Hannah Arendt

Essere-per-la-morte. Arendt, Todorov , Di Cesare

MV5BMTUwOTc1ODgxM15BMl5BanBnXkFtZTgwODk0MDgwODE@._V1_SY1000_CR006901000_AL_Sei milioni di ebrei, sei milioni di esseri umani sono stati condotti a morire, senza potersi difendere e, nella maggior parte dei casi, senza averne il minimo sospetto. Il metodo utilizzato fu l’accumulazione del terrore. Dapprima ci furono l’abbandono calcolato, le privazioni e l’umiliazione, allorché coloro che erano di debole costituzione fisica morivano insieme con quelli che erano abbastanza forti e ribelli per togliersi la vita. In seguito venne la fame, a cui si aggiunse il lavoro forzato, quando le persone morivano a migliaia, ma a intervalli diversi di tempo a seconda della loro resistenza. Poi vennero le fabbriche della morte e tutti morirono insieme: giovani e vecchi, deboli e forti, malati e sani. Morirono non come individui, non come uomini e donne, bambini o adulti, ragazzi o ragazze, buoni o cattivi, belli o brutti, ma furono ridotti al minimo denominatore comune della vita organica, sprofondati nell’abisso piú cupo dell’eguaglianza primaria. Morirono come bestiame, come cose che non avevano né corpo né anima e nemmeno un volto su cui la morte avrebbe potuto apporre il suo sigillo.È in questa eguaglianza mostruosa, senza fraternità né umanità (…), che si scorge, come riflessa in uno specchio, limmagine dell’inferno.

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Disumanar e organizzar: i tedeschi e lo sterminio.Elias Canetti e Hannah Arendt

Arendt2  Elias Canetti

 Se esiste una remota possibilità di comprendere le dinamiche poste in atto nell’ascesa del totalitarismo nazista e del suo corollario di orrori, non dovremo pretendere nulla di meno delle  relative analisi di Elias Canetti e Hannah Arendt. I due  autori,  per spiegare la mostruosa anomalia del coinvolgimento del popolo tedesco- e non solo dei corpi di polizia nazisti- nella segregazione e nello sterminio degli ebrei concordano comunque sull’importanza del fattore economico nell’ascesa del nazionalsocialismo e nel progressivo annullamento (o meglio, nella progressiva diluizione) dell’ individuo medio nella massa (concetto fondamentale alla base di Massa e potere  come de Le origini del totalitarismo).

Secondo Elias Canetti l’accanimento progressivo contro gli ebrei fino al loro totale misconoscimento come esseri umani e -conseguentemente-alla soluzione finale del problema non è altro che un rovesciamento del processo di umiliazione e schiacciamento subito dal popolo tedesco e direttamente connesso alla svalutazione del marco e dell’inflazione incontrollabile  negli anni della repubblica di Weimar,

Per Hannah Arendt  (Colpa organizzata e responsabilità universale, in Archivio Arendt I, 1930-1948; cfr sotto, in risorse e note a margine) la causa è da ricercare nell’intelligenza diabolica di Himmler, che seppe far leva sulle paure e sulle insicurezze del buon padre di famiglia ,ovvero del tedesco medio, per spingerlo a trasformarsi in ingranaggio della macchina sterminatrice in nome della sicurezza e della stabilità economica e sociale della propria famiglia . La Arendt insiste inoltre sulla sola condizione non scritta implicitamente richiesta da questi individui: la assoluta deresponsabilizzazione di quanto sarebbe accaduto grazie al perfetto ingranaggio gerarchico e burocratico. La responsabilità individuale  si diluisce completamente nella responsabilità universale; ed è per questo che, secondo la Arendt, gli esecutori  si sentono incolpevoli, come grottescamente dimostra l’intervista riportata all’inizio del testo citato più avanti.

Entrambi concludono dunque che quanto accaduto non è da imputare all’intrinseca malvagità del popolo tedesco, quanto piuttosto alle condizioni assolutamente eccezionali in cui venne a trovarsi la Germania dopo Versailles: una nazione umiliata e offesa, ridotta sul lastrico, ansiosa di rivalsa e di riscatto. Perfetto terreno di coltura per il nazismo e i suoi deliri ideologici.

Voglio comunque concludere, prima di lasciarvi alla lettura dei testi, che questo contributo non pretende certo di avere carattere definitivo  e che tutte le  spiegazioni  teoriche, pur  illuminanti e convincenti (in particolare, per quanto mi riguarda, l’analisi di Canetti), non riusciranno comunque a dare ragione dello scarto infinito esistente tra il dire e il fare e di come questo sia stato completamente, assolutamente e ripetutamente azzerato nel commettere quelle atrocità accuratamente pianificate a tavolino.

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Una segreta simmetria/1. Sabina Spielrein e Hannah Arendt

Il titolo di questo post costituisce un omaggio al lavoro di Aldo Carotenuto, Diario di una segreta simmetriagrazie al quale la vita, l’opera e l’importante contributo di Sabina Spielrein alle teorie di Jung e Freud  sono stati giustamente sottratti all’oblio e riportati alla luce.

Ciò che invece mi ha sorpresa è stato l’estendersi  di una simmetria, più che segreta quasi perfetta, della relazione Spielrein Jung in quella, a

ssai più nota, tra Hannah Arendt e Martin Heidegger.Non sarà difficile notare, infatti, è non certo per mero gusto di pettegolezzo storico, le profonde affinità che intercorrono nelle dinamiche di queste relazioni e che andranno ad influire ovviamente anche sullo sviluppo del lavoro teorico di entrambe.

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