La sentenza di Sibilla. Petronio, Eliot, Dürenmatt

sibilla_persica«Tu ne quaesieris, scire nefas»;  non chiedere cosa sarà domani, perché saperlo è sventura. Lo sanno bene la Sibilla, la Pizia e le altre loro sorelle,che qui vedremo vecchie, ammalate e stanche di profetizzare ciò che mai è nuovo sotto il sole, e che forse per questo pietosamente confondevano   nel vento, tra le foglie levi ,i loro responsi,  perché «solo la non conoscenza del futuro ci rende sopportabile il presente.» (altro…)

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Gabbiani/2. …..Márai, Benjamin

 Il gabbiano come simbolo della sicurezza nel volare  incontro alla tempesta e gettarsi in picchiata  con istinto suicida ritorna nel  romanzo a cui Sándor Márai inizia a lavorare Maraidopo  Le braci, e che sarà pubblicato nel 1943, quando l’Ungheria è ormai pienamente travolta dalla furia della guerra. Il romanzo però è- con ogni evidenza- ambientato due anni prima, quando il Regno di Ungheria, alleato della Germania nazista, dopo aver invaso la Jugoslavia impadronendosi dei territori della  Bačka  e della Vojvodina (oggi  appartenenti alla Serbia) firma, il 27 giugno, la fatale dichiarazione di guerra contro l’Unione Sovietica, che avrà per il paese conseguenze incalcolabili: l’intera seconda armata dell’esercito ungherese, che si era peraltro astenuta dagli atroci crimini di guerra compiuti dalle truppe tedesche, sarà sterminata nel corso della battaglia di Stalingrado; il tentativo del governo ungherese di prendere contatti con le forze  alleate sarà intercettato dai tedeschi, che nel 1944 invaderanno il paese, deponendo  il reggente del Regno Miklós Horthy  e consegnando successivamente il potere nelle mani di Ferenc Szálasi , capo del partito filonazista delle Croci Frecciate ,a cui seguiranno la persecuzione e la deportazione degli ebrei è poi, un anno dopo, la liberazione (i.e. l’occupazione) da parte delle truppe sovietiche. (altro…)

STORIE D’UN IMPIEGATO. PIRANDELLO E HERMAN MELVILLE

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Il titolo qui proposto, preso ovviamente in prestito- a (s)proposito ma non troppo- dallo splendido album di Fabrizio De André, unisce due autori che non potrebbero essere più diversi e distanti (nello spazio prima ancora che nel tempo), ma che hanno conosciuto entrambi la dolorosa esperienza della declassazione e che hanno saputo fare di due impiegati piccoli piccoli  il simbolo della protesta contro un sistema che schiaccia ogni cosa inesorabile, elevando all’altezza di una condizione tragica  la  loro – e la propria-  miserabile esistenza.

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Gabbiani/1 . Svevo, Čechov……

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I gabbiani, i  signori del mare che vivono «balenando in burrasca», costituiscono un simbolo ricorrente nella letteratura e nella prosa europea del Novecento, come messaggeri della tempesta pronta ad abbattersi  sulle storie e sulla Storia, sul destino dei personaggi  come su quello dei loro autori. (altro…)

RESURREZIONI. LUCANO E CARAVAGGIO

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30 Gesù non era entrato nel villaggio, ma si trovava ancora là dove Marta gli era andata incontro. 31 Allora i Giudei che erano in casa con lei a consolarla, quando videro Maria alzarsi in fretta e uscire, la seguirono pensando: «Va al sepolcro per piangere là». 32 Maria, dunque, quando giunse dov’era Gesù, vistolo si gettò ai suoi piedi dicendo: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!». 33 Gesù allora quando la vide piangere e piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, si commosse profondamente, si turbò e disse: 34 «Dove l’avete posto?». Gli dissero: «Signore, vieni a vedere!». 35 Gesù scoppiò in pianto. 36 Dissero allora i Giudei: «Vedi come lo amava!». 37 Ma alcuni di loro dissero: «Costui che ha aperto gli occhi al cieco non poteva anche far sì che questi non morisse?».
38 Intanto Gesù, ancora profondamente commosso, si recò al sepolcro; era una grotta e contro vi era posta una pietra. 39 Disse Gesù: «Togliete la pietra!». Gli rispose Marta, la sorella del morto: «Signore, già manda cattivo odore, poiché è di quattro giorni». 40 Le disse Gesù: «Non ti ho detto che, se credi, vedrai la gloria di Dio?». 41 Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse: «Padre, ti ringrazio che mi hai ascoltato. 42 Io sapevo che sempre mi dai ascolto, ma l’ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato». 43 E, detto questo, gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!». 44 Il morto uscì, con i piedi e le mani avvolti in bende, e il volto coperto da un sudario. Gesù disse loro: «Scioglietelo e lasciatelo andare».

Questo il racconto della resurrezione di Lazzaro riportato  nel Vangelo di Giovanni (11,1-53), soggetto iconografico tra i più noti e frequentati della tradizione artistica europea  (da Giotto a Tintoretto, dai fiamminghi  a Rembrandt); ma al cospetto della versione di Michelangelo Merisi da Caravaggio- che tutti avrete certo immediatamente riconosciuto- non si può fare a meno di avvertire, rispetto al testo evangelico, una  inafferabile ma irriducibile dissonanza, che lo avvicina invece, insospettatamente, ad un altro testo di resurrezione, diverso e terribile.

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Indovina chi viene a cena. Mozart/ Da Ponte e Charles Dickens

«Don Giovaaaanni/, a cenar teco/ m’invitaaaasti/ e son venuto»:  scommetto che neanche avete fatto in tempo a leggere il titolo del post che già la voce del Convitato di pietra risuona potente al vostro orecchio; tuttavia, il  seduttore impenitente non è l’unico ad aver ricevuto una visita inattesa, che (invano) gli offrirà l’occasione di pentirsi dei suoi peccati e di cambiare vita; anche un altro famoso personaggio vedrà comparire alla sua porta uno spettro che gli offrirà una speranza di redenzione, con un epilogo, fortunatamente per lui, del tutto diverso dalla sorte toccata al dissoluto punito.

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Omnia vicit Amor. George Orwell e Czesław Miłosz

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.Il titolo di questo post, lo dichiaro subito,  è volutamente ingannevole- e il sospetto vi sarà venuto, dato che  questi due immensi autori non sono certo noti per la loro inclinazione al sentimentalismo. Pure,nelle loro opere  entrambi d’amore parlano, e profusamente; quella con il Potere totalitario, soprattutto di matrice sovietica,  è una storia d’amore che nasce dall’odio o che nell’odio si riconverte, e che ci viene raccontata qui in due  tra le sue infinite varianti- l’Amore conosce molte strade- che attraverso un cammino tortuoso, irto di sofferenze e pericoli,  finiscono  per condurre al medesimo epilogo.

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Messaggeri siderali . Piccolo asterismo astronomico

 

«Esistono più cose in cielo e in terra, Orazio, / di quante non ne comprendano le nostre filosofie»:  i notissimi versi di Shakespeare  si rivestono in questi di una pregnanza e di una profondità del tutto nuove (come accade sempre ai grandi classici), grazie all’annuncio della scoperta della stella Trappist e dei sette esopianeti. Eppure nessuno ne avrebbe sospettato la valenza profetica: Solo dieci anni dopo la  composizione dell’Amleto, infatti, Galilei avrebbe orgogliosamente annunciato al mondo la scoperta di «quattro Stelle erranti, da nessun altro prima di noi conosciute né osservate».

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La dannazione degli offesi.Primo Levi e Zygmunt Bauman

Voi che vivete sicurilevi3

nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
il cibo caldo e visi amici:[…]

Meditate che questo è stato:

vi comando queste parole .
Scolpitele nel vostro cuore
stando in casa e andando per via,
coricandovi alzandovi;
ripetetele ai vostri figli .
O vi si sfaccia la casa,
la malattia vi impedisca,
i vostri nati torcano il viso da voi

Ogni anno, quando il 27 Gennaio si ripresenta costringendoci a fare o a rifare per l’ennesima volta i conti con una memoria storica tanto incomprensibile quanto inaccettabile, la tentazione di soprassedere, di scappare, di turarsi gli occhi e le orecchie diventa più forte. Ripercorrere, anche solo nel ruolo di remotissimo poligrafo, le scene e il percorso dell’orrore significa sottoporsi ad una violenza (anche perché di questo orrore si ha la sventura di scoprire particolari sempre nuovi, e sempre più agghiaccianti, in una spirale infinitadownload-8 di atrocità). Ma il monito di Primo Levi fa del mantenere viva la memoria e aperti gli occhi un comandamento ineludibile, per di più in considerazione del fatto che  il rilievo e la risonanza pubblica che a partire dagli anni Settanta è stata concessa ai teorici del negazionismo lo abbiano spinto al suicidio; e dunque ancora una volta, quest’anno come negli anni a venire, accendiamo idealmente la nostra candela in memoria delle vittime, portando avanti comunque, come segno di resistenza civile, il nostro sforzo di tentare una comprensione impossibile. (altro…)

La Bella, la Bestia e l’Asino. Quella favola de « I Promessi Sposi»

Certamente a tutti sarà capitato i notare che, curiosamente, quando pensiamo a I Promessi Sposi, difficilmente i primi personaggi ad affacciarsi alla nostra mente saranno i due protagonisti. Anzi, Renzo 1319388613e Lucia mantengono per tutta la lunghezza  del romanzo un carattere quasi inafferrabile, nonostante li seguiamo puntualmente nelle loro vicende (il sopruso di don Rodrigo,il mancato matrimonio, la notte degli imbrogli, l’arrivo di Renzo a Milano, il rifugio di Lucia in convento, la rivolta dei forni, la fuga di Renzo e il rapimento di Lucia, la peste, il lazzaretto e il matrimonio) e siamo anche messi continuamente al corrente dei loro pensieri. Eppure, le immagini che per prime si affacciano alla mente quando pensiamo al romanzo non sono le loro. Sono, verosimilmente, i ritratti di Padre Cristoforo, di Gertrude, e forse, più ancora di tutti, dell’Innominato.Senza contare che anche se tecnicamente i due giovani vengono separati, e dovranno affrontare mille peripezie prima di ritrovarsi e poter felicemente convolare a giuste nozze, la storia di Renzo e Lucia non ha nulla dello stereotipo romantico, mostrando invece un realismo sano e pragmatico, un affetto sincero ma schivo e ruvido.  Escludendo evidentemente che Manzoni abbia peccato di imperizia nel rendere personaggi a rigore  secondari più memorabili ed esemplari dei protagonisti,val forse la pena di provare ad immaginare una risposta diversa. Avanti, dunque,se ne avrete la pazienza, con la speranza che questa lettura della fabula manzoniana non vi dispiaccia troppo.

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