Messaggeri siderali . Piccolo asterismo astronomico

 

«Esistono più cose in cielo e in terra, Orazio, / di quante non ne comprendano le nostre filosofie»:  i notissimi versi di Shakespeare  si rivestono in questi di una pregnanza e di una profondità del tutto nuove (come accade sempre ai grandi classici), grazie all’annuncio della scoperta della stella Trappist e dei sette esopianeti. Eppure nessuno ne avrebbe sospettato la valenza profetica: Solo dieci anni dopo la  composizione dell’Amleto, infatti, Galilei avrebbe orgogliosamente annunciato al mondo la scoperta di «quattro Stelle erranti, da nessun altro prima di noi conosciute né osservate».

Nel 1610 Galilei pubblica il  Sidereus Nuncius (il Messaggero celeste), nel quale appunto vengono annunciate al mondo al mondo le scoperte derivanti dall’osservazione del cielo effettuata grazie a «questo mirabile strumento», ovvero il cannocchiale, tra le quali la più importante, sulla parola dello stesso Galilei, era la scoperta dei satelliti medicei (Io, Europa, Ganimede, Callisto), la cui orbita attorno a Giove dimostrava peraltro, indirettamente, la plausibilità e la verosimiglianza della teoria copernicana:

Ma quello che supera di gran lunga ogni immaginazione, e che principalmente ci ha spinto a farne avvertiti tutti gli Astronomi e Filosofi, è l’aver noi appunto scoperto quattro Stelle erranti, da satelliti-di-giovenessun altro prima di noi conosciute né osservate, le quali, a somiglianza di Venere e di Mercurio intorno al Sole, hanno lor propri periodi intorno a una certa Stella principale del numero di quelle conosciute, e ora la precedono, or la seguono, senza mai allontanarsi da essa fuor dei loro limiti determinati. Le quali cose furono tutte da me ritrovate e osservate or non è molto, mediante un occhiale che io escogitai, illuminato prima dalla divina grazia.

Il riferimento d’obbligo  alla Grazia divina non salverà peraltro il Sidereus Nuncius né il suo autore dalle grinfie dell’Inquisizione: : l’opera sarà infatti messa all’Indice, ma già scagionata dall’accusa di eresia soltanto due anni dopo; tuttavia, la persecuzione contro Galilei sarà messa in atto a seguito delle numerose e ripetute accuse del frate domenicano Tommaso Caccini, che prima lancerà i suoi anatemi dal pulpito di santa Maria Novella contro gli astronomi moderni che sostenevano la teoria eliocentrica, e poi si recherà a Roma per denunciare Galilei al Sant’Uffizio. Si dà il caso che del Tribunale facessero parte uomini di cultura e di scienza, intelligenti ed illuminati, tra i quali il cardinale Roberto Bellarmino, che  credevano non soltanto possibile ma forse necessario conciliare gli assunti delle Sacre Scritture con le moderne acquisizioni scientifiche. La denuncia si risolve quindi, nel 1616, con un’ammonizione, che Galilei ignorerà , rimanendo anzi per altri tre mesi a Roma nel vano tentativo di convincere i giudici e gli alt(r)i prelati della giustezza della teoria eliocentrica, che rimane ai loro occhi «censurabile in filosofia;[e] riguardo alla verità teologica, almeno erronea nella fede».

L’eccessiva fiducia di Galilei nelle proprie capacità seduttive, nella protezione di Bellarmino non meno che nell’inconfutabile evidenza delle «sensate esperienze» e delle «certe dimostrazioni»  faranno sì che,  otto anni dopo, egli muova all’assalto dello stesso pontefice, Urbano VIII, sperando di ottenere da lui la legittimazione della teoria copernicana e osando rispondere finalmente alla  disputatio sulla posizione e sull’immobilità della Terra contro il sistema copernicano ad opera di  Francesco Ingoli, potentissimo segretario della Congregatio de Propaganda Fide scritta con evidente intento provocatorio che a Galilei era stato consigliato prudentemente di ignorare. Nello stesso anno, inizia a lavorare al Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo,  pubblicato poi nel 1632, che costituirà di fatto la sua rovina: l’anno successivo, infatti, ormai settantenne, Galilei dovrà affrontare un terribile processo per eresia, durante il quale sarà torturato, costretto ad abiurare la dottrina copernicana e condannato ad un periodo di detenzione  a discrezione del Sant’Uffizio (che sarà scontato però nelle residenze  dell’ ambasciatore del Granduca di Toscana a Trinità dei Monti e a siena presso la residenza del cardinale Ascanio Piccolomini, in una sorta di arresti domiciliari di lusso). L’ultimo periodo della vita dello scienziato sarà trascorso ad Arcetri, dove Simplicio, Sagredo e Salviati (proptagonisti del Dialogo sopra citato) saranno nuovamente riuniti e impegnati nei Discorsi e dimostrazioni matematiche attorno a due nuove scienze, pubblicato nei Paesi Bassi nel 1638. In quest’opera, nella prefazione de Lo stampatore ai lettori, Galilei esprime la certezza che le sue osservazioni possano spalancare le porte di sviluppi per lui inimmaginabili, grazie al contributo degli ingegni speculativi che da qui prenderanno le mosse:

Di queste due nuove scienzie,piene di proposizioni che in infinito saranno accresciute col progresso del tempo dagl’ingegni specolativi, in questo libro si aprono le prime porte, e con non piccolo numero di proposizioni dimonstrate si addita il progresso e trapasso ad altre infinite, sì come da gl’intelligenti sarà facilmente inteso e riconosciuto.

Il successo dell’opera- dal carattere più propriamente tecnico che non filosofico- sarà straordinario a livello europeo; tra i suoi estimatori, tanto per citarne due a caso, Evangelista Torricelli e Isaac Newton, che com’è noto dallo studio galileiano sui moti violenti (cioè accelerati) ricaverà la  formulazione delle tre leggi della dinamica che portano il suo nome (la prima delle quali è nota anche come principio di Galileo), arrivando poi a formulare il principio di gravitazione universaleche di fatto armonizzerà e giustificherà la teoria copernicana e le orbite ellittiche dei pianeti.


E’ cosa nota che la Storia- o il Destino, o la Sincronicità, come meglio credete- abbia il senso della simmetria. E così, sull‘articolo pubblicato sulla rivista  Nature in cui
orbite-esopianeti-trappist-2l’astronomo Michaël Gillon, a capo di un team di astronomi di Liegi e di altri paesi europei , annuncia di aver fatto ricorso a due telescopi da 60 centimetri,i Transiting Planets and PlanetesImals Small Telescope, (TRAPPIST) uno in Cile e l’altro in Marocco,   e di aver dedotto la scoperta dei sette esopianeti dall’osservazione delle loro fasi attorno alla stella nana di classe M (nana rossa) ,che quasi incredibilmente corrisponde  alle dimensioni del pianeta Giove. Dunque, cinquecento anni dopo, l’esperienza di Galilei si ripete, e Gillon è assurto all’onore di sidereus nuncius del XXI secolo, anche se lo scarno articolo pubblicato non ha certo, devo dire, il respiro e la tensione dell’opera galileiana.Ma tant’è. Ciò che conta  è che entrambe le scoperte siano state ispirate dallo stesso principio, che esistano più cose in cielo e in terra, che è poi metafora stessa della conoscenza scientifica.


RISORSE E NOTE A MARGINE

  • Mi chiedo se, nel rivendicare il primato nella scoperta dei satelliti medicei, Galilei non si sia ricordato dei versi di Purg. I,22-24, quando Dante, sulla spiaggia del Purgatorio, vede in cielo quattro stelle mai viste prima (perché non visibili dall’emisfero boreale, nella cosmologia dantesca quello delle terre emerse ):

I’ mi volsi a man destra, e puosi mente
a l’altro polo, e vidi quattro stelle
non viste mai fuor ch’a la prima gente.

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8 comments

  1. Dunque, arcani mondi aspettano altri ( non noi ovviamente…). Chissà se anche quell’ arcana felicità che a questo nostro mondo sembra sempre più una chimera, un’ utopia. Perdoniamo a Gillon lo scarso respiro, rispetto al grande Galileo. Questi non sono tempi da grandi…. Grazie, Dragoval, per questo tuo respiro, che sempre avvince.

    1. @Renza
      Il pensiero che l’umanità possa un giorno colonizzare altri mondi è, direbbe Borges, un’elegante speranza . Il timore che, per la sua immutabile natura, possa depredare e distruggere qualsiasi luogo raggiunga è supportato dai fatti. Ma per fortuna,èuna preoccupazione che per il momento possiamo allontanare, guardando di notte in cielo arder le stelle lassù, nella stanza smisurata e superba ;-).
      Un bacio, e grazie, come sempre

      1. Eppure, a ben pensarci, oggi almeno una parte del motto Crollalanziano non è più vera, perché ormai sulla terra, proprio grazie al modello di sviluppo dell’umanità la varietà delle cose (animali, piante, ma anche diversità culturali e materiali) si è ridotto e si sta riducendo ancora moltissimo ogni giorno che passa, così che buona parte del nostro sapere serve a conservare la memoria di ciò che abbiamo distrutto. Perciò il buon Guglielmo (o quelli che si sono detti lui) oggi potrebbe(ro) meglio scrivere così:
        «Esistevano più cose in cielo e in terra, Orazio, / di quante non ne comprendano le nostre filosofie»

  2. @viducoli
    Come hai ragione, purtroppo. Con buona pace di tutte quelle frottole politiche su biosostenibilità, ecocompatibilità e simili bugie con un inconsulto numero di sillabe. E’ per questo che, come dicevo a @Renza, non ho fiducia in una eventuale colonizzazione umana dello spazio, visto che purtroppo difficilmente ci andranno soltanto eroi generosi e magnanimi come il capitano Kirk e il suo equipaggio;se qualche forma di vita intelligente ci ascolta, da lassù, sarà bene metterli in guardia dai nostri cavalli di Troia interstellari ( timeo Danaos et dona ferentes ).
    Un saluto e mille grazie
    ps sulle molteplici presunte reali identità del Bardo se ne sono dette tante……io, in particolare propenderei per una ipotesi tra le altre e chissà che un giorno un bell’asterismo non faccia al caso 🙂

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