio, a sua volta allusione allo scontro tra Sherlock Holmes e Moriarty in The Final Problem )incidendo le iniziali I e U in una mela da lui precedentemente morsa. (IOU in inglese si pronuncia come I owe you, Io te lo devo). Considerati gli intenti e la natura della serie, che sembrerebbero rispondere ad un progetto culturale della BBC molto più ampio volto appunto a combattere l’omofobia,  considerato l’impegno personale in tal senso degli autori Moffat e Gatiss, considerato anche che la serie è andata in onda del 2013, IOUquando l’impegno di Cumberbatch nel ruolo di Turing era già abbondantemente previsto se non già in atto e, considerata (last but non least) l’assoluta  mancanza di necessità narrativa e drammatica della scena,che appare anzi al limite della forzatura, direi che forse una lettura in tal senso potrebbe essere plausibile. Naturalmente, in assenza di riscontri oggettivi, mi assumo la piena responsabilità di quanto ho affermato come lettura del tutto personale, che chiunque è liberissimo di non condividere.; una lettura forse   ispirata dalla natura stessa di questo post, che infine vuole essere nient’altro che un’ennesima, piccolissima, mela col morso.
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9 comments

  1. L’importanza di lottare per la propria identità, a costo di patire delle grosse sofferenze. A costo addirittura della propria vita. Ci hai regalato un post splendido, che oltre a suscitare sdegno e amarezza fa anche capire quanto sia fondamentale il rispetto per Psiche, o meglio per l’Anima di ognuno di noi. Questo saggio me lo metto da parte, potrebbe un giorno servirmi per delle indagini astrologiche 😉

  2. Di Wilde sapevo abbastanza (direi quasi tutto), di Turing invece sapevo solo che era stato colui che era riuscito a decifrare il codice crittografico dei tedeschi. Ed anche a questa parzialissima conoscenza ero arrivata solo per le mie letture dovute al mio a te ben noto interesse per la 2WW.

    Per me dunque Turing era solo (!) uno degli attori — importante, però, per quello che significò il suo lavoro di decodifica) della Seconda Guerra mondiale. Assolutamente nulla sapevo, invece, della sua storia personale, della sua vita privata, del terribile “finale della storia”.
    Ora ci sono il libro e il film.
    Li posseggo entrambi, ma non ho ancora letto il libro e non ho ancora visto il film. Intanto però arriva questo tuo illuminante, accurato ed… appassionato trattatello (trattatello non in senso riduttivo, eh, tengo a precisare) corredato da tanti link per eventualmente approfondire. Post/trattato davero prezioso, del quale non posso che esserti grata (e come me sicuramente molti altri, ne sono certa).
    Certo che ce ne hai dato, di materiale da leggere, eh! 🙂

    1. @Gabrilu
      Trattatello va benissimo, grazie, mi pone quasi alla stregua di Boccaccio, almeno nelle intenzioni, dunque direi che mi posso accontentare ;-).
      Sono certa che, per motivi diversi, libro e film li amerai entrambi.
      Mi sforzo di controllarmi e aspettare con (im)pazienza le tue valutazioni in merito ;-).

  3. Come non apprezzare questo duplice ritratto, così completo e così affascinante che si fa divorare avidamente? Dei due personaggi- per non parlare di Socrate- mi piace sottolineare gli elementi della dignità e dell’ assunzione di responsabilità così lontani dall’ orizzonte di vita odierno. Quanto al film su Turing, confesso che, ignorando gli elementi che i critici evidenziano, mi è piaciuto moltissimo. Soprattutto, l’ interpretazione di Cumberbatch mi ha commosso per la particolare sensibilità intepretativa che riesce a infondere nel personaggio una umanità dolce e indifesa. Ciao.

    1. @Renza
      Anche a me il film su Turing è piaciuto immensamente- mi ha commossa immensamente, soprattutto nel finale-, ma devo purtroppo concordare, almeno in parte, con le critiche, soprattutto dopo la lettura della biografia. Resta il fatto che un film su Turing sia intrinsecamente meritorio, e va riconosciuta a Cumberbatch la sensibilità dimostrata per una giusta causa .
      Ma l’Alan della biografia è un’altra cosa. E’ completamente fuori dagli stereotipi, mentre Cumberbatch- a mio modesto parere- più di una volta sceglie in definitiva soluzioni interpretative forse troppo facili.
      Un carissimo saluto e mille grazie per i tuoi commenti, che si distinguono sempre per sensibilità e delicatezza.

      1. Dragoval, che bei complimenti sai fare! Grazie. Quanto a Turing, naturalmente ti credo e chissà che non riesca a leggere anch’ io la sua biografia. Ricambio il carissimo saluto.

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