Narciso maledetto /1. L’enigma e lo specchio

Narciso

Quando si pensa al mito Narciso, lo si condensa nell’immagine della compiaciuta, fissata autocontemplazione del riflesso di sé, da cui il protagonista appare assolutamente incapace di  distaccarsi; la bellezza del giovane abbaglia anche il lettore, che non cessa di rispecchiarvisi fissamente, come Dorian Gray nel suo quadro (che il romanzo sia una riscrittura del mito non è ovviamente una scoperta, essendo dichiarato esplicitamente, e più volte, dal narratore del romanzo). Si tende dunque a perdere di vista che, nel racconto di Ovidio, la vicenda di Narciso è polarizzata tra due simboli: lo specchio, certo, ma anche l’enigma  dell’oscura profezia pronunciata dall’indovino Tiresia (non a caso presente anche nel mito di Edipo). A lui, dopo la nascita del bellissimo bambino, si rivolge la madre Liriope (ah, queste madri!), ansiosa di sapere se suo figlio conoscerà i giorni della vecchiaia; Tiresia, noto in tutte le città greche per i suoi responsi infallibili ( Ille per Aonias fama celeberrimus urbes /inreprehensa dabat populo responsa petenti), risponde fatidicamente che questo accadrà soltanto  se  il giovane non conoscerà se stesso ( de quo consultus, an esset tempora maturae visurus longa senectae,/ fatidicus vates ‘si se non noverit’ inquit). Appare dunque evidente la connessione del mito di Narciso con la figura ed il culto di Apollo, visto che appunto Gnothi seauton (Conosci te stesso) è l’iscrizione posta sul tempio di Delfi. La profondità della massima sembra inappropriata, per il mito che celebra  vanitas vanitatum; eppure è proprio in questo paradosso che si cela la crudeltà dell’enigma proferito da Tiresia.La bellezza di Narciso sarà la sua maledizione, ed infatti la conoscenza, la scoperta di sé, che è poi sempre la soluzione di ogni enigma, per il giovane non sarà, come è noto, salvifica, ma esiziale .

Da-Vinci_Narcissus

Bottega di Giovanni Antonio Boltraffio, Narciso alla fontana, 1500 ca., London National Gallery

Narciso, naturalmente, non è l’unico ad invaghirsi della propria straordinaria bellezza: tutti i i giovani e le fanciulle si innamorano di lui, e tutti infelicemente, perché egli respinge tutti non giudicandoli degni di sé, non permettendo a nessuno neppure di sfiorarlo (multi illum iuvenes, multae cupiere puellae;/sed fuit in tenera tam dura superbia forma,/nulli illum iuvenes, nullae tetigere puellae). Tra i suoi ammiratori, mentre egli incurante pratica l’arte di Diana scagliando reti per catturare il cervo,mostrandosi più bello che mai, c’è la ninfa Eco: un tempo maestra e signora della parola (era solita intrattenere Giunone con lunghi discorsi per dare a Giove, intrattenutosi con le ninfe sue compagne, il tempo di scappare), viene condannata dall’irascibile regina degli dèi a non poter più parlare per prima,ma soltanto a ripetere le ultime parole che sente. Ed ecco che Narciso, incuriosito, sente un movimento tra i rami e chiede più volte alla creatura nascosta di rivelarsi, di mostrarsi, e vedendosi rimandare le proprie parole, suggerisce di procedere insieme per incontrarsi e abbracciarsi a metà del cammino che li separa. Ma quando Eco, pazza di gioia, gli si fa incontro, ecco che Narciso la rifiuta con disprezzo, dichiarando di preferire la morte piuttosto che concedersi al suo abbraccio (ille fugit fugiensque ‘manus conplexibus aufer! /ante’ ait ‘emoriar, quam sit tibi copia nostri’). Eco, così crudelmente illusa e disprezzata, si nasconde tra i boschi, in una grotta, dove,incapace di

images (7) liberarsi di quell’amore che le è rimasto attaccato addosso, si consuma nel pianto, fino a che di lei non rimangono che la voce e le ossa, prima che anche queste ultime si trasformino in pietra: (spreta latet silvis pudibundaque frondibus ora/protegit et solis ex illo vivit in antris;/sed tamen haeret amor […]; /extenuant vigiles corpus miserabile curae/[…]; vox tantum atque ossa supersunt:/vox manet, ossa ferunt lapidis traxisse figuram.) Ma ecco che, finalmente, qualcuno dei suoi amanti respinti si indigna per tanta crudeltà e si rivolge alla Vergine di Ramnunte (Dike, la Giustizia), affinché anche Narciso si innamori perdutamente e non possa godere della persona amata(‘sic amet ipse licet, sic non potiatur amato!‘). La Vergine ascolta ed esaudisce.

 Su uno specchio d’acqua gelato e limpidissimo, Narciso, affaticato per la caccia, si china per bere e si vede, innamorandosi perdutamente di un’ombra, di una speranza

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Nicholas-Bernhard Lépicié, Narcisse, 1771

inconsistente(spem sine corpore amat, corpus putat esse, quod umbra est.) Solo un velo d’acqua li divide (una distanzadirà poi Montale),che pure è più invalicabile di un oceano. Inizialmente, Narciso non comprende che colui che ama altri non è che una proiezione di sé stesso; ma quando alla fine comprende di amare sé stesso  in un’immagine (iste ego sum: sensi, nec me mea fallit imago), come Eco si lascia consumare dallo strazio, e come Eco,- metafore entrambi di una irriducibile coazione a ripetere -anche dopo morto resta identico a sé stesso, continuando a specchiarsi per l’eternità nelle acque dello Stige.

 


L’autoreferenzialità e l’individualismo imperante, connotazioni preminenti dello Spirito del Tempo della cultura occidentale, hanno ricondotto su questa fabula  l’attenzione di molti psicanalisti e filosofi contemporanei, da  Jacques Lacan a James Hillman, a  Massimo Recalcati . Nell’essenziale contributo di Giovanni Bottiroli (Narciso senza specchio, un esercizio di tri-logica, in La Psicanalisi n.36,2004), Narciso è «colui che non si riflette», «indifferente all’alterità stessa», il cui destino è quello di mostrare, secondo Umberto Curi, il «carattere fondamentalmente intransitivo dell’amore,[ovvero l’] impossibilità di far sì che l’amore passi da un soggetto all’altro: il fatto che esso resti in qualche modo imprigionato, consegnato, racchiuso all’interno del singolo personaggio». La soluzione dell’enigma, o  del paradosso, se si preferisce, risiederebbe dunque  nel fatto che la conoscenza di sé implichi sempre  l’inizio della fine, la consapevolezza della propria vulnerabilità legata alla inevitabilità della scissione- sia pure minima, tra sé e il proprio riflesso: «Conoscendo se stessi si inizia a morire, perché si apprende che l’unità del sé è impossibile. Il mito di Narciso è il mito dell’incontro mancato, della coincidenza impossibile con se stessi».

Queste interpretazioni, dunque, si focalizzano essenzialmente, appunto, sull’enigma e lo specchio, lasciando dunque sullo sfondo, mi sembra, un elemento del mito che a me appare essenziale, ovvero  la solitudine di Narciso e la sua disperata ricerca dell’altro . Quando Eco non si è ancora mostrata, Narciso, al sentire i rumori dei rami, chiede

herman BrANDON, Adrian Kissing 2007

Hermann Brandon, Adrian Kissing, 2007

ansiosamente se c’è qualcuno, e perché questi si ostini a nascondersi a lui;  la cerca, la invoca più volte a venire da lui, in maniera accorata ( ‘ecquis adest?‘[…]/ hic stupet, utque aciem partes dimittit in omnis,/ voce ‘veni!’ magna clamat:[…]./respicit et rursus nullo venientequid’ inquit‘me fugis?'[…]   ‘huc coeamus’» :solo alla vista di lei egli la rifiuta,feroce e categorico  come ha rifiutato tutti gli altri, inconsciamente incolpandola di non essere abbastanza, di non essere ciò che egli sta cercando- e che per sventura troverà nello specchio del lago. Nessun altro  può essere all’altezza di Narciso, perché nessun altro è Narciso; nessuno, dunque, è sufficiente a colmare il suo vuoto, il suo bisogno d’amore.Ma quanto questa condizione sia disperata lo rivela il lamento rivolto alle selve, chiedendo se mai esse, nella loro lunga esperienza di silenziose complici degli amanti, abbiano visto un amante più sfortunato di lui, che ama ciò che vede ma che non può trovarlo da nessuna parte (ecquis, io silvae, crudelius’ inquit ‘amavit?/scitis enim et multis latebra opportuna fuistis./ecquem, cum vestrae tot agantur saecula vitae,/qui sic tabuerit, longo meministis in aevo? /et placet et video; sed quod videoque placetque,/non tamen invenio’. Narciso non potrà mai avere ciò che cerca- non potrà neppure sperare  di trovarlo altrove da sé. E’ condannato alla solitudine- all’esilio dall’umanità (compresa la propria).Narciso è solo  non perché non conosca l’amore, ma perché, forse da sempre pur senza saperlo, ama disperatamente  solo colui che è perfettamente a propria immagine e somiglianza. Finché egli ignora questa verità profonda è salvo; nel momento in cui se ne rende conto, non ha scampo. Da quel momento, letteralmente, è un uomo in ginocchio.L’enigma è risolto.La maledizione, come la profezia, si è compiuta.

James Cochran Narcissus

James Cochran (Jimmy C), Narcissus, olio su tela, 2002

 


RISORSE E NOTE A MARGINE

-Corsivi e grassetti nel testo sono miei

-Il testo originale di Ovidio (Met. III, 338-510)e la traduzione credo attribuibile a Rodolfo Furneri, curatore del sito Mitologia e…dintorni, preziosissimo  repertorio di mitologia greca e di altre risorse legate, nello specifico, all’archeologia e al mito delle terre di Sicilia);

-La lettura del mito di Narciso del sito Fare Anima

-L’importanza del mito di Narciso nella psicanalisi contemporanea è richiamata e sintetizzata nellintervista a Luigi Turinese della rivista bimestrale di cultura e costume  Silmarillon; e approfondita, invece,  nel saggio di Vincenzo Cesareo e Italo Vaccarini L’era del narcisismo , Franco Angeli, 2012

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11 comments

  1. Che meraviglia leggerti. Un bellissimo articolo; chiaro, scorrevole e davvero interessante. Mi sembra di intuire che questo sia solo il primo di una serie di articoli basati sull’interpretazione in chiave psicologica dei miti greci. O almeno, me lo auguro. Ti ringrazio anche per la segnalazione del sito Mitologia e dintorni, che non conoscevo e che ho scoperto ricco di tante valide informazioni. Tornerà utile anche per i miei studi astrologici 😉

    1. @Alessandra
      Come sempre ti ringrazio, innanzitutto. Era molto che pensavo di scrivere a proposito di Narciso, che per un gomitolo di concause ho ritrovato più volte nelle mie riflessioni di questi mesi ,e il cui mito davvero offre una moltitudine inesauribile di chiavi di lettura(il che mi ha fatto rinunciare in anticipo a qualsiasi pretesa di esaustività); e di Narciso vorrei infatti tornare a parlare presto, a mostrarne l’incarnazione pressoché perfetta in due grandi autori della letteratura europea. Più non dirò e scuro so che parlo …… 😉 Sull’interpretazione psicologica dei miti greci…..che dire, ti ringrazio dell’invito, che da fervente hillmaniana quale sono inevitabilmente accoglierò :-).
      Un bacio e grazie ancora
      ps sono felice che tu abbia apprezzato Mitologia e dintorni , certamente una delle risorse più preziose sul tema in lingua italiana (e forse non solo).

  2. Ordunque.
    Mi dichiaro entusiasticamente arruolata nella schiera dei Narcisi 🙂
    Chè se alla fine della fiera il Narciso ci dice che è difficile dialogare con l’Altro… perché nell’Altro non fai che cercare te stesso…beh, dimmi tu chi invece trova che la cosa sia facile.
    Detto questo: ora siamo tutti qui (io certamente) a sbavare nell’attesa dei due Godot che ci hai promesso.

    P.S. Uhm… forse, in questo blog dovrei parlare più paludatamente. Uhm. Prometto che d’ora in poi mi darò una regolata :-/.

    P.P.S. … e ora aspetto anche un corpo a corpo e senza esclusione di colpi tra Narciso e il “mito della caverna” di platonica memoria.
    Già sbavo 🙂

    1. @Gabrilu

      Mon Dieu, non sarò certo io a discettare – seriamente- su un massimo sistema come l’Incontro con l’Altro, sul quale fior di intellettuali si sono espressi.
      Però. A Narciso sarebbe bastato sfiorare lievemente l’acqua con la mano per vedere l’immagine rifrangersi e sparire ed essere dunque costretto a fissare il sguardo su un altro vedendolo, finalmente,animato da una genuina curiositas della conoscenza.
      Ma così, Narciso,non sarebbe più lui.
      Si trasformerebbe in un altro mito. Esattamente come le Metamorfosi di Ovidio si trasformeranno in quelle di Apuleio,
      Narciso, invece, nella volontà ostinata, nella fissazione dell’identico a sé, è l’antitesi di qualsiasi Bildungsroman.
      Ciao e grazie- per quel che posso, vedrò di non mettere la benevola pazienza dei lettori troppo a dura prova 😉

      ps i paludamenti non sono necessari, qui lo stile informale, purché decoroso, è ben accetto,anzi gradito 😉

  3. Cara Dragoval, avevo letto il tuo post -perfetto come sempre- con il solito piacere. Non potendo ovviamente misurarmi con te sulla mitologia volevo buttarla sulla psicologia di massa e sulla sociologia dove sono passabili anche banalità da rubrica divulgativa di massa…
    I fatti mi hanno travolta e da Orlando in poi ( tra parentesi trovo che “Lo sente Orlando che ha la morte addosso” sia un verso di una potenza tragica e straziante) il susseguirsi di avvenimenti folli in questo teatro mondiale mi ha quasi ammutolito. Riprendo la parola e provo a dirti ciò che penso, confusamente. Scrivi : “L’autoreferenzialità e l’individualismo imperante ( sono) connotazioni preminenti dello Spirito del Tempo della cultura occidentale.” Vero, verissimo. Ma a me pare che tra l’ archetipo e la riproduzione di massa del medesimo vi sia una distanza incalcolabile a tutto vantaggio del primo. Narciso preferisce la morte piuttosto che concedersi all’ abbraccio della ninfa Eco, oggi i narcisi, chiusi in sé, la morte la danno a una, molte, moltissime persone, ree di essere diverse da qualche loro idea fondamentalista del mondo. Il matrimonio tra il narcisismo e il neo liberismo che propugna le “ mani libere” mi sembra terribile e, francamente, inarrestabile. Todorov in un suo prezioso libretto “ Chi sono i nemici della democrazia” afferma che se scompare la figura terza ( lo Stato) si ritorna al regno animale e che la tendenza neoliberista si muove in un mondo caratterizzato dall’ oblio dei fini e dalla sacralizzazione dei mezzi.
    E’ una diaspora mentale, uno specchio rotto i cui frammenti sono sparsi e perduti. Bene, la pianto qui con un sincretismo alquanto confuso, di cui vorrai, spero, perdonarmi… Ciao e grazie sempre per i tuoi stimoli sapienti.

  4. @Renza
    Sono io, che, come sempre, ringrazio te per i tuoi contributi.
    Il riferimento a Todorov, già di per sé prezioso,presenta altre chiavi di lettura. Purtroppo temo tu abbia ragione: il figlio di questo matrimonio tra narcisismo e neoliberismo, inevitabile, come tu dici, è il più assoluto nichilismo (il mito di Narciso è evidente espressione del principio del cupio dissolvi ), che poi è alla base di ogni deriva terroristica, anche e soprattutto, paradossalmente, in quello di matrice religiosa (o pseudo-tale); anche se qui, forse, sul piano dell’immaginario mitico a Narciso si sostituisce Sansone, poiché l’obiettivo non è solo morire, ma trascinare con sé all’inferno tutti i Filistei.

  5. Mi permetto di intervenire con alcune riflessioni sul mito che hai descritto nel tuo articolo con così interessanti riferimenti e che stimola in me considerazioni che si spostano nel campo della psicologia. Mi è stato di aiuto leggerti e le cose che scrivo non sono certo delle novità ma mi fa piacere condividerle.
    Narciso e Eco rappresentano la relazione impossibile. Il ri-specchiamento che si cerca nello sguardo dell’altro/a nel mito di Narciso diventa un ripiegamento perché oltre alla conoscenza di sé non si va. In psicopatologia diventa narcisismo il non saper vedere oltre se stessi, l’usare solo l’IO e non il TU.
    Uso il termine ri-specchiamento perché dice la differenza dallo specchio del Narciso – che guarda solo a sé stesso – e intende la capacità di trovare nell’altro aspetti di sé idealizzati e amati che l’altro restituisce in modo da creare relazione. Qualcosa di bello di te l’altro deve ridarti altrimenti non nasce la relazione d’amore.
    Mi fermo qui perché non vorrei invadere il tuo spazio ma lo stimolo che hai dato è molto interessante

    1. @zapgina
      Nessuna invasione, anzi; ogni commento, ampliamento della discussione, o, perché no, anche critica( purché espressa in modo civile, naturalmente) è sempre ben accetta in quanto accende la favilla del dibattito. Il mito di Narciso – come tutti i grandi miti, poi- e così straordinario e così profondamente specchio della nostra contemporaneità che le chiavi di lettura si moltiplicano all’infinito; soprattutto riguardo al narcisismo, e peggio al narcisismo perverso, vera incurabile pandemia delle relazioni dei nostri tempi (e non solo di coppia). Denunciare, mostrare, sensibilizzare: rendere lo schema noto, affinché possa essere riconosciuto e prevenuto adeguatamente dalle tante, troppe Eco che ne finiscono vittima.
      Un saluto e grazie

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