James Hillman

Narciso maledetto /1. L’enigma e lo specchio

Narciso

Quando si pensa al mito Narciso, lo si condensa nell’immagine della compiaciuta, fissata autocontemplazione del riflesso di sé, da cui il protagonista appare assolutamente incapace di  distaccarsi; la bellezza del giovane abbaglia anche il lettore, che non cessa di rispecchiarvisi fissamente, come Dorian Gray nel suo quadro (che il romanzo sia una riscrittura del mito non è ovviamente una scoperta, essendo dichiarato esplicitamente, e più volte, dal narratore del romanzo). Si tende dunque a perdere di vista che, nel racconto di Ovidio, la vicenda di Narciso è polarizzata tra due simboli: lo specchio, certo, ma anche l’enigma  dell’oscura profezia pronunciata dall’indovino Tiresia (non a caso presente anche nel mito di Edipo). A lui, dopo la nascita del bellissimo bambino, si rivolge la madre Liriope (ah, queste madri!), ansiosa di sapere se suo figlio conoscerà i giorni della vecchiaia; Tiresia, noto in tutte le città greche per i suoi responsi infallibili ( Ille per Aonias fama celeberrimus urbes /inreprehensa dabat populo responsa petenti), risponde fatidicamente che questo accadrà soltanto  se  il giovane non conoscerà se stesso ( de quo consultus, an esset tempora maturae visurus longa senectae,/ fatidicus vates ‘si se non noverit’ inquit). Appare dunque evidente la connessione del mito di Narciso con la figura ed il culto di Apollo, visto che appunto Gnothi seauton (Conosci te stesso) è l’iscrizione posta sul tempio di Delfi. La profondità della massima sembra inappropriata, per il mito che celebra  vanitas vanitatum; eppure è proprio in questo paradosso che si cela la crudeltà dell’enigma proferito da Tiresia.La bellezza di Narciso sarà la sua maledizione, ed infatti la conoscenza, la scoperta di sé, che è poi sempre la soluzione di ogni enigma, per il giovane non sarà, come è noto, salvifica, ma esiziale .

(altro…)

Annunci

Diogene’s Cl(L)ub(amp). Mitografia di Sherlock Holmes/2

 

Le mitografie possibili nella saga di Sherlock Holmes  non si limitano alla figura del protagonista  e di John Watson. Un altro personaggio a tale riguardo estremamente interessante è Mycroft Holmes, il fratello invisibile e quasi ignoto di Sherlock, che  con la sua insensibilità, il suo amore per l’ombra, la segretezza e l’importanza del lavoroche svolge risponde pienamente all’archetipo di un’ altra divinità invisibile.

[Se mentre state leggendo la vostra attenzione è disturbata dall’assillante domanda su che cosa c’entri Oscar Wilde, che tutti avrete certamente riconosciuto, così piazzato lì in bella vista,  non posso che rassicurarvi sul fatto che se avrete la pazienza di leggere il resto del post scoprirete che qualcosa c’entra, fidatevi]

(altro…)

Eros, Psiche e San Valentino. Storia minima dell’amore nella cultura occidentale

 download (1)

images (4)

Come ogni 14 Febbraio, oggi c’è chi ride e c’è chi piange. A ridere – cioè, dantescamente, a splendere di luce-, sono gli innamorati persi negli occhi e tra i baci dell’amato; nonché i gestori di bar, pasticcerie, profumerie e gioiellerie, che in questi giorni vedono  allontanarsi  di qualche pasimages (1)so il famelico spettro della crisi. A piangere, in alcuni casi anche a disperarsi, sono invece i single per scelta di un altro, che non ricambia i loro sentimenti o li ha magari abbandonati (per risparmiare sul regalo?!?…….), e che mai come oggi, ancor peggio che a Natale, si sentono degradati a rifiuti umani, risucchiati da un gorgo di solitudine e di inadeguatezza che minaccia di triturarli. A loro dunque,è dedicato a questo post, perché abbiano la consolazione di sapere almeno a chi debbono- a chi dobbiamo-  l'<i> invenzione </i> dell’ amore così come lo conosciamo, e la sua centralità assoluta nella cultura occidentale: all’incontro di Eros e Psiche.

(altro…)

Pueri aeterni. Hillman, James, Mann

images (20)

Bjorn Andrésen (Tadzjo) in Morte a Venezia di Luchino Visconti (1971

hillman

James Hillman

 Nel suo saggio Puer e Senex ( in edizione italiana nel volume Puer aeternus,Adelphi 1999), James Hillman analizza gli aspetti dell’archetipo  junghiano del puer, ovvero della parte infantile della divinità: intelligente, amante degli scherzi, vivace e imprevedibile ma anche  inafferrabile e distante, amato da tutti ma incapace di amare, dunque condannato- paradossalmente- alla solitudine.Le sue principali incarnazioni sono Ermes ed Eros (ma anche Narciso e Icaro). Il puer aeternus è, per definizione, fuori dal tempo, inalterabile, e non conosce il mutamento della discesa, cioè della crescita: è al di fuori dei confini del regno di Cronos, cioè di Saturno, il vecchio re malato e prossimo alla morte; eppure entrambi, secondo Hillman, danno vita ad un archetipo bifronte, in una sorta di coincidentia oppositorum la cui distinzione sarebbe esclusivamente frutto della nostra modalità conoscitiva critica (che non può fare a meno, cioè, di categorizzare e distinguere).

download (19)

Thomas Mann

henry_james_micro

Henry James

Sub specie archetypi  proporremo dunque qui l’analisi di due notissime opere di Thomas Mann ed Henry James: Morte a Venezia Giro di vite.

(altro…)